Sanità

Vaccini anti Covid, tutti i contratti firmati da Bruxelles con Astrazeneca, Pfizer, Sanofi-Gsk e Janssen

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Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha firmato quattro contratti con le maggiori case farmaceutiche mondiali per prenotare l’acquisto di ingenti quantità di vaccino anti-Covid-19. Tutti i dettagli nell’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

In pochi mesi Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha firmato quattro contratti con le maggiori case farmaceutiche mondiali per prenotare l’acquisto di ingenti quantità di vaccino anti-Covid-19. Sono passi concreti verso la costruzione di un soggetto politico nuovo, l’Europa della Sanità, settore in cui l’Ue ha avuto finora pochi poteri rispetto agli Stati membri. Una scelta, quella di Von der Leyen, da salutare con favore: la nascente Europa della Sanità è il segnale di una ritrovata solidarietà di cui, con l’Ue dell’austerità economica, sembrava persa ogni traccia.

Quando saranno giudicati efficaci dall’Ema (Agenzia europea del farmaco) e autorizzati per l’immissione sul mercato, i vaccini acquistati dall’Ue saranno distribuiti ai paesi membri in base alla popolazione. Nel caso del vaccino Pfizer/BioNTech, l’Ue ha prenotato 300 milioni di dosi, di cui 200 per una prima fase e 100 per la seconda, senza che vi sia ancora l’indicazione del prezzo. All’Italia, che ha il 13,5% della popolazione Ue, saranno consegnate in totale 40 milioni di dosi, di cui 27 milioni in una prima fase. Altri tre contratti di pre-acquisto sono stati firmati nei mesi scorsi dall’Ue con AstraZeneca (300 milioni di dosi più l’opzione per altre 100), Sanofi-GSK (300 milioni di dosi) e Janssen Pharmaceutica del gruppo Johnson & Johnson (200 milioni di dosi), mentre con CureVac e Moderna l’Ue ha concluso colloqui esplorativi.

L’attivismo di Von der Leyen è frutto della sua voglia di leadership, ma soprattutto di un’intesa tra Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi. Inizialmente, questi quattro paesi si erano associati in una «alleanza inclusiva per i vaccini» per condurre un negoziato con il gruppo AstraZeneca, compito poi delegato alla Commissione Ue, a cui è stato chiesto di subentrare grazie a un accordo firmato da tutti gli Stati membri. E’ stato questo il primo passo verso il potenziamento dei poteri in capo all’Ue in materia di sanità.

Attualmente le competenze della Commissione Ue in materia sono indicate dall’articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue). Al fine di garantire «un livello elevato di protezione umana», al primo punto esso recita: «L’azione dell’Unione, che completa le politiche nazionali, si indirizza al miglioramento della sanità pubblica, alla prevenzione di malattie e affezioni e all’eliminazione delle fonti di pericolo per la salute fisica e mentale. Tale azione comprende la lotta contro i grandi flagelli, favorendo la ricerca sulle loro cause, la loro propagazione e la loro prevenzione, nonché l’informazione e l’educazione in materia sanitaria, nonché la sorveglianza, l’allarme e la lotta contro gravi minacce a carattere transfrontaliero».

In buona sostanza, con il trattato in vigore, l’Ue può «completare» l’azione degli Stati «contro i grandi flagelli» soltanto con dei consigli, ma non ordini imperativi quali sono le «raccomandazioni», come è d’uso fare sul fronte dell’economia. Per questo, in un recente intervento, la Von der Leyen, ha proposto agli Stati membri un vero e proprio piano per costruire l’Europa della Sanità, piano che sarà discusso quanto prima dal Consiglio dei capi di Stato e di governo. Se accolto, la Commissione avrà più poteri e potrà indirizzare ai singoli Stati membri precise e vincolanti «raccomandazioni» di politica sanitaria, e non più soltanto «consigli». Inoltre saranno rafforzate due istituzioni Ue, come il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l’Ema (Agenzia europea per il farmaco), con una spesa di 750 milioni nei prossimi sette anni.

Più in dettaglio: attualmente ogni paese comunica a Bruxelles i dati sulla pandemia con standard propri, diversi da un paese all’altro. Con il piano di Ursula, «la sorveglianza epidemiologica dovrà basarsi su standard e definizioni comuni», e il tutto dovrà essere comunicato in tempi rapidi da ogni paese al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che a sua volta dovrà sostenere la Commissione Ue nel contrasto delle pandemie con una «sorveglianza in tempo reale, compresa la dichiarazione di uno stato d’emergenza Ue». L’Ecdc avrà nuovi compiti di portata strategica, quali la costruzione di una rete di laboratori di riferimento dell’Ue, oltre alla pianificazione di una capacità di intervento delle task force Ue per sostenere le risposte dei singoli paesi alle pandemie.

Quanto all’Ema, che ora si limita a controllare la sicurezza dei farmaci, nel piano di Von der Leyen dovrà ampliare di molto il raggio d’azione: «monitorare e mitigare il rischio di carenza di farmaci e di dispositivi medici; fornire pareri scientifici su medicinali che possano trattare, prevenire o diagnosticare le malattie in grado di scatenare crisi sanitarie; coordinare gli studi per monitorare l’efficacia e la sicurezza dei vaccini; coordinare le sperimentazioni cliniche». Tutte queste attività, assolutamente necessarie per contrastare un’epidemia, attualmente sono carenti, per non dire inesistenti, non solo a livello di Unione europea, ma anche in molti paesi membri.

(Estratto dell’articolo pubblicato su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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