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Il vaiolo delle scimmie non si chiamerà più monkeypox

Nome Vaiolo Scimmie

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aveva annunciato a giugno che il vaiolo delle scimmie o monkeypox avrebbe cambiato nome. Ecco perché e come si chiamerà

 

A giugno un gruppo di scienziati aveva pubblicato un articolo su Virological per chiedere che al vaiolo delle scimmie o monkeypox venisse cambiato nome.

Ieri l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fatto sapere quale sarà la nuova denominazione.

LA TRANSIZIONE DA MONKEYPOX A MPOX

“A seguito di una serie di consultazioni con esperti mondiali, l’Oms inizierà a utilizzare il nuovo termine ‘mpox’ come sinonimo di vaiolo delle scimmie. Entrambi i nomi saranno utilizzati contemporaneamente per un anno, mentre ‘monkeypox’ verrà gradualmente eliminato”. È quanto comunicato in una nota dall’Oms.

Secondo gli esperti, il termine ‘mpox’ può essere utilizzato anche in altre lingue oltre all’inglese, ma se dovessero sorgere problemi di denominazione, saranno affrontati con lo stesso meccanismo. Anche le traduzioni vengono solitamente discusse in collaborazione con le autorità governative competenti e le società scientifiche interessate.

PERCHÉ DECIDE L’OMS

Come spiega l’Agenzia, l’assegnazione dei nomi alle malattie nuove e, in via del tutto eccezionale, a quelle esistenti è di competenza della stessa Oms, attraverso un processo consultivo che coinvolge i suoi Stati membri.

PERCHÉ MONKEYPOX CAMBIA NOME

Come già denunciato dagli autori nel titolo stesso (Urgent need for a non-discriminatory and non-stigmatizing nomenclature for monkeypox virus) dell’articolo pubblicato su Virological, l’Oms ha spiegato che la decisione è stata presa in seguito a varie segnalazioni circa l’utilizzo del nome della malattia in un linguaggio razzista e stigmatizzante online, così come in altri ambienti e in alcune comunità.

La prima volta che è stata usata la denominazione ‘vaiolo delle scimmie’ per gli umani era il 1970, dopo che il virus che causa la malattia era stato scoperto nelle scimmie in cattività nel 1958 – anche se in realtà la sua origine è tuttora sconosciuta e potrebbe non essere nemmeno nato dalle scimmie.

“Secondo le buone pratiche – afferma l’Oms – i nomi delle nuove malattie dovrebbero essere assegnati con l’obiettivo di ridurre al minimo l’inutile impatto negativo dei nomi sul commercio, i viaggi, il turismo o il benessere degli animali, evitando di offendere qualsiasi gruppo culturale, sociale, nazionale, regionale, professionale o etnico”.

I DATI SULL’MPOX

Dallo scoppio della recente epidemia, finora sono stati segnalati all’Oms più di 81.000 casi e 55 decessi dovuti all’mpox in 110 Paesi.

Fonte: Organizzazione mondiale della sanità

Secondo l’Organizzazione il rischio globale rimane moderato e, al di fuori dei Paesi dell’Africa occidentale e centrale, l’epidemia continua a colpire principalmente gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini.

Fonte: Organizzazione mondiale della sanità

PREVISIONI E DISUGUAGLIANZE

Ma negli Stati Uniti – dove New York e San Francisco sono state due delle prime città a dichiarare l’mpox un’emergenza sanitaria l’estate scorsa – nonostante il cambio di nome, alcuni esperti temono che “se il virus rimane in circolazione (come è molto probabile) e se le disparità persistono (come quasi certamente accadrà), la malattia potrebbe finire per affliggere migliaia di americani vulnerabili ogni anno con un’altra malattia debilitante, stigmatizzata e trascurata”.

Infatti, anche se il numero di nuove infezioni diminuisce, le disuguaglianze aumentano. The Atlantic osserva che sebbene attualmente si registrino circa 15 casi al giorno tra gli americani (ovvero meno del 4% del numero di casi registrati quando l’ondata era al suo apice), i neri e gli ispanici costituiscono la maggioranza dei nuovi casi e contraggono la malattia a un tasso da 3 a 5 volte superiore a quello dei bianchi, soprattutto perché hanno ricevuto un numero proporzionalmente inferiore di vaccini.

Fonte: Cdc

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