Martedì il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha annunciato il lancio di un progetto sui minerali critici che coinvolge dodici membri dell’alleanza: Italia, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Turchia.
I MINERALI CRITICI PER LA DIFESA
Anche se si tende a parlare di minerali critici soprattutto in relazione all’energia, questi sono fondamentali anche per l’industria della difesa. Le terre rare, ad esempio, non sono presenti solo nelle turbine eoliche, ma anche nei droni, negli aerei da caccia e nei missili, come gli statunitensi Patriot oggetto dei discorsi sulle forniture all’Ucraina.
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Altri minerali rilevanti per il comparto della difesa sono il gallio, il germanio e l’antimonio: il primo viene impiegato nei sensori radar, il secondo nelle tecnologie a infrarossi e il terzo nella produzione di munizioni. La Cina è il paese dominante a livello globale nell’estrazione e/o nella raffinazione di questi tre elementi, oltre che delle terre rare e di molti altri minerali critici, tra cui il litio e la grafite per le batterie.
COSA PREVEDE L’INIZIATIVA DELLA NATO SUI MINERALI CRITICI
Parlando alla riunione di Ankara, Rutte ha dichiarato che, “affinché la nostra difesa rimanga pronta e forte, è necessario che la nostra base industriale e le nostre catene di approvvigionamento siano resilienti”. I dodici membri della Nato che hanno aderito all’iniziativa collaboreranno all’acquisizione, allo stoccaggio, al trasporto, alla gestione e al riciclo dei minerali critici e dei loro derivati necessari al settore della difesa.
I MEMBRI DELLA NATO DEVONO RIDURRE LA DIPENDENZA DALLA CINA
Lo scorso aprile, nei giorni della firma del memorandum d’intesa sui minerali critici tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, degli anonimi funzionari di un paese membro della Nato avevano detto a Bloomberg che gli europei e gli americani devono agire in fretta e concretamente per ridurre le loro dipendenze dalla Cina. In caso contrario – sostenevano – i piani sull’aumento delle spese per la difesa ne risulterebbero compromessi, e Pechino manterrebbe la capacità strategica di limitare o bloccare le forniture di questi materiali essenziali.
L’intento anti-cinese del memorandum tra Washington e Bruxelles era chiaro, anche se Pechino non veniva menzionata esplicitamente. Il segretario di stato americano Marco Rubio, però, dichiarò che “l’eccessiva concentrazione di queste risorse e il fatto che siano dominate da uno o due luoghi rappresentano un rischio inaccettabile. Abbiamo bisogno di diversificazione nelle nostre catene di approvvigionamento, di diversificazione nelle fonti da cui ricaviamo i minerali critici”.
IL PIANO D’AZIONE TRA EUROPA E AMERICA
Oltre a firmare il memorandum, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno anche definito un “piano d’azione” per migliorare la cooperazione su una serie di misure economiche e di pratiche operative: ad esempio la definizione di prezzi minimi per i minerali critici, l’armonizzazione degli accordi di fornitura, la promozione degli investimenti, la creazione di standard sull’estrazione e la lavorazione degli elementi, la costituzione di scorte strategiche e l’elaborazione di meccanismi di risposta rapida alle crisi degli approvvigionamenti.
GLI STATI UNITI FANNO SCORTA DI LITIO
A proposito di scorte, nei giorni scorsi il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha aperto un’asta dal valore massimo di 300 milioni di dollari per l’approvvigionamento di circa 16.000 tonnellate di carbonato di litio (un materiale necessario alla manifattura delle batterie) nel giro dei prossimi cinque anni.
Dall’inizio del 2026 i prezzi del carbonato di litio sono cresciuti di oltre un terzo perché si temono squilibri tra la domanda, in aumento, e l’offerta, localizzata in paesi come la Cina, il Cile e lo Zimbabwe.
Gli Stati Uniti stanno puntando molto sulla “messa in sicurezza” delle filiere dei minerali critici. Per esempio, lo Us Army – cioè l’esercito – vuole aprire delle piccole raffinerie di alcuni elementi all’interno delle basi militari. A febbraio il governo americano ha presentato il “Project Vault”, un progetto da 12 miliardi di dollari per la creazione di una riserva di minerali critici per usi civili.






