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Ecco come finirà (forse) Alitalia. L’analisi di Cingolani

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Alitalia

Fatti e protagonisti del dossier Alitalia commentati e analizzati dall’editorialista Stefano Cingolani nella conversazione domenicale “Botta e risposta” con il direttore di Start, Michele Arnese

La cordata pubblico-privata per Alitalia annunciata da mesi si è liquefatta. Alla fine pure Ferrovie, che su mandato del governo doveva essere il perno di un’alleanza treni-aerei, ha ripassato la palla ai commissari. Dal governo si assicura che ci sarà un’operazione di mercato e Luigi Di Maio (M5S) continua a ripetere che comunque lo Stato non metterà un euro anche se in ballo oltre a Fs c’è il Mef. Solo responsabilità degli ultimi due governi?

E’ una lunga storia come sappiamo. Io resto convinto, con il senno di poi, che la soluzione migliore sarebbe stata l’alleanza con Air France Klm, spuntando una collocazione come quella avuta dagli olandesi. Air France metteva in campo 2 miliardi. Non è andata per responsabilità non solo italiane, anche francesi, poi è arrivata l’operazione capitani coraggiosi e si sono accumulati fallimenti dopo fallimenti. Anche perché non ci sono alternative a una alleanza con un grande vettore internazionale. E negli ultimi 20 anni la ristrutturazione del trasporto aereo ha creato in Europa solo tre grandi vettori non regionali competitivi: Air France Klm, Lufthansa, British Airways. Non credo che Iberia vada peggio oggi dopo il matrimonio con BA rispetto a prima. Swiss air si è rilanciata dopo aver dichiarato fallimento. Insomma altri hanno scelto soluzioni più chiare e radicali e hanno avuto ragione. Finora, perché questo settore è in continua e rapida trasformazione.

Ma vogliamo parlare anche di Atlantia e della opacità dell’operazione con il governo? Prima dice di entrare nella cordata, poi si sfila forse preferendo Lufthansa e Delta ma tutti sono sicuri che abbia detto ciao perché il gruppo Benetton non ha ottenuto garanzie sulle concessioni autostradali. Se la politica fa una figura barbina pure i capitalisti italiani alla Benetton non fanno un figurone. O sbaglio?

I privati non hanno dato grandi prove perché nessuno di quelli coinvolti finora conosce un mestiere complicato e difficile come il trasporto aereo. Questo non vale per le compagnie private che vanno benissimo. Benetton gestisce autostrade e non fa volare aerei, fa bene a tirarsi fuori. Ma anche le Ferrovie non fanno lo stesso mestiere, l’idea del sistema integrato ha il sapore da pianificazione socialista, tra aereo e treno e auto oggi c’è concorrenza. Quanto al supposto scambio tra Alitalia e autostrade era una bestialità ed è meglio se non se ne fa niente.

Meglio Delta o Lufthansa. Un economista esperto del settore, Ugo Arrigo, a Start ha detto: “Che Delta non vada bene lo rivela lei stessa mettendo solo un epsilon di capitale ma in cambio di una valanga di paletti e vincoli all’espansione di Alitalia sul mercato nordatlantico e a difesa del proprio ruolo sul medesimo”. E a fine ottobre lo stesso Arrigo ha aggiunto: “Meglio una gestione transitoria dello Stato”. Che ne pensi?

Io direi che è meglio Lufthansa a questo punto, accettando che Alitalia è ormai una compagnia piccola. Una delle sue risorse sono le tratte americane e potrebbe valorizzarle dentro un serio negoziato con i tedeschi meglio che con gli americani. Quanto allo Stato, avrebbe di fronte lo stesso problema: con chi allearsi o sposarsi perché da sola Alitalia non va avanti.

L’ex top manager di Alitalia, Paolo Rubino, un anno fa nel suo primo intervento su Start ha scritto: “Se oggi Alitalia è certamente irrilevante per dimensioni raggiunte, tale non è il traffico prodotto dal nostro paese. Rassegnarsi all’idea che questa miniera debba essere ceduta definitivamente ad imprese e proprietari i provenienti da altrove equivale a rassegnarsi all’ineluttabilità del declino italiano”.

Io ragionerei con una logica industriale. C’è un domanda importante, c’è un mercato importante, ma l’offerta di Alitalia non è adeguata, tanto che altri concorrenti si sono ritagliati una fetta maggiore. Tornare alla compagnia di bandiera mi pare un discorso ideologico di impronta sovranista e io non la penso così. Non c’è futuro per l’economia italiana se non esce dal suo localismo provinciale e non diventa più internazionale, finora ci hanno tenuto in piedi non le piccole e medie imprese come si dice, ma quelle che hanno esportato, piccole, medie e grandi.

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