Non c’è pace per Banca Ifis. L’istituto controllato dalla famiglia Fürstenberg Fassio affonda a Piazza Affari, dove il titolo arriva a perdere oltre il 38%, scivolando a 13,20 euro, dopo una raffica di novità che il mercato ha accolto nel peggiore dei modi. A pesare non è un solo elemento, ma la combinazione di un drastico taglio delle previsioni di utile per il 2026, dell’annuncio della cessione del business dei crediti deteriorati, di nuovi accantonamenti per 70 milioni di euro e dell’incertezza legata all’ispezione ancora in corso della Banca d’Italia.
PERCHÉ IL MERCATO HA PUNITO LA NUOVA GUIDANCE DI BANCA IFIS
Il colpo più pesante arriva dalla revisione della guidance, cioè delle previsioni economiche comunicate agli investitori. Banca Ifis presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio (nella foto) stima ora di chiudere il 2026 con un utile netto compreso tra 100 e 110 milioni di euro, contro la precedente forchetta di 170-190 milioni. Una sforbiciata di circa il 40% che rappresenta, di fatto, un profit warning, ossia un avvertimento al mercato che i risultati saranno sensibilmente inferiori alle aspettative indicate solo pochi mesi fa. La banca precisa che la nuova guidance non include gli effetti dell’eventuale vendita del business dei crediti deteriorati né quelli che potrebbero derivare dalla conclusione dell’ispezione di Bankitalia, lasciando quindi aperti ulteriori elementi di incertezza.
Il secondo tassello riguarda proprio la decisione di mettere in vendita il comparto degli Npl (Non performing loans), cioè i crediti deteriorati: prestiti che i debitori non riescono più a rimborsare regolarmente. Il consiglio di amministrazione ha dato il via a un processo competitivo per la cessione delle attività svolte dalle controllate Ifis Npl Servicing e Ifis Npl Investing, che oggi gestiscono un portafoglio con un valore netto contabile di circa 1,5 miliardi di euro. Si tratta del cosiddetto Net Book Value (Nbv), cioè del valore a cui quei crediti sono iscritti nei conti della banca dopo le svalutazioni già effettuate. Il portafoglio è composto prevalentemente da crediti di piccolo importo e privi di garanzie reali.
L’operazione punta al deconsolidamento del business Npl, vale a dire alla sua uscita dal perimetro del gruppo attraverso la vendita. Secondo la banca, la scelta consentirà di rafforzare il profilo patrimoniale e di accelerare il riposizionamento verso il commercial banking, concentrando maggiormente l’attività sui servizi finanziari alle imprese, agli imprenditori e alle famiglie. Ma per il mercato la notizia ha anche un altro significato: gli Npl hanno rappresentato per anni uno dei pilastri del modello di business di Ifis e la loro cessione segna un cambiamento profondo della strategia industriale.
PERCHÉ IFIS CAMBIA STRATEGIA SUGLI NPL
La decisione non nasce dal nulla. Per la banca della famiglia Fürstenberg Fassio la vendita del business Npl è l’ultimo tassello di una profonda riorganizzazione avviata dopo l’acquisizione di illimity Bank, completata nel 2025 tramite offerta pubblica di acquisto e scambio. Negli ultimi mesi l’istituto aveva già annunciato la vendita di ARECneprix a Prelios, dopo avere ceduto Hype e Abilio, con l’obiettivo di alleggerire il perimetro del gruppo e concentrarsi sulle attività considerate strategiche. Lo stesso business degli Npl stava mostrando segnali di rallentamento: nel primo trimestre del 2026 i ricavi del comparto erano scesi a 47,2 milioni di euro, oltre 33 milioni in meno rispetto all’anno precedente, mentre l’utile si era ridotto a 1,3 milioni. A incidere erano stati margini più bassi, prezzi di acquisto dei portafogli meno favorevoli e soprattutto una crescente pressione regolamentare.
Proprio quest’ultimo aspetto aiuta a comprendere la scelta annunciata dal gruppo. Negli ultimi anni le regole europee sul cosiddetto calendar provisioning hanno imposto alle banche di mettere progressivamente più risorse da parte a copertura dei crediti deteriorati. In pratica, gestire questo tipo di attività è diventato più oneroso in termini di capitale e meno redditizio rispetto al passato. In questo contesto Ifis ha deciso di accelerare il riposizionamento verso il credito alle imprese e il commercial banking, riducendo progressivamente il peso di un business che per anni aveva rappresentato uno dei suoi punti di forza.
GLI ACCANTONAMENTI, L’ISPEZIONE DI BANKITALIA E LE INCERTEZZE
Se la revisione della strategia ha sorpreso il mercato, ancora più pesanti sono apparsi gli accantonamenti annunciati contestualmente. La banca ha infatti deliberato rettifiche complessive per circa 70 milioni di euro nel secondo trimestre. Di questi, 30 milioni riguardano alcune esposizioni creditizie di grandi dimensioni e sono stati effettuati, spiega l’istituto, anche sulla base delle risultanze preliminari dell’ispezione generale condotta dalla Banca d’Italia. In altre parole, la banca ha deciso di mettere da parte risorse aggiuntive per coprire possibili perdite future, adottando un approccio più prudenziale nella valutazione di alcuni crediti.
Altri 40 milioni di euro derivano invece dalla revisione delle aspettative di recupero di alcuni portafogli di crediti deteriorati acquisiti con illimity Bank. Si tratta soprattutto di esposizioni cartolarizzate, cioè crediti trasformati in strumenti finanziari e successivamente ceduti sul mercato. L’aggiornamento delle stime sui recuperi futuri ha quindi spinto Ifis a mettere da parte ulteriori risorse per coprire il rischio di eventuali perdite, nell’ambito della strategia con cui il gruppo punta a ridurre la propria esposizione ai rischi.
A rendere ancora più prudente il quadro è il fatto che il processo ispettivo non è ancora concluso. L’ispezione sul posto da parte della Banca d’Italia è terminata, ma il rapporto finale non è stato ancora notificato. Lo stesso amministratore delegato Frederik Geertman ha spiegato agli analisti che la banca attende le conclusioni definitive “tra la fine di luglio e l’inizio di settembre”, motivo per cui “non possiamo ancora dare una guidance formale per il 2027”. Il manager ha sottolineato che sono ancora aperti diversi dossier, a partire proprio dalla cessione del business Npl, della quale “non abbiamo ancora la dimensione dell’operazione”.
L’obiettivo dichiarato resta quello di chiudere la firma dell’accordo entro la fine del 2026, con il perfezionamento dell’operazione previsto all’inizio del 2027. Per quest’anno la banca punta inoltre a un coefficiente patrimoniale Cet1 del 13,5%, cioè il principale indicatore della solidità patrimoniale di un istituto di credito, con l’ambizione di arrivare al 14%.
Tra le altre misure comunicate dalla banca figura anche l’iscrizione in bilancio di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite (Dta), una voce distinta dagli accantonamenti già citati. Si tratta di crediti fiscali che potranno essere utilizzati negli anni futuri per rafforzare il capitale della banca. Un elemento positivo che, tuttavia, non è bastato a controbilanciare le preoccupazioni degli investitori per il taglio delle previsioni di utile e per le incertezze ancora aperte.
CHE COSA DICE GEERTMAN SUI DIVIDENDI E SUL 2027
Geertman ha comunque cercato di rassicurare il mercato anche sul fronte della remunerazione degli azionisti. “La politica non è cambiata formalmente”, ha affermato durante la conference call con gli analisti, precisando tuttavia che la decisione sul dividendo sarà presa “alla fine dell’anno, quando avremo una visione più chiara di quello che succede”. Anche questo messaggio riflette la fase di transizione attraversata dalla banca, impegnata a ridisegnare il proprio modello di business dopo l’integrazione di illimity.
L’istituto sottolinea che il pieno effetto delle sinergie derivanti dalle operazioni straordinarie concluse nel 2025 sarà visibile soltanto nel 2027, insieme ai benefici attesi sul fronte della raccolta di risorse finanziarie, dell’integrazione commerciale e dell’ottimizzazione dei costi. Nel frattempo il gruppo ha annunciato una revisione della base dei costi per adeguarla alla nuova configurazione operativa.
Per il mercato, però, il messaggio arrivato oggi è stato soprattutto quello di una banca che deve fare i conti con un contesto più complesso del previsto e con una revisione significativa delle proprie prospettive economiche.






