Skip to content

minerali critici

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Cosa c’è nel memorandum (anticinese) Ue-Usa sui minerali critici

L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno firmato un memorandum d'intesa e un piano d'azione per migliorare la collaborazione sui minerali critici e contrastare la Cina. Tutti i dettagli.

Venerdì 24 aprile l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno firmato un memorandum d’intesa sui minerali critici per l’energia, la difesa e le tecnologie digitali con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina, cioè il paese che al momento domina le filiere della maggior parte di questi materiali.

COSA PREVEDE IL MEMORANDUM UE-USA SUI MINERALI CRITICI

Il documento, siglato dal commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic e dal segretario di stato americano Marco Rubio, rappresenta la formalizzazione della “partnership strategica” – così è stata definita – tra i due paesi per lo sviluppo di “catene di approvvigionamento dei minerali critici sicure e sostenibili”, oltre che complete: l’iniziativa copre infatti tutte le fasi della supply chain, dall’estrazione fino al riciclo, passando per la lavorazione e la raffinazione del materiale grezzo.

“I minerali critici sono alla base di ogni settore orientato al futuro: la resilienza è quindi imprescindibile e affrontare le vulnerabilità è un imperativo”, ha dichiarato Sefcovic.

UNA MISURA ANTI-CINESE

L’intento anti-cinese del memorandum è chiaro, anche se il paese non è stato menzionato esplicitamente. Rubio, però, ha dichiarato che “l’eccessiva concentrazione di queste risorse e il fatto che siano dominate da uno o due luoghi rappresentano un rischio inaccettabile. Abbiamo bisogno di diversificazione nelle nostre catene di approvvigionamento, di diversificazione nelle fonti da cui ricaviamo i minerali critici”.

Al momento la Cina esercita un’influenza notevolissima sulle filiere della maggior parte dei minerali critici, dal litio alle terre rare, dall’antimonio al tungsteno. Il controllo delle forniture fisiche di queste materie prime permette a Pechino di limitarne le vendite, danneggiando le economie dei paesi dipendenti. Il controllo del valore di queste materie prime – ossia la possibilità di farli crescere o calare attraverso una minore o maggiore produzione – le permette invece di stroncare, eventualmente, i progetti minerari occidentali, intaccandone la redditività.

LE INIZIATIVE AMERICANE ED EUROPEE

Da anni gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre la loro dipendenza mineraria dalla Cina attraverso lo sviluppo di supply chain alternative – posizionate in paesi alleati, affini o vicini – e di una filiera nazionale. Questa politica ha conosciuto un’accelerazione ulteriore con l’inizio del secondo mandato del presidente Donald Trump: il governo americano è perfino diventato azionista di diverse compagnie minerarie specializzate in elementi critici, come Usa Rare Earth e Mp Materials (terre rare), Trilogy Metals (rame, cobalto, gallio e germanio) e Lithium Americas (litio).

L’Unione europea, con il Critical Raw Materials Act, ha stabilito che entro il 2030 dovrà estrarre internamente almeno il 10 per cento dei minerali critici che consuma, processarne il 40 per cento e riciclarne il 15 per cento. Il blocco, poi, non dovrà dipendere da un singolo fornitore esterno per più del 65 per cento del suo fabbisogno. A marzo dell’anno scorso la Commissione ha adottato la lista finale dei quarantasette progetti strategici per le materie prime critiche, che richiederanno un investimento complessivo di 22,5 miliardi di euro: la spesa verrà sostenuto dalla Commissione, dai paesi membri e dalle istituzioni finanziarie.

– Leggi anche: Riciclo, l’Ue vuole fermare l’export di batterie esauste e rifiuti in terre rare

L’ACTION PLAN FOR CRITICAL MINERALS SUPPLY CHAIN RESILIENCE

Oltre a firmare il memorandum, Washington e Bruxelles hanno anche steso un “piano d’azione” per migliorare la cooperazione su una serie di misure economiche e di pratiche operative: ad esempio la definizione di prezzi minimi per i minerali critici, l’armonizzazione degli accordi di fornitura, la promozione degli investimenti, la creazione di standard sull’estrazione e la lavorazione degli elementi, la costituzione di scorte strategiche e l’elaborazione di meccanismi di risposta rapida alle crisi degli approvvigionamenti.

UN ACCORDO MULTILATERALE?

A detta della Commissione europea, questo Action Plan “apre la strada a una possibile iniziativa commerciale plurilaterale con i partner globali”. Gli Stati Uniti, del resto, hanno già firmato dei documenti simili con il Giappone e con il Messico. E lo scorso febbraio il vicepresidente J.D. Vance aveva rivelato la volontà dell’America di creare un blocco commerciale per i minerali critici assieme ai paesi alleati e affini. Più recentemente, il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha detto che gli alleati americani devono essere disposti a pagare prezzi più alti di quelli di mercato per i minerali estratti e lavorati all’infuori della Cina.

Non tutti sono entusiasti di quest’ultima proposta, però, temendo che possa portare a un aumento dei costi per le aziende utilizzatrici di materiali critici, o che possa provocare una reazione commerciale da parte di Pechino.

Nel testo dell’Action Plan tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, comunque, si legge che “politiche e pratiche non di mercato pervasive hanno reso le filiere dei minerali critici delle economie di mercato vulnerabili a una miriade di interruzioni, tra cui la coercizione economica. Porre rimedio a tali vulnerabilità è un imperativo”.

Torna su