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Tutte le giravolte a 5 stelle dei renziani

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I renziani? Esperti in giri di valzer e balli popolari. Ci hanno messo un anno e mezzo per andare all’abbraccio con i 5 stelle. Tempo perso per l’intero Paese, dopo averne sabotato ogni possibile intesa all’inizio di legislatura. Poi l’improvvisa conversione, che ha lasciato poco spazio al segretario Zingaretti. Il commento di Gianfranco Polillo

 

Il governo è ancora in mente dei e già un primo compromesso su principi contrapposti ed entrambi indisponibili. L’ultima e definitiva votazione, almeno stando alle dichiarazioni, sul taglio dei parlamentari, è messa in naftalina. Se ne riparlerà nel corso della legislatura. Quando? Non è dato da sapere. Sarà lo stesso disegno di legge o si ricomincerà da capo? Le regole costituzionali non pongono vincoli, se non il limite minimo di tre mesi tra le due ultime votazioni su un identico testo di legge.

In teoria, quindi, potrebbe passare un mese come un anno. Le controindicazioni sono solo di natura politica. Il Pd aveva fatto le barricate contro quell’ipotesi, adducendo più che giuste preoccupazioni di carattere costituzionale. La bramosia di potere lo porterà alla successiva capitolazione, o il trascorrere del tempo legittimerà, se non altro, una modifica dell’impianto originario? Necessario per fargli salvare la faccia nei confronti del proprio elettorato. Ed allora si ricomincerà da capo nel dipanare la tela infinita della Grande Riforma.

L’allarme tra i renziani ortodossi è già scattato. “Qualcuno vuole sabotare l’accordo con i 5 stelle” ha tuonato Anna Ascani, vicepresidente del Pd. Strana etnia quella dei renziani. Esperti in giri di valzer e balli popolari. Ci hanno messo un anno e mezzo per andare all’abbraccio con i 5 stelle. Tempo perso per l’intero Paese, dopo averne sabotato ogni possibile intesa all’inizio di legislatura. Poi l’improvvisa conversione, che ha lasciato poco spazio al segretario Zingaretti. Non un ripensamento, ma un continuismo degno di miglior causa. Mantenere nelle proprie mani le redini effettive del partito, con tanti saluti per i risultati delle “primarie” o della volontà degli iscritti. Che vale solo quando incorona il giovane principe. Altro che Ghino Di Tacco: il leader socialista usava il potere d’interdizione solo nei confronti degli altri partiti.

Sarà anche questa volta lo schema vincente? Difficile dirlo. Forse le difficoltà sono maggiori. La “rivoluzione parlamentare”, di stampo trasformista, offre le chances maggiori ai 5 stelle. Un rapporto di due ad uno, in cui il Pd ha un ruolo ancillare. Gli sarà quindi difficile resistere ad una deriva, basata sulle fantasiose teorie della democrazia diretta, di cui il taglio dei parlamentari, senza alcuna altra riforma costituzionale, è figlio diretto. All’interno del Pd, con ogni probabilità, sarà, quindi, una lotta corpo a corpo.

Da un lato un gruppo, quello renziano, dal profilo culturale labile ed incerto. Il fascino della modernità subito in modo acritico ed estemporaneo. Dall’altro coloro che si considerano gli eredi della filosofia classica tedesca. Che nella storia d’Italia – si pensi alla Resistenza – hanno avuto un ruolo decisivo, nel fondare una democrazia parlamentare. Saranno disposti per un pugno di dollari a sacrificare qualcosa che è impresso nel loro Dna? Questo è il grande interrogativo che turba gli inizi di questo nuovo viaggio. Il compromesso appena raggiunto rinvia a un dopo non definito il momento della verità. Ma si tratta di una pietra che resta sospesa sulla testa di militanti e dirigenti. Mentre nell’Italia di tutti i giorni cresce uno sconcerto sempre più ampio.

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