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Tutti i guai di Tesla per le intemperanze cinguettanti di Musk

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Mentre Musk è costretto a cedere il podio aureo di uomo più ricco del mondo al francese Bernard Arnault, Tesla è nei guai e deve vedersela col fuggi-fuggi degli azionisti. Costa sta succedendo e perché alla base di tutto ci sarebbe l’agire sconsiderato dell’imprenditore sudafricano

Se una rondine non fa primavera, un uccellino blu, da solo, può anticipare la venuta di un gelido e rigido inverno. Lo sta scoprendo a proprie spese Elon Musk, l’istrionico ex startupper e imprenditore statunitense noto per il modo disinvolto con cui dirige le proprie società. Un modo che, a quanto pare, piace sempre meno agli azionisti. Martedì 20 dicembre le azioni Tesla sono scese dell’8%, un crollo verticale che non è nulla rispetto al fatto che nell’ultimo mese e mezzo il marchio elettrico dell’auto elettrica per antonomasia ha più che dimezzato il suo peso, bruciando circa 500 miliardi di dollari di valore di borsa. Cosa sta succedendo?

COSì MUSK HA MESSO TESLA NEI GUAI

La risposta sta nel calendario. La data da segnare in rosso è quella del 28 ottobre, quando Musk ha fatto irruzione nel quartier generale di Twitter portando con sé un lavandino e un assegno da 44 miliardi di dollari. In quella data, i titoli della casa automobilistica valevano 225 dollari, poi l’Ad di Tesla ha fatto capire che avrebbe guidato pure Twitter (e continuerà a farlo, pare, finché non troverà “uno tanto sciocco da candidarsi”), quindi le azioni del marchio che produce auto elettriche sono arrivate sotto la soglia psicologica dei 140 dollari, toccando anche i 137, ai minimi da due anni.

TWITTER ZAVORRA IL BRAND DI AUTO ELETTRICHE

Su Tesla e Twitter Musk pare avere involontariamente (?) scatenato la tempesta perfetta, legando le due realtà che al momento stanno percorrendo un percorso a spirale verso il basso: Twitter, si sa, brucia soldi a ritmo forsennato e l’arrivo dell’imprenditore sudafricano ha, se possibile, accelerato il trend negativo, visto il fuggi-fuggi di grandi gruppi (non solo dell’automotive) che prima pagavano per l’Adv sul social. Inoltre, le azioni Tesla sono entrate in gioco nelle operazioni di acquisizione.

E MUSK NON È PIU’ IL PAPERONE DEL PIANETA

Mentre Musk è costretto a cedere il podio aureo di uomo più ricco del mondo al francese Bernard Arnault del colosso del lusso Lvmh, Tesla starebbe congelando le assunzioni e starebbe avvisando i dipendenti affinché tengano pronti gli scatoloni: altri licenziamenti sarebbero difatti in arrivo nel primo trimestre del 2023, almeno secondo quanto riporta la testata Electrek citando alcune fonti.

TESLA NEI GUAI AVVIA MASSICCI LICENZIAMENTI?

Che Musk non si faccia troppi problemi a licenziare lo ha dimostrato ancora nelle ultime settimane, cacciando impiegati a tutti i livelli da Twitter (che in alcuni casi ha dovuto riassumere, dato che erano profili essenziali) appena vi ha messo piede. Il piano è dei più duri: non meno di 3700 unità fatte fuori sotto Natale, pari al 50% della forza lavoro del social. In più conosciamo la sua storica ostilità alle rappresentanze sindacali. Ciò detto, non è la prima volta che su Tesla pende la spada di Damocle dei tagli al personale.

 

Lo scorso giugno, secondo indiscrezioni apparse su Reuters che aveva avuto modo di visionare documenti interni, Musk avrebbe dichiarato di voler tagliare il 10% della sua forza lavoro (pari a circa 10.000 dipendenti), avendo un “pessimo presentimento” sull’economia. Diffusa la notizia, prima non aveva negato, poi l’ex startupper aveva confermato, chiarendo che che avrebbe controbilanciato il taglio con l’assunzione di più lavoratori a ore e tagliando il 3,5% del suo personale complessivo.

L’ultima indiscrezione arriva mentre si fa largo la convinzione che Musk abbia finora sfruttato le azioni Tesla come un bancomat, per avere liquidità immediata, tanto che la sua quota, secondo dati Refinitiv, è scesa dal 17% di un anno fa al 13,4%. La scorsa settimana Musk ha ceduto azioni Tesla per altri 3,6 miliardi di dollari, aumentando le pressioni al ribasso sul titolo e infrangendo la promessa fatta lo scorso agosto: “Non venderò più”.

IL RESTYLING DELLA MODEL 3 TOGLIERA’ TESLA DAI GUAI?

Il fatto è che Tesla continua a correre, nonostante la crisi dei chip, il ritocco all’insù dei listini per l’aumento delle materie prime, la difficoltà nelle ordinazioni dovute alla logistica, i rallentamenti nelle fabbriche di Shanghai (per il Covid), di Berlino e di Austin e, soprattutto, le intemperanze del suo Ceo. E nonostante Tesla, nello S&P 500, abbia avuto un calo del 57,45% dall’inizio dell’anno.

 

Tanto che ExxonMobil ha superato il costruttore di auto EV per capitalizzazione di Borsa per la prima volta dal 2020: le cedole della major texana hanno guadagnato il 67% nel 2022, mentre appunto il costruttore elettrico ha perso il 60% dai massimi di ottobre 2021, quando la società aveva superato i 1000 miliardi di dollari a Wall Street. In officina, la Casa americana starebbe per togliere i veli al Progetto Highland: secondo quanto riportato da Teslarati, i lavori sul maquillage della Model 3 sarebbero iniziati da sei mesi. Sul fronte pannelli solari, invece, con un cinguettio il Gruppo ha reso noto che le installazioni hanno raggiunto quota 500.000, sommando l’uso di pannelli su tetti già esistenti e le tegole fotovoltaiche Solar Roof.

In questo settore, Tesla ora dovrebbe iniziare a muoversi per diventare a tutti gli effetti un fornitore sfruttando solo le cosiddette “centrali virtuali”. Un piano che potrebbe agguantare i venti favorevoli della crisi energetica in atto e che sembra essere già iniziato in piccolo, in Texas, dove si utilizzano tutte le batterie Powerwall residenziali installate per poi vendere l’energia prodotta in eccedenza da tutti gli impianti fotovoltaici domestici sotto il cappello Tesla Electric.

MUSK È STUFO DI TESLA?

Una differenziazione del business che appare molto arguta dato che, in ambito automotive, la strada per Tesla si fa sempre più stretta, perché la legislazione “pro-mobilità elettrica” di Europa e USA sta, di fatto, moltiplicando i competitor. E poi ci sono i marchi cinesi, pronti a inondare di modelli competitivi (soprattutto per i prezzi di listino, vero tallone d’Achille delle auto elettriche texane, tutt’altro che economiche e per tutti) le strade occidentali. Resta da capire se Musk seguirà Tesla in questo periodo così cruciale oppure se, stufo del giocattolo, lo butterà via per dedicarsi ad altro.

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