L’azienda cinese di intelligenza artificiale Moonshot Ai possiede un accordo con il gruppo tecnologico Alibaba per l’utilizzo di circa ventimila microchip di Nvidia, i più richiesti dal settore a livello mondiale ma soggetti – vale per alcuni modelli avanzati – alle restrizioni commerciali imposte dal governo degli Stati Uniti. La notizia, data da Bloomberg, conferma la dipendenza della Cina dalla componentistica americana per l’ottenimento della potenza di calcolo necessaria allo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale.
Per l’appunto, secondo le fonti di Bloomberg i ventimila microchip oggetto dell’accordo tra Moonshot e Alibaba rappresentano una porzione significativa di tutta la potenza di calcolo che l’azienda ha utilizzato per i suoi modelli Kimi.
PERCHÉ SI PARLA DI MOONSHOT?
Nelle ultime settimane Moonshot ha fatto parlare di sé perché il suo modello open-source Kimi K3 offrirebbe, in alcuni ambiti, delle prestazioni paragonabili ai sistemi di Anthropic e di OpenAi, cioè le due startup statunitensi di intelligenza artificiale più avanzate.
Le capacità dei modelli cinesi, però, tendono a venire sopravvalutate. Inoltre, il governo degli Stati Uniti ha accusato Moonshot Ai di aver utilizzato illegalmente Fable – ovvero il modello linguistico più avanzato di Anthropic – per la creazione del suo Kimi K3 attraverso una pratica chiamata “distillazione”. Non solo: Moonshot sarebbe anche entrata in possesso dei microchip avanzati di Nvidia – i modelli Blackwell – violando i controlli commerciali.
COSA HA DETTO IL GOVERNO AMERICANO…
Michael Kratsios, consigliere scientifico e tecnologico del presidente Donald Trump, ha dichiarato, riferendosi a Moonshot, che “una distillazione industriale su larga scala e segreta, volta a sottrarre tecnologia proprietaria statunitense e a minare la ricerca americana, è inaccettabile”. Con distillazione – semplificando molto – si intende un processo di estrazione massiccia di dati da un modello di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di utilizzarli per sviluppare a costi inferiori un sistema dalle prestazioni grossomodo paragonabili.
Il segretario del Tesoro ha detto di stare valutando l’inserimento di Moonshot in una sorta di “lista nera” di entità soggette a restrizioni commerciali e di imporre sanzioni.
… E COSA TEMONO LE AZIENDE CINESI
Moonshot, comunque, non ha spaventato solo l’ecosistema americano dell’intelligenza artificiale, ma pure quello cinese: per esempio, i suoi modelli hanno superato la famiglia Qwen di Alibaba, che è uno degli investitori principali dell’azienda e le fornisce l’infrastruttura tecnologica.
COSA HA FATTO MOONSHOT CON I MICROCHIP DI NVIDIA
Bloomberg ha scritto che Moonshot dispone di un canale per accedere ai processori Blackwell di Nvidia tramite un intermediario localizzato in un paese del Sud-est asiatico, forse in Thailandia. Se l’azienda cinese ha soltanto “affittato” i microchip di Nvidia via cloud computing, ha probabilmente agito nel rispetto della legge; al contrario, se ha acquistato direttamente questi dispositivi ha commesso una violazione delle norme statunitensi.
Pare inoltre che Moonshot sia alla ricerca di ulteriori processori Blackwell per l’addestramento del suo prossimo modello di intelligenza artificiale.
Quanto ai ventimila microchip oggetto dell’accordo con Alibaba, questi non appartengono al modello Blackwell ma alla generazione tecnologica precedente e dunque meno performante, chiamata Hopper. Gli Stati Uniti, comunque, hanno sottoposto a restrizioni anche i processori H200 di Nvidia, cioè i più sofisticati “acceleratori per l’intelligenza artificiale” – così vengono chiamati in gergo – della linea Hopper.




