Lo stato di crisi di Porsche e dell’intero gruppo cui fa riferimento, Volkswagen, non è certo più una notizia. Ma più passano i mesi più ci si rende conto che tale situazione, pur perdurando da un biennio, ha ancora contorni poco chiari e che paiono ampliarsi costantemente.
VOLKSWAGHEN E PORSCHE TAGLIANO ANCORA
Da qui la costante esigenza di inasprire i piani “lacrime e sangue” varati tanto a livello centrale quanto dai singoli marchi (per l’intero Gruppo Vw si parla persino della necessità di lasciare a casa in tutta fretta 100mila persone rispetto alle 30mila annunciate in un primo tempo).
Quel che è certo è che Porsche, che ha eliminato negli ultimi mesi 3900 posizioni, ora procederà con un taglio gemello: dovrà insomma fare a meno di altri 4000 dipendenti. Proprio come preannunciato dal quotidiano economico Handelsblatt i tagli si concentreranno sulla storica sede di Zuffenhausen.
DOVE SI CONCENTRANO I TAGLI
Sebbene si tratti di indiscrezioni di stampa al momento non confermate, potrebbero presto dover lasciare Porsche anche figure apicali come la responsabile per l’Europa Iryna Kauk, Christiane Zorn, a capo della regione “Mercati esteri e in crescita” e Maryam Djavadi, titolare dei programmi di personalizzazione. La scelta di accanirsi su tre top manager di sesso femminile, ovviamente, sta destando ulteriori critiche.
In linea generale, aveva riportato la testata tedesca, i tagli decisi da Stoccarda (che dovrebbero avvenire avvalendosi per lo più di pre-pensionamenti) saranno trasversali interessando i settori amministrativi, mansioni tecniche, operai e posizioni manageriali. Il segno che si vuole dare per non indispettire i sindacati, del resto, è che ogni unità sarà chiamata a fare sacrifici.
PORSCHE DEVE RALLENTARE
I numeri di Porsche sono ben noti e certificano l’urgenza: nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono ulteriormete calate del 15% a 60.991 veicoli rispetto ai risultati per nulla brillanti del 2025. Potrebbero pure spingere la dirigenza a optare per forti riduzioni nella produzione. Si parla persino di contrazioni del 30 per cento.
Solo a fine luglio si sapranno i dati relativi al secondo trimestre di quest’anno, ma pare ormai chiaro che la Casa sportiva tedesca intenda arrivare al delicato appuntamento con gli azionisti avendo sotto braccio un piano di ristrutturazione mirato a rimettere i conti in carreggiata almeno nell’immediato.
TAMPONATA DA EST E DA OVEST
Anche perché i problemi veri che attanagliano Porsche a livello globale – ovvero i dazi di Trump che le sbarrano la strada nel suo principale mercato, gli Usa (ancora nel primo trimestre il Nord America si è confermato il primo sbocco con 18.344 vetture consegnate) e la costante perdita di terreno in Cina (dove nel medesimo periodo sono state consegnate appena 7.519 auto con un ulteriore crollo del 21%) – non potranno essere risolti altrettanto velocemente richiedendo strategie più elaborate.






