Sanità

Vaccino anti Covid, come e perché il governo inglese ha puntato su AstraZeneca

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vaccino astrazeneca Italia

Che cosa è emerso dall’inchiesta della trasmissione Report di Rai3 sul vaccino AstraZeneca

 

Dopo circa 11 mesi di pandemia da Covid-19 nel mondo si contano più di 1,32 milioni di decessi causati dal virus Sars-Cov-2. I governi nazionali cercano di contenere la diffusione della pandemia imponendo limitazioni alla circolazione e alla socialità delle persone.

L’attenzione globale, però, è tutta rivolta al vaccino, la soluzione che dovrebbe liberare l’umanità dall’incubo del Covid-19 e consegnare questa orribile parentesi ai libri di storia. Al momento sono almeno 6 i vaccini giunti alla fase 3 della sperimentazione. 

Report, il programma di inchiesta di Rai 3, ha provato a fare luce sul dietro le quinte che ha portato oggi l’inglese AstraZeneca e la statunitense Pfizer a contendersi il primato nella produzione del vaccino per il virus Sars-Cov-2.

Vaccino di Oxford o di AstraZeneca?

La commercializzazione e la diffusione del vaccino contro un virus che ha messo in ginocchio ogni angolo del mondo porta con sé ragioni di carattere non solo medico ma anche etiche. Il Jenner Institute di Oxfort, centro di ricerca pubblica inglese, ha brevettato il primo vaccino anti Covid-19 realizzato insieme all’IRBM di Pomezia e AstraZeneca. 

Lo scorso aprile il direttore del Jenner Institute Adrian Hill aveva dichiarato che non ci sarebbero dovute essere licenze esclusive sui vaccini. Pochi mesi dopo lo scenario è cambiato. Le cose sono andate in maniera diversa perché il vaccino realizzato da Oxford sarà prodotto con licenza esclusiva da AstraZeneca, colosso inglese del settore farmaceutico. 

Le pressioni del Governo inglese

Il governo inglese, raccogliendo le posizioni delle aziende farmaceutiche che non sarebbero disposte a produrre un vaccino senza licenza in esclusiva, ha fatto pressione sul Jenner Institute affinché scegliesse una casa farmaceutica inglese alla quale affidare la licenza esclusiva per la produzione del vaccino. In lizza c’erano GSK e AstraZeneca e la scelta ricade su quest’ultima. E’ quello che ha sostenuto a Report Esteban Burrone, direttore del Medicines Patent Pool, organismo  tecnico al servizio dell’Onu, secondo il quale il governo inglese ha fatto valere il suo investimento da più di 130 milioni di euro nella ricerca sul vaccino per spingere il Jenner Institute a scegliere una strada gradita alle big pharma. 

Il ruolo di Bill Gates

Secondo una fonte di Report a preferire la strada della tutela della proprietà intellettuale attraverso i brevetti è stato anche Bill Gates, magnate dell’informatica, filantropo e finanziatore della ricerca scientifica. Nel 2019 Bill Gates ha investito 331 milioni di dollari nel settore sanitario, una parte nelle società che stanno producendo il vaccino. In particolare nell’agosto del 2019 ha sottoscritto azioni per un valore di 55 milioni di dollari in in BioNTech la partner di Pfizer nella produzione del vaccino anticovid. Ora quelle azioni valgono 340 milioni di dollari.

Bill Gates: il filantropo amante dei brevetti

Anche nel ruolo di filantropo Gates tutela la proprietà intellettuale. Cepi è un’organizzazione filantropica internazionale che ha l’obiettivo di promuovere la ricerca sui vaccini. Tra i suoi finanziatori ci sono gli Stati membri dell’Onu e la Bill & Melinda Gates Foundation, che le ha recentemente donato 20 milioni di dollari. L’11 maggio 2020 la Cepi ha annunciato il finanziamento di Novavax, una casa farmaceutica che ha allo studio un vaccino, causando, nel giro di una settimana, l’aumento del suo titolo in borsa del 200%. Cepi, insieme all’organizzazione Gavi anch’essa finanziata da Bill Gates con 1,5 miliardi di dollari, e sotto l’egida dell’Onu ha lanciato il progetto Covax con l’obiettivo di creare una centrale di acquisti a livello globale finanziato da tutti gli stati in modo da favorire una equa distribuzione del vaccino. Nessuno dei soggetti coinvolto ha però messo in dubbio la questione della proprietà intellettuale, e dunque del ritorno economico relativo al brevetto del vaccino. L’idea di un “vaccino bene comune” pare possa trovare una casa solo in Europa.

Quattro contratti per l’UE

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che in passato aveva parlato di vaccino come di un bene pubblico globale, ha sottoscritto per conto degli Stati membri quattro contratti con Sanofi e GSK, Pfizer e BioNTech, AstraZeneca e Johnson & Johnson. Per l’acquisto in anticipo delle dosi la Commissione Europea attinge a un fondo da 2,7 miliardi di euro. La sottoscrizione di questi contratti, la cui entità non è nota perché i contratti sono secretati, ha però un rischio non di poco conto per la parte istituzionale perché si acquista un bene del quale non si conosce la reale disponibilità. Nel caso in cui i vaccini non dovessero essere prodotti non sarebbe previsto un ristoro.

Vaccini: la politica dei prezzi

Il presidente di AstraZeneca ha però assicurato che in costanza di pandemia il vaccino sarà venduto a prezzo di costo, senza aggiungere il valore brevettuale. Il prezzo per il vaccino AstraZeneca dovrebbe variare da i 2,5 e i 4 dollari a dose. Questa politica di prezzi dovrebbe durare sino alla fine dell’emergenza che, secondo una fonte del Financial Times, AstraZeneca avrebbe fissato nel luglio del 2021. Da quel momento in poi la multinazionale potrebbe decidere di alzare il prezzo del vaccino nonostante abbia ricevuto 2,5 miliardi di fondi pubblici. 

Chi gestisce i rapporti con le case farmaceutica?

Per quanto riguarda il nostro Paese, secondo quanto rivelato da Report, il negoziatore italiano sarebbe Giuseppe Ruocco, Segretario Generale del Ministero della Salute e membro Comitato tecnico scientifico. A gestire i rapporti con case farmaceutiche, a partire dai primi contatti con Astrazeneca, sarebbe invece Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto Superiore della Sanità e consulente ministero sanità.

Il vaccino inglese con un’origine italiana

L’IRBM, azienda di Pomezia di proprietà di Pietro di Lorenzo, ha avuto un ruolo nello sviluppo del vaccino di AstraZeneca. Da circa una decina di anni l’IRBM, società operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedica e della chimica organica, ha una collaborazione con l’Università di Oxford. Nel corso degli anni l’IRBM ha sviluppato una riconosciuta expertise nello studio degli adenovirus, ovverosia i virus dell’influenza degli scimpanzé, tanto che è arrivata a individuarne 23 tipi. Perché è importante l’adenovirus dello scimpanzé per il vaccino contro il Covid? Perché gli adenovirus sono utilizzati come veicoli per traghettare all’interno del corpo umano la proteina Spike, quella scoperta a Oxford e responsabile della risposta immunitaria dell’organismo umano contro il Sars-Cov-2. Quando a giugno Oxford individuò la proteina Spike ci furono contatti con l’Irbm di Pomezia ma, secondo quanto detto dal presidente dell’Irbm Pietro di Lorenzo, le incertezze del Governo italiano e la mancanza di un deciso intervento economico – secondo la ricostruzione di Report – crearono uno spiraglio nel quale si inserì il governo inglese di Boris Johnson che mise sul piatto 130 milioni di euro garantendosi la possibilità di scegliere di affidare la produzione vaccinale all’inglese Astrazeneca. 

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