Mobilità

Che cosa succede tra governo e Atlantia su Alitalia

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Dettagli e indiscrezioni sugli ultimi incontri-scontri tra il governo e Atlantia su Alitalia e concessioni autostradali

“In Alitalia se ci garantite Autostrade”, chiede Atlantia, la società della famiglia Benetton al governo. La risposta? “Ah Sì? Addio concessione”. È questo, secondo quanto riporta Il Tempo, quello che si sarebbero detti Atlantia e governo in un incontro privato avvenuto ieri, giorno in cui scadeva l’ennesimo termine per presentare un’offerta vincolante per Alitalia.

Dovremmo essere allo scontro finale. Ma la questione è ben più complicata. Andiamo per gradi.

ALITALIA: ATLANTIA FA UN PASSO INDIETRO

Partiamo dal passo indietro fatto da Atlantia su Alitalia. La società dei Benetton era nella cordata, insieme a Ferrovie dello Stato, Mef e Delta per rilevare (e salvare dalla liquidazione) l’ex compagnia di bandiera. A poche ore dallo scadere dei tempi per presentare l’offerta (ma la cosa era già nell’aria da diverso tempo), Atlantia fa un passo indietro e si dice non convinta dell’interesse e dell’impegno dell’americana (preferendo la presenza di Lufthansa, secondo alcune indiscrezioni anche sulla base di alcune dichiarazioni recenti di Benetton). Per la cordata, secondo la famiglia Benetton, servirebbe un partner industriale ben più forte e motivato, ovvero che investa di più.

Per Alitalia, intanto, si profila una proroga, l’ottava, di almeno un paio di settimane.

SOLO UNA SCUSA?

La poca convinzione su Delta, però, potrebbe essere solo una scusa, secondo le ricostruzioni giornalistiche di questi giorni. Secondo quanto scrive oggi il quotidiano Il Tempo diretto da Franco Bechis, infatti, proprio nell’incontro-scontro avvenuto ieri la famiglia Benetton ha detto tramite i manager del gruppo di non poter garantire la “partecipazione nel capitale della newco (la nuova società dalla quale far ripartire il risanamento di Alitalia) senza la garanzia di mantenere le concessioni”. Le concessioni per Autostrade, si intende, messe in dubbio già dal governo Conte 1 dopo la caduta del ponte Morandi su spinta del Movimento 5 Stelle.

IL GOVERNO NON CI STA

MPer l’esecutivo Conte 2, già infuriato del ritiro di Atlantia dalla cordata per Alitalia all’ultimo minuto, accontentare la società dei Benetton non è fattibile. La questione delle concessioni e la salvezza di Alitalia “devono correre su due binari differenti”, è la versione dell’esecutivo secondo quanto racconta il quotidiano romano.

TUTTO SALTA?

Parole che non sono servite per convincere Atlantia. Anzi, tra governo e i Benetton sembra essere arrivati allo scontro finale. E sempre in base a quanto racconta Il Tempo, “la tattica dilatoria di Atlantia sul caso dell’ex compagnia di bandiera rischia di far fallire il progetto del governo, ma a quel punto l’avvio del procedimento per far tornare le concessioni in mano pubblica sarebbe immediato”.

DI MAIO CONTRO I BENETTON

Quanto accaduto in queste ore, avrebbe risvegliato l’ostilità di Luigi Di Maio contro la famiglia di Benetton. Il ministro degli Esteri ha definito “poco serio” il comportamento di Atlantia. “Se pensavano che entrando in Alitalia non gli avremmo tolto le concessioni si sbagliavano: i morti del ponte Morandi non si barattano con nessuno”, ha aggiunto Luigi Di Maio.

IL GOVERNO CEDERÀ?

Ma non è detta ancora l’ultima parola. E il “governo potrebbe tentare di persuadere Atlantia «massaggiando» la società dei Benetton sul fronte che sta più a cuore ai trevigiani, il salvacondotto della redditizia concessione di Autostrade per l’Italia, dopo le richieste del M5S di revoca per il crollo del Ponte Morandi (43 morti). Intanto c’è chi fa notare che le tariffe aeroportuali di AdR (controllato da Atlantia) sono le più alte d’Italia”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore.

LA QUESTIONE DEI SENSORI

Quel che è certo è che se il governo dovesse decidere per la revoca delle concessioni, la motivazione sarebbe già pronta. Sì, perché l’impianto di monitoraggio strutturale del Ponte Morandi non funzionava più dal 2015.

Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, quei sensori che dovevano inviare i dati sullo stato strutturale del ponte erano stati “tranciati durante i lavori e mai sostituiti”, nonostante il Cesi e il Politecnico di Milano ne avessero consigliato l’installazione.

RISCHIO CROLLO

Ma c’è di più, in realtà. Proprio quei sensori, prima che venissero tranciati, avevano fatto il loro lavoro: avevano fornito i dati con cui era stato stilato nel 2014 il documento in cui venne scritto che il ponte Morandi era a “rischio crollo“. Il report era stato posto all’attenzione dei consigli di amministrazione di Autostrade per l’Italia e Atlantia e di un rappresentante del ministero delle Infrastrutture, presente alle sedute.

TUTTO RIDIMENSIONATO

Il “rischio crollo”, secondo la ricostruzione de Il fatto quotidiano, fu ridimensionato in “rischio perdita stabilità“ nel 2017. I lavori erano stati programmati per l’autunno 2018, ma non sono mai partiti perché il 14 agosto 2018 il Ponte Morandi è crollato, provocando la morte di 43 persone.

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