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Silvia Romano, cosa hanno fatto i Servizi segreti della Turchia

di

Erdogan

Grazie alla mediazione dei Servizi segreti della Turchia la cooperante italiana Silvia (ora Aisha) Romano è tornata libera. Commenti, analisi e approfondimenti

I servizi segreti di Ankara sono stati una delle chiavi decisive per la liberazione di Silvia (ora Aisha) Romano.

Questo tweet dice più di tante indiscrezioni e ricostruzioni giornalistiche.

IL RUOLO DELLA TURCHIA E LE CONSEGUENZE PER L’ITALIA

Ha scritto oggi Repubblica: “Il caso Romano apre infine una finestra geopolitica sui rapporti tra Italia e Turchia. La collaborazione di Ankara è stata decisiva per portare a termine la liberazione della giovane. E si candida a favorire – è opinione diffusa in ambienti di governo una nuova fase nei rapporti con Erdogan. A partire dal dossier più caldo, quello libico: Italia e Turchia sono tradizionalmente schierate con Serraj, la mediazione tra il presidente libico e il generale Haftar è a un punto morto, tutti i Paesi coinvolti nella guerra a bassa intensità nella regione sono pronti a muovere le pedine per definire nuovi equilibri. Ma la collaborazione potrebbe allargarsi anche agli scambi commerciali, in una fase di drammatica contrazione mondiale, e alla lotta al terrorismo”.

L’ESPANSIONISMO NEO OTTOMANO IN AFRICA

Ha scritto Open: “La presenza turca in Somalia si è sviluppata nell’ultimo decennio. Dal 2011 Recep Tayyip Erdoğan è ammirato come un salvatore. Quando l’Europa voltò le spalle alla grande carestia che colpì il Paese in quell’anno, il Sultano scese dall’aereo con la moglie a Mogadiscio per correre in soccorso del fratello musulmano. Milioni di dollari di aiuti confluirono nel Paese per rafforzare il sistema educativo, le infrastrutture, e ricostruire l’apparato militare grazie all’addestramento dell’esercito somalo. Nella sua visione neo-ottomana e di rilancio della Sublime Porta Erdoğan ha allungato le sue mire oltre il Mediterraneo guardando ai 10 miliardi di barili di petrolio che Mogadiscio può offrire.

Lo scorso gennaio, il presidente turco ha annunciato di aver accettato l’invito del governo somalo per l’esplorazione di pozzi petroliferi. Ad oggi Ankara può contare anche su una base militare, la più grande costruita all’estero. Le compagnie turche gestiscono i porti aerei e marittimi di Mogadiscio, i suoi mercati sono pieni di merci prodotte dalla Turchia e la Turkish Airlines vola direttamente nella capitale, il primo grande vettore internazionale a farlo. La Somalia occupa inoltre una posizione strategica fondamentale per il suo accesso al Mar Rosso e al Golfo di Aden, uno degli snodi del commercio di petrolio più importanti al mondo.

Ma la partita di Erdoğan in Africa non si sta giocando solo in Somalia. Già nel 2005 il presidente turco aveva lanciato il suo programma di “Open to Africa Policy” per traghettare Ankara verso un nuovo mercato: quello africano e ristabilire legami con Paesi una volta sotto l’influenza ottomana. Nel 2017 Erdoğan ha rivolto il suo sguardo anche al Sudan e all’allora dittatore Omar al Bashir, deposto nel 2019, con cui concluse un accordo per il restauro dei siti ottomani nel Paese”.

IL SERVIZIO SEGRETO TURCO VISTO DA GIANCARLO ELIA VALORI:

Il Servizio Segreto turco, il Mit (Milli Istihbarat Teşkilati) fu fondato da Mustafa Kemal Ataturk nel 1925, ma solo nel 1985, in una fase di grande trasformazione della politica interna turca, il Servizio ebbe il suo nome attuale, ovvero Ufficio Nazionale dell’Intelligence, e fu inoltre posto sotto la direzione e la copertura politica (che è fondamentale, non come accade oggi in Italia) del Primo Ministro.

Dagli anni ’50, che sono quelli in cui il ruolo della Turchia diviene essenziale, nel Fianco Est della Nato, il Mit ha una relazione molto solida con la Cia, ma il Mit non ha mai, comunque, avuto una efficace e stabile rete di agenti e di collaborazioni con i Servizi europei, mentre può vantare da sempre buone relazioni con le Agenzie russe, ovviamente dopo il 1992, con l’Azerbaigian, perfino con i Servizi di Singapore. E con le tutte le intelligence mediorientali.

Ovviamente, un obiettivo primario e istituzionale dell’attività del Mit è la penetrazione/controllo del Pkk curdo, nato da una organizzazione “maoista” con sede a Ankara che si poi riorganizza, dopo il golpe militare del 1971, in un partito politico marxista-leninista, che ha ovviamente un braccio armato, che diventerà preponderante dopo il 1984, oltre a una rete strettamente politica e semi-visibile.

Altro obiettivo istituzionale del Mit è l’organizzazione di Fethullah Gûlen, Hizmet.

Una vasta rete religioso-politica che, inizialmente, sostiene il partito di Erdogan, l’Akp, ma poi ne diviene il peggior nemico.
Hizmet  ovvero“Servizio”) è una comunità che ha origine nel cemaat, una tradizionale organizzazione sufi tipica dell’Anatolia, ma poi, nella fase del boom economico turco, nato con il regime di Turgut Ozal, primo ministro dal 1983 al 1989, poi Presidente della Repubblica dal 1989 al 1993, anno della sua morte, diviene una grande rete per il business.

In questa seconda fase, Hizmet diviene una solida potenza economica, senza peraltro dimenticare il suo ruolo umanitario, poi, secondo alcuni analisti, arriva ad essere un Parallel Yapi, una “struttura parallela”.

I tre livelli dell’organizzazione di Gûlen sono sapienziali e culturali ai livelli più alti, ma presuppongono una organizzazione precisa e quasi militare ai livelli più bassi, che operano nelle università, nei giornali, nelle strutture produttive.
Un “calvinismo islamico”, come è stato definito, con l’idea primaria di realizzare, sia pure con la carità e la benevolenza, il sogno di un Islam onnipervasivo e anche, soprattutto, “politico”.

Non a caso il movimento di Gûlen è fuorilegge nelle monarchie del Golfo, in Pakistan, dichiarato tale dall’Organizzazione della Cooperazione Islamica, mentre l’Ue e gli Usa non ritengono però Hizmet una organizzazione terroristica.

La tensione tra l’Akp e il movimento di Gûlen sorge, inizialmente, con il movimento di Gezi Park del giugno 2013, quando proprio il capo di Hizmet polemizza contro la mano, a suo dire troppo pesante, usata dal governo di Erdogan con gli studenti.
Poi, alcuni investigatori notoriamente legati al movimento gulenista, pongono sotto accusa, peraltro pubblicamente, i figli di alcuni ministri, senza risparmiare nemmeno Erdogan.

Il tentato golpe del luglio 2016 porta Erdogan ad accusare il movimento di Gûlen di averlo interamente organizzato e diretto.

Non è vero, ma è l’idea migliore per giustificare la demolizione erdoganiana delle FF.AA. turche e, precedentemente, della rete occulta detta Ergenekon.
Hakan Fidan, il capo dei Servizi turchi, è del tutto interno a queste prospettive dello Stato dell’Akp e del suo presidente Erdogan, del quale è sempre stato fedelissimo ma intelligente esecutore, pur con una carriera nei Servizi piuttosto complicata: è capo del Mit (e quindi sottosegretario di Stato) dal 2010 fino al 2015, ma il 7 febbraio del 2015 si dimette per partecipare alle elezioni, ovviamente nelle file dell’Akp.

Un mese dopo l’accettazione della sua candidatura al Parlamento, Hakan Fidan rassegna ancora le dimissioni, questa volta politiche, e torna subito dopo a fare il capo del Mit.

Partecipa anche, talvolta quasi da solo, alle trattative segretissime di pace tra il governo turco e il Pkk curdo, a Oslo, nel 2009, ma poi Fidan organizza soprattutto le reti del contrabbando, non solo petrolifero, tra l’Iran e la Turchia.

(articolo estratto da Il Denaro; qui la versione integrale)

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