Alla fine la scure del presidente Usa Donald Trump si è abbattuta, come minacciato più volte, sulle case farmaceutiche che – per scelta o per impossibilità – non hanno trovato un accordo per ridurre il prezzo dei farmaci importati dagli Stati Uniti e che ora incorreranno in dazi al 100%.
COSA PREVEDE L’ORDINE ESECUTIVO DI TRUMP
I dazi, come annunciato dalla Casa Bianca, colpiranno principalmente i farmaci brevettati e i loro principi attivi, ma non i farmaci generici, che costituiscono oltre il 90% dei medicinali venduti negli Stati Uniti secondo la Food and Drug Administration (Fda).
Le grandi aziende hanno 120 giorni per definire piani volti a evitare i dazi del 100%, mentre le aziende di piccole e medie dimensioni avranno 180 giorni. Inoltre, le società che trasferiscono la produzione negli Stati Uniti prima di gennaio 2029 saranno soggette a dazi ridotti del 20%, mentre le società che siglano accordi sui prezzi con il governo potranno azzerarli.
ACCORDI SUI PREZZI E INCENTIVI
Le case farmaceutiche che aderiscono all’iniziativa del prezzo della “nazione più favorita” vendono già alcuni farmaci direttamente ai consumatori attraverso la piattaforma TrumpRx o programmi di assicurazione sanitaria pubblica come Medicaid, con prezzi allineati a quelli di mercati esteri selezionati.
Ad oggi, stando a Reuters, 17 aziende hanno siglato tali accordi, di cui 13 completati e quattro in fase di negoziazione.
L’IMPATTO SUI PARTNER COMMERCIALI
I dazi più bassi già concordati con partner chiave, tra cui Europa, Svizzera, Regno Unito, Corea del Sud e Giappone, saranno comunque rispettati.
In particolare, il Regno Unito, scrive Bbc, manterrà a zero i dazi sulle esportazioni farmaceutiche verso gli Stati Uniti per tre anni, in cambio di un aumento dei prezzi dei farmaci tramite il National Health Service (NHS), con l’obiettivo di incentivare il lancio di nuove terapie sul mercato britannico.
L’amministrazione Trump ha spiegato che “l’obiettivo è portare le altre aziende al tavolo delle trattative”.
EFFETTI SUL SETTORE E RISCHI
Come osserva Reuters, le aziende piccole e medie, prive di portafogli diversificati, potrebbero subire aumenti dei costi imprevisti se non stipulano accordi sui prezzi o trasferiscono la produzione, mentre i grandi produttori risultano privilegiati grazie agli accordi già siglati.
“Come spesso accade, il diavolo sta nei dettagli e ciò che suona bene in un comunicato stampa potrebbe non apparire uguale quando viene applicato realmente”, ha commentato Richard Frank della Brookings Institution.
INVESTIMENTI E STRATEGIA COMMERCIALE
Stando alla Bbc, la minaccia dei dazi ha già stimolato promesse di investimenti negli Stati Uniti per circa 400 miliardi di dollari da parte delle aziende farmaceutiche. Le misure sui dazi si inseriscono in una strategia più ampia dell’amministrazione Trump, che ha già negoziato accordi con oltre una dozzina di aziende per ridurre i prezzi dei farmaci e riportare produzione sul territorio nazionale.







