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Piccole gigafactory crescono? Dove sono in Europa e quanti posti di lavoro creano

Italvolt Gigafactory Europa Italvolt StoreDot

L’Europa potrebbe perdere la sua crucialità nel campo automotive se non costruirà abbastanza gigafactory. Quante sono e dove si investe per realizzarle?

Le gigafactory d’Europa saranno la casa della ventura mobilità elettrica, in gran parte frutto di diverse e inedite alleanze tra marchi storici e startup innovative. Al momento il Vecchio continente non è messo benissimo, nonostante molti Paesi, come la Francia, la Spagna e la Germania, stiano destinando risorse importanti, anche dei rispettivi PNRR, per la loro costruzione. Nel 2022 qualcosa si è mosso. L’anno, del resto, si era aperto con l’annuncio di due progetti affini: il primo nel Nord della Francia, a Dunkerque, finora celebre per l’omonima battaglia. Ospiterà in un’area di 150 ettari il frutto della partnership tra Renault e Verkor, startup partecipata dalle multinazionali Schneider Electric, Capgemini e Arkema e dal governo francese.

gigafactory europa

La stessa Renault, peraltro, ha partecipazioni in Verkor. Nell’immediato, il progetto prevede investimenti per 2,5 miliardi di euro e la creazione di 1.200 posti di lavoro diretti e 3 mila indiretti. L’obiettivo è aprire entro il 2025. Stessa data per la gigafactory svedese di Göteborg che vedrà collaborare, da un lato, Volvo e la sua divisione di auto sportive ed EV Polestar, dall’altra Northvolt. L’obiettivo è un impianto che creerà fino a 3.000 posti di lavoro e avrà una capacità produttiva fino a 50 GWh,

E IN ITALIA?

Eppur si muove. È stato ormai siglato l’accordo tra Stellantis e il Governo per la realizzazione a Termoli della terza gigafactory del Gruppo che tra i 14 marchi comprende pure l’ex Fiat, in Europa. L’azienda metterà sul piatto un investimento di circa due miliardi e mezzo a fronte di 370 milioni che dovrebbero essere garantiti dallo Stato. Lo stabilimento di Termoli oggi conta 2.400 addetti e una produzione media di soli 360mila motori l’anno.

C’è poi, ma è ancora tutta da definire, la gigafactory che potrebbe essere edificata a Scarmagno, alle porte di Ivrea. La vorrebbe realizzare Italvolt, dell’imprenditore svedese Lars Carlstrom, che sul piatto mette 4 miliardi. Potrebbe diventare la dodicesima gigafactory al mondo per dimensioni: ben 300 mila metri quadrati di superficie occupata, 4 mila lavoratori impiegati direttamente e fino a 10 mila nuovi posti di lavoro nell’indotto. Inizialmente, avrà una capacità iniziale di 45 GWh, che a regime potrà raggiungere i 70 GWh.

Nei giorni scorsi c’era stato un corteggiamento tra il neo ministro alle Infrastrutture italiano Matteo Salvini ed Elon Musk col leader del Carroccio che, dopo aver espresso parole di stima nei confronti dell’imprenditore (“mi piacerebbe che potesse lavorare di più con l’Italia e in Italia. So che ha avuto problemi con lo sbarco in Germania”), si è anche detto pronto a creare un polo per attrarre investimenti esteri: “come Mit mi piacerà creare un polo di attrazione di investimenti e capitali stranieri che diventi un punto di riferimento per l’innovazione”. Velocissima la risposta di Musk, attraverso il suo Twitter: “Parole gentili da parte sua. Non vedo l’ora di incontrarci”. Al momento comunque Tesla guarda al Messico ed è sotto la scure di possibili tagli al personale.

Pare invece destinato a risolversi in una bolla di sapone il progetto di Silk-Faw,  joint venture sino-americana che intendeva trasferirsi in Emilia per produrre hypercar totalmente elettriche. Un progetto da 1 miliardo di euro che dovrebbe creare tra i 1500 e i 3000 posti di lavoro, accolto a braccia aperte dalla politica, a tutti i livelli, almeno fino a quando non sono aumentati i dubbi sulle reali intenzioni di realizzarlo da parte della jv, che ha iniziato a fare melina.

GIGAFACTORY D’EUROPA, CHI INVESTE E DOVE

Come qui su Start abbiamo documentato in più occasioni, Paesi come la Spagna, la Francia e la Germania da tempo hanno concentrato energie e risorse per attrarre gigafactory legate alla mobilità elettrica. Più nel dettaglio scende un recente report Uilm realizzato da EStà .

COSA FA LA GERMANIA

Partiamo dalla locomotiva d’Europa: la Germania “uno degli Stati europei più interessanti da questo punto di vista in quanto preparata alla transizione climatica ed economica della mobilità elettrica sin dal 2009, con “Electromobility Act” volto ad accelerare la ricerca e lo sviluppo dei veicoli elettrici a batteria e la loro preparazione e introduzione sul mercato tedesco con il supporto di incentivi”, si legge nello studio di EStà. “Questa strategia, e il programma di incentivi di riferimento, viene rinnovato in continuazione, posizionando la Germania come uno dei paesi europei con maggiore ricerca e sviluppo nel settore. Questo paese infatti, tende ad anticipare i target e le politiche europee sul tema, come dimostra la “Climate Change Act”, approvata dal Governo Federale nel Giugno 2021 che prevede una accelerazione dei tempi dettati dalla Legge Climatica Europea: 1) entro 2030 65% in meno di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 (al posto di 55%); 2) entro 2040 88% in meno di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990; 3) entro 2045 raggiungere la neutralità climatica (al posto che entro il 2050)”.

COME SI STA PREPARANDO LA SPAGNA

La Spagna, tra i Paesi che sfornano più autovetture in Europa, non vuole certo perdere il primato, come dimostra la “Estrategia de descarbonizacion a largo plazo 2050”, redatta nel 2020, così da avere una visione a lungo termine per la transizione climatica dei suoi settori industriali. L’obiettivo di Madrid, si legge nel report, è articolare una risposta coerente e integrata alla crisi climatica che colga le opportunità per la modernizzazione e la competitività dell’economia e sia socialmente equa e inclusiva. Alcuni dei target specifici fanno diretto riferimento alla elettrificazione della filiera automotive e al conseguente cambiamento di rotta del settore dell’energia rinnovabile.

Ad aggiungersi a questa strategia ed al Piano Nazionale di Adattamento Climatico, troviamo una politica particolarmente interessante che mira a massimizzare i vantaggi sociali della trasformazione ecologica e a mitigare gli impatti negativi della transizione ecologica: “Estrategia de Transición Justa”. Il sostegno si estende dalla promozione dello sviluppo di nuove imprese, al sostegno pubblico per la transizione delle piccole e medie imprese o alla promozione di piani di transizione nelle grandi imprese. La promozione e il supporto dell’elettrificazione dell’automotive si estende poi ad una serie di sussidi all’acquisto e programmi di investimento quali, ad esempio, il “Plan de Impulso de la cadena de valor de la industria de la automoción”.

Nato nel 2020 come un piano di rilancio dell’intera catena del valore dell’industria automobilistica, ha lo scopo di consentire una rapida ripresa post COVID19 e garantire la continuità e la leadership del settore. Questo piano di investimenti si articola su cinque pilastri: 1 Rinnovo della flotta di veicoli verso una flotta più moderna ed efficiente (550 milioni €) 2 Investimenti per aumentare la competitività e la sostenibilità (2,6 miliardi €) 3 Ricerca, sviluppo e innovazione per nuove sfide (415 milioni €) 4 Tassazione per aumentare la competitività del settore e misure nel campo della formazione professionale e delle qualifiche (95 milioni €).

La Spagna, riportano gli analisti di EStà, investe anche sui partenariato tra aziende, e tra aziende e Stato, con il “Programa tecnológico para la industria del automóvil sostenible (“PTAS”)” che mira a fornire sostegno a progetti strategici di R&S in collaborazione per tecnologie applicabili al settore automobilistico oppure tramite il piano industriale “PERTE VEC” che sviluppa nuovi strumenti di partenariato pubblico-privato per una gestione più agile dei finanziamenti. Nell’ambito poi del sostegno alla R&S va citato il BFA (Business Factory Auto) sviluppato dai governi locali con l’obiettivo di accelerare e consolidare progetti automobilistici specializzati e trasformarli in aziende innovative, redditizie e scalabili che attraggono e trattengono i talenti, contribuendo così a rafforzare il posizionamento del settore e ad aumentare la sua proiezione internazionale.

COSA SUCCEDE OLTRALPE

Nell’ambito di una più ampia programmazione europea delle politiche pubbliche per la salvaguardia dell’ambiente e la decarbonizzazione dell’industria, la Francia si pone attraverso la Strategia Nazionale a basse emissioni di carbonio (SNBC) degli obiettivi molto ambiziosi: -33% di riduzione delle emissioni di gas serra tra il 2015 e il 2030 e -81% tra il 2015 e il 2050. Gli interventi a sostegno dell’economia, in linea con gli investimenti di ripresa e resilienza Post-covid, sono raccolti nel programma di investimenti denominato “France Relance”. Il programma che stanzia 100 miliardi si articola su tre filoni di intervento a sostegno dell’economia e della buona occupazione: ecologia, competitività e coesione.

Per quanto riguarda la filiera dell’automotive, si legge nel report, il governo francese ha creato tre piani industriali per accompagnare la transizione del settore verso gli obiettivi di decarbonizzazione, attraverso investimenti per il settore produttivo e il sostegno all’acquisto di veicoli elettrici. In particolare i fondi hanno un focus sulle varie fasi della catena del valore, ponendo particolare attenzione alla coesione territoriale e alla gestione diffusa delle risorse. A livello nazionale i fondi si rivolgono ai settori strategici dell’economia (tra cui l’automotive), mentre a livello territoriale le risorse si strutturano in stretto rapporto alle filiere locali. Tra le iniziative da segnalare nell’ambito della transizione occupazionale, il governo francese ha creato un ampio piano di politiche attive del lavoro denominato “Transitions Collectives”. Questo programma, mantenendo sempre una forte attenzione verso la dimensione locale, mira a promuovere la mobilità professionale dei dipendenti (anche trans-settoriale) e a incoraggiare la riqualificazione delle competenze.

I progetti individuali di transizione professionale, scrivono gli analisti del rapporto di Uilm, consentono ai dipendenti il cui posto di lavoro è a rischio di riqualificarsi in modo sicuro attraverso l’accesso a corsi di formazione specializzata e mantenendo la posizione lavorativa o comunque la loro retribuzione (nel caso in cui si tratti di un contratto di lavoro a termine). Allo stesso tempo, il programma ha lo scopo di mettere in rete le prossimità delle competenze e i ponti tra, da un lato, i posti di lavoro di alcuni settori industriali tradizionali in fase di riconversione e, dall’altro, i posti di lavoro dei settori emergenti. Gli accordi industriali e il rafforzamento del dialogo sociale sono strumenti importanti della politica industriale del settore automotive francese: il governo francese in accordo con il gruppo dei principali produttori nazionali ha siglato “Il contratto strategico di settore per l’industria automobilistica”.

Gli impegni reciproci da parte del governo e delle imprese mirano a garantire un sempre più ampio accesso all’utilizzo della mobilità elettrica e un intervento pubblico continuo al sostegno della ricerca e dei sussidi all’acquisto. Questo accordo nazionale di filiera ha stimolato il fiorire di accordi, tra i quali va certamente segnalato l’accordo innovativo dei siti Renault nella regione Hauts de France (ElectriCity). In ottica di economia circolare il governo francese ha creato il piano di “rétrofit électrique”: il retrofit elettrico a batteria o a celle a combustibile consiste nel convertire un’auto con motore a combustione (benzina o diesel) in un motore elettrico per dare una seconda vita ai veicoli con motore a combustione.

QUANTI POSTI DI LAVORO NELLE GIGAFACTORY IN EUROPA?

Oggi, si legge nel report di Motus-E Rapporto sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano, le Gigafactory in attività al di fuori dell’Asia sono ancora un numero relativamente ridotto, ma si susseguono gli annunci da parte di numerosi gruppi industriali sulla realizzazione di stabilimenti per l’assemblaggio di batterie anche in Europa, di cui tre in Italia.

In base alle varie dichiarazioni fatte e alla conoscenza di quelle attive, possiamo raccogliere i dati occupazionali e confrontarli tra loro. Al netto di pochi casi la maggior parte delle evidenze raccolte si concentra in una fascia compresa tra i 40 e i 100 occupati per GWh di produzione. Contestualizzando questi valori con le specifiche dichiarate delle Gigafactory previste in Italia, per una produzione complessiva stimata a regime di circa 100 GWh, mantenendoci prudenzialmente sul limite inferiore di occupati/GWh si evidenzia un potenziale di almeno 4.000 nuovi posti di lavoro diretti.

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