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Come si trasmette il vaiolo delle scimmie (monkeypox)?

Come Trasmette Vaiolo Scimmie

Il vaiolo delle scimmie o monkeypox non è una malattia a trasmissione sessuale. Ecco cosa dicono gli esperti su come si trasmette il virus

 

Sono 92 i casi di vaiolo delle scimmie o monkeypox per ora confermati in 12 Paesi in cui il virus non è endemico. A riferirlo è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la quale ribadisce che “in base alle informazioni attualmente disponibili, i casi sono stati identificati principalmente, ma non esclusivamente, tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM) che si sono rivolti alle cliniche di assistenza primaria e di salute sessuale”.

Ma quindi il vaiolo delle scimmie si trasmette solo attraverso rapporti sessuali?

COME SI TRASMETTE IL VAIOLO DELLE SCIMMIE

Dato che da quando si è iniziato a parlare dei primi contagi la malattia è stata subito stigmatizzata, diversi esperti hanno sottolineato che “non si tratta di una malattia a trasmissione sessuale, ma di un’infezione virale”.

Questo significa che certo, può diffondersi durante i rapporti sessuali, ma non solo. Come ha scritto la Federazione degli ordini dei medici, la trasmissione sessuale non è l’unica modalità di trasmissione del vaiolo delle scimmie.

“L’infezione – spiega la Federazione – può derivare da uno stretto contatto con secrezioni respiratorie, lesioni cutanee di una persona infetta od oggetti recentemente contaminati [es. abiti, asciugamani, lenzuola, ndr] e la trasmissione attraverso le particelle respiratorie delle goccioline [droplet, ndr] di solito richiede un contatto faccia a faccia prolungato, il che mette a maggior rischio il personale sanitario oppure i membri della famiglia dei casi attivi. […] La trasmissione può avvenire anche attraverso la placenta dalla madre al feto (vaiolo delle scimmie congenito)”.

Anche l’Oms chiarisce che “il monkeypox si trasmette da una persona all’altra attraverso il contatto ravvicinato con lesioni, fluidi corporei, goccioline respiratorie e materiali contaminati (come le lenzuola)”.

NO ALLA STIGMATIZZAZIONE DELLA MALATTIA

Essendo stato sottolineato da diverse istituzioni, tra cui il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che i primi casi erano stati identificati tra uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM), Unaids, il Programma delle Nazioni Unite per l’Hiv e l’Aids, ha esortato media e governi a rispondere “con un approccio basato sui diritti e sulle evidenze, che eviti lo stigma”.

“Stigma e colpevolizzazione minano la fiducia e la capacità di rispondere efficacemente durante epidemie come questa – ha dichiarato Matthew Kavanagh, vicedirettore esecutivo di Unaids – L’esperienza dimostra che la retorica stigmatizzante può rapidamente disattivare una risposta basata sull’evidenza, alimentando cicli di paura, allontanando le persone dai servizi sanitari, ostacolando gli sforzi per identificare i casi e incoraggiando misure inefficaci e punitive”.

Anche il direttore sanitario dello Spallanzani, Andrea Antinori, ha chiarito: “L’epidemiologia di questa malattia ci dice che si trasmette attraverso i contatti stretti, quelli sessuali lo sono per definizione, ma non sono gli unici possibili. Anche perché la presenza del virus nello sperma o nei secreti genitali è in fase di studio. Evitiamo dunque l’identificazione di questa malattia con il gruppo di uomini che fanno sesso con uomini, perché potrebbe essere stigmatizzante”.

SERVIZI DI SALUTE SESSUALE SOTTO PRESSIONE

Nel Regno Unito, che ha segnalato il primo caso di vaiolo delle scimmie, si teme ora che la malattia abbia un “impatto massiccio” sull’accesso ai servizi di salute sessuale. Il personale delle cliniche, riferisce il Guardian, è già costretto a isolarsi se è entrato in contatto con persone infette e a Londra, dove è stata rilevata la maggior parte dei casi identificati nel Regno Unito, le cliniche di salute sessuale hanno impedito alle persone di entrare.

“La situazione sta già mettendo a dura prova la forza lavoro e avrà un impatto enorme se il personale dovrà isolarsi” ha detto dottoressa Claire Dewsnap, consulente in medicina genitourinaria e presidente dell’Associazione britannica per la salute sessuale e l’Hiv.

“In termini di infezione e di conseguenze per gli individui, non sono così preoccupata – ha chiarito Dewsnap – ma sono preoccupata per la nostra capacità di mantenere buoni servizi di salute sessuale e di accesso per tutti, pur gestendo questa nuova infezione”.

La dottoressa ha infatti denunciato i tagli che sono stati fatti alla sanità pubblica negli ultimi dieci anni e che hanno inevitabilmente coinvolto anche i servizi di salute sessuale per i quali servirebbero “adeguati finanziamenti”.

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