Si chiama European Automobile Manufacturers’ Association – o Acea – e come il nome lascia intuire porta avanti (e davanti ai legislatori) le istanze dei costruttori automobilistici del Vecchio continente. Ma a dispetto dell’acronimo la rappresentanza rischia a detta di alcuni di diventare sempre meno europea. Soprattutto se dovesse aprire le sue porte anche al colosso cinese Byd, che ha avanzato formalmente l’istanza per entrare a farne parte.
BYD VUOLE ENTRARE NELLA PRINCIPALE LOBBY EUROPEA D’AUTO
Mossa dovuta, come atto dovuto sarà accoglierla, dal momento che il ramo europeo di Byd guidato dall’italiano Alfredo Altavilla sarà protagonista di caratura del mercato, avendo peraltro intenzione di aprire su suolo comunitario alcuni impianti (al momento in Ungheria) che faranno il paio con quelli posizionati strategicamente alle porte dell’Europa, in Turchia.
La domanda che Byd ha avanzato all’Associazione ha comprensibilmente sollevato più di un sopracciglio, tanto più considerato che finora i marchi europei hanno giocato in difesa rispetto alle rivali cinesi. La Ue stessa ha blindato il mercato aumentando i dazi nei confronti delle auto elettriche cinesi. Per questo l’arrivo di Byd può essere letto come il tentativo dei cinesi di adulterare la composizione del consesso a loro favore.
LA CINA È GIÀ PRESENTE NELL’ACEA
Uno scenario che non può essere escluso a priori, ma nell’ipotizzarlo si devono tenere in considerazione altri elementi. Anzitutto, l’associazione oggi rappresenta 17 marchi che hanno sì industrie su suolo europeo, ma alcuni hanno comunque cervello e cuore altrove. Per fare qualche esempio, a quel tavolo siedono le giapponesi Toyota, Honda e Nissan, la sudcoreana Hyundai, l’americana Ford.
Ma soprattutto in modo più o meno carsico gli interessi cinesi in realtà erano già portati avanti da alcuni dei presenti. Dietro alla svedese Volvo ci sono per esempio i cinesi di Geely e sempre loro hanno una partecipazione significativa, superiore al 9 per cento, in Mercedes-Benz che con Ola Kallenius oggi dirige proprio Acea. Non si dimentichi poi che Geely ha in mano “metà” marchio Smart, sempre condiviso con la Stella a tre punte e il marchio britannico Lotus, entrambi comunque assenti dall’Acea e porta avanti partnership strategiche con Renault sul fronte endotermico (la divisione Horse che sarebbe dovuta essere gemella ad Ampere, prematuramente spenta dalla nuova dirigenza).
Stellantis ha acquistato parte di Leapmotor e fondato una jv con la startup cinese per esportarla ai quattro angoli del globo, Europa inclusa. E secondo voci di corridoio sempre più insistenti sarebbe pronta a stringere accordi analoghi con altri marchi, sempre del Dragone, anche per far usare loro i propri stabilimenti europei attualmente in crisi e in cassa integrazione. Volkswagen poi ha sempre avuto forti interessi in Cina e non a caso si era battuta strenuamente contro i dazi decisi a Bruxelles.
Si può insomma dire che un po’ di Cina fosse già presente nell’Acea. Tuttavia è innegabile che con l’ingresso di Byd gli equilibri rischino ora di mutare. E non a favore delle Case europee.







