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Tutta l’influenza della Turchia in Somalia

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Come e perché la presenza della Turchia si fa sempre più pervasiva in Somalia. L’analisi di Giuseppe Gagliano
Se è arduo negare che il nostro governo abbia certamente fallito sul piano della comunicazione, come hanno opportunamente messo in evidenza sia Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, sia Carlo Jean, legittimando il movimento integralista somalo al-Shabaab, non si deve dimenticare che tutto ciò è la conseguenza del ruolo sempre più irrilevante che il nostro paese ha ormai in Somalia come d’altra parte in Libia. Irrilevanza che ha consentito almeno a partire dal 2010 alla Turchia di esercitare anche in Somalia — come in Libia — un ruolo sempre più rilevante sul piano militare e sul piano economico sia in funzione antiterroristica sia con lo scopo di contenere e limitare l’influenza degli Emirati Arabi Uniti nel Corno di Africa e in particolare in relazione al separatismo di Somaliland e di Puntland.

Dal punto di vista strettamente storico, infatti, non deve destare particolare sorpresa il ruolo che i servizi di sicurezza turchi (Miti) hanno avuto in Somalia per la liberazione della nostra connazionale Silvia Rimano.

Gli accordi di cooperazione tra Somalia e Turchia iniziano già nel 2010, accordi questi che prevedono l’addestramento delle forze armate con la finalità principale di garantire la stabilità politica interna. A tale proposito pensiamo all’infrastruttura militare costruita proprio in Somalia e ai consistenti aiuti economici dati alla nazione africana.

In secondo luogo la Turchia ha posto in essere iniziative per a costruzione di infrastrutture fondamentali per la Somalia come il rinnovamento dell’aeroporto internazionale di Aden Adde, la modernizzazione del porto di Mogadiscio — oggi gestito dal gruppo turco Al-Bayrak — e la realizzazione di uno dei più moderni ospedali del Corno d’Africa ribattezzato Erdoğan Research and Training Hospital.

In terzo luogo, allo scopo di rafforzare la sua presenza in Somalia, la Turchia ha agito attraverso sia l’agenzia per la cooperazione internazionale sia l’agenzia per la gestione delle emergenze, soprattutto attraverso la mezzaluna Rossa.

L’uso, da parte della Turchia, di questi strumenti di influenza è certamente speculare a quello utilizzato dagli Stati Uniti per consolidare o ampliare la propria egemonia a livello globale e dalla Cina proprio in Africa facendo gli opportuni distinguo.

Di particolare importanza, per quanto riguarda l’identità politica religiosa, è certamente il Direttorato per gli affari religiosi che costituisce uno strumento formidabile per consolidare il Soft Power turco in Somalia.

In ultima analisi l’influenza della Turchia in Somalia deve essere inquadrata in un contesto geopolitica più ampio e cioè quello della influenza turca in Africa di cui abbiamo già discusso in relazione al ruolo centrale di Gibuti, ma soprattutto in relazione al fatto che il Corno d’Africa costituisce uno snodo geoeconomico fondamentale nel controllo delle rotte marittime commerciali del quadrante sub-continentale afro-asiatico-indiano (Mar Rosso e l’Oceano Indiano).

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