Le ultime trovate di Elon Musk, tornato saldo al volante di Tesla (a convincerlo il nuovo bonus da 29 miliardi di dollari), sono riuscite ad adombrare persino i numeri economici collezionati dalla sua Casa automobilistica, finalmente tornati a virare verso il sereno: nel primo trimestre i ricavi sono arrivati a quota 22,39 miliardi di dollari, l’utile per azioni a 0,41 dollari, il free cash flow a dispetto del periodo di spese si è assestato attorno a 1,444 miliardi ma soprattutto le consegne sono aumentate del 6,3% rispetto all’anno precedente, quando tutti boicottavano il marchio a causa dell’alleanza, poco digerita dagli amanti del green e dell’auto elettrica, tra l’imprenditore e Donald Trump che aveva portato Musk al Doge.
TESLA RALLENTA CON LE AUTO E PUNTA SUI ROBOT
Chiusa almeno al momento la porta della Casa Bianca alle proprie spalle, Musk è tornato a occuparsi a tempo pieno delle proprie aziende. L’incontro con gli analisti ha confermato anzitutto quanto ormai si sospettava da parecchio, non fosse altro che i listini del costruttore texano sono cristallizzati da anni senza accogliere nuovi modelli: Tesla nel prossimo futuro si concentrerà maggiormente su prodotti hi-tech afferenti ad altre tipologie di mercato che, pur avendo il medesimo marchio di sicuro richiamo, non avranno le ruote.
Da questo punto di vista l’uscita dalla produzione degli ultimi modelli S e X oltre a essere spia di voler abbandonare il segmento delle auto elettriche premium fotografano l’inchiodata nel segmento automobilistico: quelle linee all’interno della gigafactory americana di Fremont con l’inizio di giugno saranno infatti smantellate perché nei medesimi capannoni saranno assemblati i robot Optimus, la cui produzione dovrebbe avere inizio in piena estate.
ELON MUSK REINVENTA TESLA GUARDANDO AI ROBOTAXI
Parallelamente, un altro possibile pivot si avverte facendo caso alle parole di Musk: nell’ultimo incontro con gli analisti a commento della trimestrale, l’uomo più ricco del mondo ha confermato di voler puntare tutto sul Cybercab: “Pensiamo che probabilmente la maggior parte della nostra produzione a lungo termine sarà costituita dal Cybercab, perché il 90% dei chilometri percorsi viene effettuato con una o due persone a bordo. Questo significa che vogliamo che la stragrande maggioranza della nostra produzione sia Cybercab”.
Insomma, in questi termini l’interpretazione che si può dare è che il mirino di Tesla si stia spostando dalla produzione di auto per privati a quella di auto finalizzate a offrire un servizio di robotaxi, mercato che per quanto sia ancora vergine presenta già numerosissimi player che stanno correndo avanti e indietro sulle strade di diverse città (per lo più americane e cinesi), da Zoox di Amazon alle tante partnership strette da Uber, fino alla cinese Pony.ai, senza ovviamente dimenticare Cruise di Alphabet (Google). E questo per limitare la carrellata alle principali.
Sempre Musk ha spiegato: “La gamma futura sarà quasi interamente autonoma. Infatti, a lungo termine, l’unica auto a guida manuale sarà la nuova Tesla Roadster”.
E LA TESLA ROADSTER?
Già, e la Tesla Roadster? Gli appassionati del marchio statunitense aspettano di vederla nelle concessionarie da dieci anni. L’ultima dichiarazione fatta in tal senso voleva la presentazione a fine aprile 2026, invece Musk ha dovuto ammettere che ci vorrà almeno un altro mese ancora. Ennesimo segnale, appunto, che le auto per privati possano non essere più al centro dei piani di Tesla. Anche perché quando si iniziò a parlarne, ovvero nel 2017, la commercializzazione della Roadster era stata fissata per il 2020.
Se all’ennesimo slittamento si aggiunge il fatto che la crescita della competizione cinese, rappresentata soprattutto da Byd, a dispetto delle attese non sembra avere accelerato lo sviluppo dell’attesissima Tesla economica e si mantiene in filigrana il flop nelle vendite del Cybertruck, un possibile allontanamento dal business tradizionale di vendita di auto per famiglie potrebbe non apparire poi così insolito.
Peraltro, restando proprio sulle immatricolazioni del modello caparbiamente voluto dall’imprenditore sudafricano, secondo informazioni veicolate da Bloomberg, nel quarto trimestre del 2025 circa il 20% dei Cybertruck consegnati sarebbe stato acquistato in realtà da società direttamente riconducibili a Elon Musk: su 7.071 unità vendute tra ottobre e dicembre, circa 1.350 sarebbero state immatricolate infatti da SpaceX, The Boring Company, Neuralink e xAI che, come è noto, ricadono nel portafogli dell’uomo più ricco del mondo.
IL SOGNO DELLA GUIDA AUTONOMA SUI VECCHI MODELLI RESTA TALE?
Infine, c’è un’ultima notizia che probabilmente non piacerà agli appassionati del marchio texano: Elon Musk ha infatti dovuto ammettere alla fine che milioni di Tesla equipaggiate con Hardware 3 (meglio noto con l’acronimo HW3) non potranno raggiungere una forma di Full Self-Driving priva di supervisione (ovvero quella promessa dalle origini) senza un aggiornamento fisico della piattaforma che non offrirebbe la capacità computazionale sufficiente per arrivare appunto a sfruttare quel tipo di tecnologia. Il problema, però, è che molti hanno acquistato una Tesla proprio inseguendo il sogno di un’auto a guida totalmente autonoma e potrebbero perciò spuntare class action di utenti decisi a farsi rimborsare quantomeno l’esborso per un optional che di fatto non si è mai visto. Ma questa è un’altra storia.







