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Dazi

Auto elettriche, perché è scontro Volkswagen-Renault sui dazi alla Cina

Spaventata dall'impatto della concorrenza cinese a basso costo sulla propria industria, la Commissione europea sta pensando di imporre dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina. La Francia (Renault, Stellantis) preme sull'acceleratore, mentre la Germania (Volkswagen) sul freno.

La Commissione europea sta valutando la possibilità di introdurre dazi sui veicoli elettrici importati dalla Cina per difendere i produttori comunitari da una concorrenza forse sleale. L’eventuale imposizione delle tariffe, infatti, sarà preceduta da un’indagine anti-dumping e anti-sussidi volta a verificare che le autorità cinese non stiano appoggiando le proprie case automobilistiche per consentirle di impadronirsi del mercato europeo.

IL CAPITALISMO DI STATO CINESE

Il modello economico cinese può essere descritto come un “capitalismo di stato”, nel quale alcune imprese – quelle che il Partito comunista intende trasformare in campioni nazionali e globali – possono usufruire di enormi sovvenzioni.

La filiera della mobilità elettrica è, per l’appunto, una delle industrie ritenute strategiche da Pechino e oggetto di grandi attenzioni: non a caso, attualmente la Cina domina qualsiasi anello della supply chain, dalla materia prima alla batteria al veicolo assemblato. Il paese è il maggiore mercato al mondo per le auto elettriche e il loro maggiore produttore (vale il 54 per cento del totale globale).

CHI PREME E CHI FRENA LA COMMISSIONE EUROPEA SUI DAZI ANTI-CINA

L’industria automobilistica è una delle più importanti d’Europa, sia per contributo economico che per quantità di forza-lavoro impiegata. La Francia – dove hanno sede Renault e dove si è spostata la catena di comando di Stellantis – sta facendo pressioni sulla Commissione affinché adotti misure dure contro la Cina. “Non dobbiamo ripetere con le auto elettriche gli errori commessi con il fotovoltaico, dove abbiamo creato una dipendenza dall’industria cinese e fatto prosperare i suoi produttori”, ha detto il mese scorso il presidente francese Emmanuel Macron. Come ha scritto POLITICO, le auto elettriche francesi “devono affrontare la concorrenza diretta delle alternative cinesi”.

A frenare Bruxelles è invece la Germania, pur essendo patria di una delle case automobilistiche più grandi al mondo e pur essendo particolarmente dipendente dal settore. Berlino teme che i dazi europei e le probabili contro-tariffe cinesi (e le eventuali ritorsioni ulteriori) possano danneggiare le vendite e le attività delle proprie aziende in Cina. L’anno scorso Volkswagen ha fatto il 40 per cento delle sue vendite sul mercato cinese.

GLI STATI UNITI CAPISCONO L’EUROPA, MA…

Giovedì la rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Katherine Thai, ha detto di empatizzare con i timori europei sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina. Tuttavia, non ha incoraggiato la Commissione ad adottare misure restrittive.

Intervistata da POLITICO, Thai non ha voluto dire se anche l’amministrazione di Joe Biden condurrà un’indagine anti-dumping sulle auto elettriche cinesi. L’America, comunque, di fatto non importa automobili dalla Cina e circa un anno fa ha approvato una legge di stimolo alla manifattura domestica e nordamericana, l’Inflation Reduction Act.

“Il modello […] di un’industria strategica e super-rilevante che spunta dalla Cina, che crea preoccupazioni sul fatto che la produzione e il commercio avvengano o meno su basi di mercato, è qualcosa con cui conviviamo ormai da un paio di decenni”, ha dichiarato la segretaria.

LO STUDIO ALLIANZ SULLE AUTO ELETTRICHE CINESI

Secondo uno studio della società assicurativa Allianz, le case automobilistiche europee potrebbero perdere un totale di 7 miliardi di euro in utili netti annuali entro il 2030 per via della concorrenza di marchi cinesi come BYD, Great Wall e Ora, che offrono veicoli a basso prezzo e di buona qualità.

Nel 2022 le vendite di veicoli elettrici in Cina sono state il doppio di quelle in Europa e negli Stati Uniti messe insieme. Il paese, inoltre, possiede un vantaggio competitivo “in quasi tutti gli aspetti della catena del valore delle BEV [le auto elettriche a batteria, ndr]”, come l’estrazione e la raffinazione dei metalli di base, la produzione di batterie e di magneti in terre rare.

Le case automobilistiche nazionali rappresentano oltre l’80 per cento delle vendite di veicoli elettrici in Cina. E nel 2022, tre dei modelli di auto elettrica più venduti in Europa erano di importazione cinese. “Quando i BEV arriveranno a rappresentare tutte le vendite di auto nuove in Europa”, scrive Allianz, “le auto prodotte in Europa saranno probabilmente sostituite da quelle prodotte in Cina, indipendentemente dal fatto che siano state fabbricate da un’azienda cinese, americana o europea”.

Stando allo studio, le case automobilistiche europee potrebbero perdere un totale di 7 miliardi di euro in utili netti annuali entro il 2030. Se però nello stesso anno i produttori cinesi saranno riusciti a portare le loro market shares in Cina al 75 per cento, le vendite nel paese delle società europee subiranno una diminuzione del 39 per cento. E ancora: se nel 2030 le importazioni europee di auto cinesi raggiungeranno gli 1,5 milioni di unità, l’impatto economico sull’industria automobilistica del continente ammonterà a 24,2 miliardi di euro, lo 0,15 per cento del PIL dell’Unione nel 2022.

– Leggi anche: Si può fare a meno della Cina per le batterie delle auto elettriche?

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