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Finti giornali. Tanto rumore per nulla?

Ci sono finti giornali on line? E chi li gestisce? Sono da criticare o da elogiare? Considerazioni a margine su giornalismo, comunicazione, lobbismo e reputazione on line dei manager. La lettera di Francis Walsingham

 

Caro direttore,

te lo dico francamente: stai esagerando. Ti stai incaponendo su una questione peraltro da me sollevata. Accidenti a me e quando m’è venuto di mandarti quella letterina.

Ma come ti hanno detto anche esperti web e comunicatori – vedo dal tuo ultimo pezzo -, tutti sapevano tutto: ossia che ci sono dei finti giornali con delle vere e proprie markette, come dite voi giornalisti di vecchio stampo, ossia dei siti che non sono testate giornalistiche ma portali di contenuti su aziende e manager. Un calderone in cui uffici stampa, comunicatori e addetti alle relazioni esterne si abbeverano e ci sguazzano.

Non vedo francamente dove sia lo scandalo. O pensi che siete solo voi giornalisti ad avere il monopolio dell’informazione? Tanto più che l’informazione di fatto è ormai ben poca cosa: tutto (o quasi) è comunicazione. Sei tu che hai un’idea romantica, ossia datata, della professione.

Aggiornati. Infatti – come vedo – ti hanno dato giustamente dell’ignorante del web.

Prendi semplicemente atto che non ci sono solo i giornali sul web, ci sono siti di contenuti su aziende e manager; potremmo chiamarla per certi versi informazione di servizio, un servizio che serve anche alle aziende interessate e ai top manager.

E questi siti – una decina?, centinaia?, chi può dirlo? – contribuiscono legittimamente ad avere un peso (sicuramente minore rispetto ai grandi giornali e alle testate giornalistiche) nella reputazione on line delle aziende e dei loro amministratori e presidenti.

Non capisco dove sia il caso.

D’accordo, mi dirai: ieri sera su X alcuni utenti per rispondere a una tua domanda hanno segnalato che mi pare due di quei siti sono di Reputation Manager, ossia della società che stila la classifica di reputazione on line dei top manager che ti ho descritto dettagliatamente nella mia precedente missiva e che ha ulteriormente approfondito il tuo collaboratore Claudio Trezzano.

Ho controllato ed è vero.

E quindi? Quindi nulla. Pensi che un certo numero di siti, peraltro poco o nulla indicizzati, influiscano positivamente sulla reputazione on line dei dirigenti aziendali? Suvvia.

Devi solo prendere atto che – avendo tu una certa età, ma comunque meno della mia – sei legato a schemi superati, obsoleti.

Ma scusa: il presidente di una squadra di calcio di serie A è o non è l’editore del maggiore quotidiano sportivo? Tutti lo sanno, e dunque chi legge la Gazzetta dello sport sa che è di proprietà del presidente del Torino, Urbano Cairo.

Un piccolo ma ben fatto giornale web dedicato alla tecnologia è edito e diretto da un consulente del sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha la delega all’innovazione tecnologica? Sì: agli addetti ai lavori è chiarissimo. Evviva la trasparenza.

Con la tua logica, le società di lobbying non dovrebbero mettere on line testate giornalistiche o entrare come soci in giornali e riviste. Invece succede, come nel caso di Utopia, ed è salutare per l’informazione: perché così la glasnost è massima, evidente e benvenuta. Più voci ci sono, meglio è.

E come ti ho dimostrato, una primaria società di comunicazione come Comin & Partners ha giochicchiato con voi giornalisti sulla quota del fondo Merlyn in Tim e nessuno, o quasi, ha fiatato.

A te forse fa venire l’orticaria, ma finalmente gli steccati sono caduti fra giornalismo, comunicazione e lobbismo, quindi opportunamente giornalisti e direttori di giornali ritirano premi per la comunicazione digitale.

Un’evoluzione che fa bene alla vostra stessa professione, anche se tu forse non riesci a comprenderlo.

Ti spiego. Queste innovazioni professionali e deontologiche consentono al vostro mestiere di sopravvivere. Infatti voi giornalisti dovete solo sperare – visto il cimitero dei giornali di carta – che aziende, enti, associazioni, ordini e istituzioni non indicizzino per bene i loro siti (anche se molte grandi aziende già lo fanno) sui motori di ricerca, perché altrimenti anche i giornali web rischierebbero di diventare superflui, vista le scarse autorevolezza e credibilità che mediamente avete voi giornalisti: chi cercherà sul web notizie e informazioni, si ritroverà finalmente solo i comunicati ufficiali di aziende, enti, associazioni, ordini e istituzioni. Tanto già, all’incirca, vi limitate a rimasticare i comunicati stampa.

Medita bene, caro direttore.

Prenditi qualche giorno di vacanza, forse ne hai bisogno.

Un caro saluto

Francis Walsingham

+++

Se stai scherzando, ok: ho riso di gusto. Se non stai scherzando, come penso, ti risponderò nei prossimi giorni. Se avrò tempo e voglia. Comunque ti anticipo: concordo su nulla. E magari sento anche la versione di Reputation Manager. (M.A.)

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