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Sussidi

Sussidi, ecco gli accordi anticinesi tra Giappone, Usa e Ue

Il Giappone punta a definire delle regole condivise sui sussidi con gli Stati Uniti e con l'Unione europea, in modo da evitare la frammentazione internazionale e favorire il contrasto della Cina. Tutti i dettagli.

Stando al quotidiano Nikkei, gli Stati Uniti e il Giappone sono vicini ad approvare una serie di nuove regole sui sussidi ai beni strategici – come i semiconduttori, i magneti permanenti, i veicoli elettrici e le batterie per lo stoccaggio di energia – finalizzate al contrasto della Cina. Tokyo punta a definire degli standard condivisi anche con l’Unione europea.

CHI ACCUSA LA CINA

L’America, in particolare, accusa Pechino di creare scompiglio sui mercati globali attraverso la vendita di grandi quantità di pannelli solari e auto elettriche a prezzi bassissimi (resi possibili anche dagli aiuti pubblici alle aziende nazionali): in questo modo, la Cina aggira il problema della saturazione della domanda interna e contemporaneamente sottrae market share alla concorrenza straniera.

È una ricostruzione condivisa dall’Europa, che lo scorso settembre ha annunciato un’inchiesta anti-sovvenzioni sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina. “In questo momento i mercati globali”, aveva spiegato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, “sono inondati da economiche auto elettriche cinesi. E il loro prezzo è tenuto artificialmente basso da enormi sussidi statali. Questo distorce il nostro mercato”.

SUSSIDI: REGOLE CONTRO IL DISORDINE

Secondo le nuove regole nippo-americane, i sussidi sono giustificati quando contribuiscono agli obiettivi di decarbonizzazione e di sicurezza economica, garantendo ad esempio la stabilità delle forniture di componenti.

Il coordinamento tra Washington e Tokyo serve anche a evitare una proliferazione disordinata degli incentivi pubblici alla manifattura domestica, che andrebbe a creare una situazione nella quale i paesi “competono nell’adottare politiche protezionistiche con il pretesto di diminuire la loro dipendenza dalla Cina”. Lo scenario internazionale, in verità, assomiglia molto alla situazione appena descritta: sia gli Stati Uniti che il Giappone, ma anche l’Unione europea, hanno infatti stanziato incentivi alla produzione di tecnologie critiche (microchip, batterie e non solo) proprio con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina.

Il governo giapponese, per esempio, punta a investire 133,6 miliardi di dollari in dieci anni nella transizione ecologica.

L’INCONTRO TRA BIDEN E KISHIDA

Il presidente americano Joe Biden e il primo ministro giapponese Fumio Kishida si incontreranno a Washington mercoledì 10 aprile e pubblicheranno un comunicato congiunto in merito alla partnership sui sussidi. Secondo il Nikkei, verrà anche istituito un dialogo ministeriale dedicato allo sviluppo delle nuove regole, al quale parteciperanno la segretaria del Commercio statunitense Gina Raimondo e il ministro dell’Economia giapponese Ken Saito.

IL COORDINAMENTO AMERICA-GIAPPONE

Al di là delle tensioni per l’acquisizione dell’azienda siderurgica US Steel da parte di Nippon Steel, la cooperazione commerciale-politica tra Stati Uniti e Giappone è piuttosto stretta. Tokyo, per esempio, si è allineata a Washington nel controllo alle esportazioni in Cina di tecnologie avanzate per i chip: una politica volta a limitare le capacità cinesi di accedere ai dispositivi fondamentali per il progresso economico-industriale e militare.

Delle cinque aziende al mondo che producono macchinari avanzati per la manifattura di microchip, tre sono statunitensi (Applied Materials, Lam Research e KLA), una è giapponese (Tokyo Electron) e una è nederlandese (ASML). Anche i Paesi Bassi partecipano al piano degli Stati Uniti per l’isolamento tecnologico di Pechino.

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