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Vi spiego come e perché Cina e Australia guerreggiano

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Che cosa succede davvero tra Cina e Australia? L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

 

Il responsabile dell’agenzia di spionaggio nazionale australiana, Asio, ha reso noto a tutti i politici australiani che sono oramai a tutti gli effetti “bersagli attraenti” per le spie straniere che cercano di rubare segreti e manipolare il processo decisionale.

Infatti Mike Burgess, il direttore generale dell’Asio, ha detto che i servizi di intelligence stranieri stanno cercando di “coltivare in modo ingannevole i politici a tutti i livelli” per promuovere i propri interessi .

In particolare sia Asio — il servizio di sicurezza australiano — che la polizia federale australiana stanno attualmente indagando sui presunti tentativi di un certo numero di persone di influenzare il parlamentare laburista del New South Wales Shaoquett Moselmane al fine di “promuovere gli interessi e gli obiettivi politici” del governo cinese. Moselmane ha naturalmente negato qualsiasi illecito. L’inchiesta ha certamente acuito le tensioni con il governo cinese.

D’altra parte il mese scorso Pechino ha accusato l’Australia di “atti barbari e irragionevoli” dopo che i funzionari della sicurezza australiana avevano interrogato quattro giornalisti cinesi dei media statali e perquisito le loro abitazioni alla fine di giugno. A tale proposito, nonostante le indagini svolte dall’Asio e dalla polizia federale australiana sull’interferenza straniera siano solitamente avvolte dal segreto, alcuni dettagli sono emersi a causa dell’impugnazione fatta presso l’Alta corte di giustizia promossa da John Zhang, un collaboratore dello del parlamentare Moselmane. Zhang ha negato ogni illecito e ha contestato i mandati usati per perquisire la sua proprietà alla fine di giugno.

I documenti con i quali Zheng è stato indagato indicano che Zhang e altri avrebbero utilizzato un gruppo di chat privato sui social media e altri forum con il parlamentare al fine di promuovere gli interessi e gli obiettivi politici del governo cinese in Australia.

La pervasività dello spionaggio cinese in Australia non deve sorprendere.

Proprio a novembre del 2019 un disertore dell’intelligence cinese ha fornito al governo australiano informazioni su un’ampia e capillare rete di spie cinesi sotto copertura a Hong Kong, Taiwan e Australia. La storia di Wang “William” Liqiang, questo il nome del disertore cinese, ha fatto notizia in tutta l’Australia. Secondo le informative il 26enne cinese proviene dalla provincia orientale cinese del Fujian e ha disertato in Australia ad ottobre, mentre faceva visita alla moglie e al figlio neonato che vivono a Sydney. Attualmente si troverebbe in una casa sicura appartenente all’Australian Security Intelligence Organization (Asio). Dopo avere appreso la notizia, la polizia di Shanghai ha sottolineato che Liqiang è un piccolo criminale che è stato dichiarato colpevole di aver utilizzato documenti fraudolenti e che per questo è stato condannata ad una pena detentiva di 15 mesi. Inoltre, in una dichiarazione rilasciata domenica, l’ambasciata cinese a Canberra ha descritto il signor Liqiang come un truffatore condannato e ricercato dalla polizia dopo essere fuggito dalla Cina con un passaporto falso. Tuttavia i media australiani indicano che Liqiang ha fornito all’Asio una dichiarazione giurata di 17 pagine, in cui descrive in dettaglio il suo lavoro di ufficiale dell’intelligence sotto copertura.

In un articolo pubblicato sabato, The Sydney Morning Herald ha definito Liqiang come “il primo agente cinese che abbia mai fatto saltare la sua copertura”, e ha affermato di aver dato all’Asio “una serie di informative senza precedenti” sulle operazioni di spionaggio cinese in sud-est asiatico. Il giornale ha affermato che il disertore ha anche fornito informazioni relative alle reti di intelligence cinesi in Australia.

Dal punto di vista strettamente politico questa importante informativa conferma ancora una volta la capillarità e la pericolosità dello spionaggio cinese a livello globale ed in particolare in Australia.

A causa della politica di proiezione di potenza cinese la solida alleanza tra Australia e America rischia di essere compromessa.

Non dobbiamo infatti dimenticare che le mire strategiche cinesi sono strettamente legate alla Nuova Via della Seta e coinvolgono l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico.

Il ruolo delle industrie estrattive e delle materie prime, il ruolo delle esportazioni cinesi, la volontà di fare ingenti investimenti nelle infrastrutture portuali, soprattutto nella zona della Papua Nuova Guinea attraverso il rifinanziamento del debito e nel Mare dei Coralli, sono tutte scelte strategiche che nascono non solo con lo scopo di aumentare la presenza cinese in questa cruciale zona geografica ma anche con quello di ridimensionare da un lato in modo profondo quella australiana e dall’altro con lo scopo di contribuire a indebolire l’asse geopolitico americano-australiano.

È sufficiente pensare agli accordi siglati dalla Cina con lo stato di Victoria per avere una idea chiara del peso crescente cinese in Australia, come agli accordi siglati con il Nuovo Galles del Sud australiano. Per non parlare poi degli ingenti finanziamenti cinesi al più importante gasdotto australiano e cioè al Bunbury Natural Gas Pipeline.

Al di là di questi accordi bilaterali l’influenza complessiva della Cina in Australia passa attraverso la diaspora cinese, e attraverso i media locali in lingua mandarina che diffondono la politica ufficiale di Pechino e soprattutto attraverso un’ampia e capillare rete di spionaggio.

A questa offensiva cinese l’Australia ha cominciato a rispondere in prima battuta con un documento ufficiale e cioè con il Libro bianco della Difesa del 2009, che ha sottolineato il ruolo della Cina nel contesto della sicurezza.

In secondo luogo l’Australia ha impedito all’azienda Huawei sia di porre in essere un cavo sottomarino tra Papua e Guadalcanal, sia di porre in essere l’infrastruttura 5G.

In terzo luogo ha rafforzato la cooperazione militare con le Filippine, il Vietnam, la Malesia, l’Indonesia, Singapore, la Thailandia e soprattutto con il Giappone, cooperazione questa che serve a ridimensionare e contenere la prepotenza di Pechino nel Mar cinese meridionale.

In quarto luogo ha incrementato le spese militari sia nel 2017 – siglando contratti di collaborazione con Fincantieri all’interno del programma Future Frigates-SEA 5000 per la costruzione di 9 fregate per la Royal Australian Navy del valore di circa 35 miliardi di dollari australiani – sia nel febbraio del 2019 con il gruppo francese Naval Group siglando un contratto da 34 miliardi di euro per la costruzione di 12 sottomarini a propulsione convenzionale destinati alla Royal Australian Navy.

In quinto luogo l’Australia ha deciso di prendere parte alla esercitazione denominata Malabar 2020 insieme a India, Stati Uniti e Giappone. Non a caso l’esercitazione si terrà nell’Oceano Indiano. Soprattutto la sua presenza, dopo quella del 2007, consentirà di rafforzare il Dialogo quadripartito sulla sicurezza, o “Quad” in funzione anti-cinese.

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