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Europa in lockdown? La nuova infodemia sul caldo

Rassegna stampa bollente: il Corriere della Sera informa che l'Europa è "bloccata" dal caldo, l'esperto di Repubblica vaticina un weekend infernale e il Quotidiano Nazionale ripesca i virologi dell'epoca Covid. Ma siamo sicuri che il caldo non abbia dato la testa a più di un direttore nelle redazioni dei giornaloni? La lettera di un accaldato e disperato Francis Walsingham

Caro direttore,

non so se leggi il Corriere della Sera, nel caso volevo informarti che da quest’oggi siamo tutti nuovamente in lockdown.

No, non è un rigurgito del Covid-19, l’Hantavirus che ci ha tenuto col fiato mozzato per un paio di settimane non c’entra e nemmeno l’ebola, dato che per ora si conta un unico caso in Francia.

Il nuovo male collettivo non è virale, benché colpisca tutti, specie chi non ha il pinguino acceso in casa o in ufficio. Parlo del caldo che arroventa le nostre teste come pure la voglia di fare click nelle redazioni.

Ti prendo il Corriere della Sera.

Come vedi da via Solferino hanno sguinzagliato collaboratori e giornalisti per dedicarci una pluralità di articoli, con tanto di mappe e mappette infernali (domenica 28 giugno direi arriverà direttamente l’apocalisse qua nel Vecchio continente, a giudicare dalla scala cromatica che dal rosso vira al nero).

Tu dirai: su Start tentiamo di essere l’unica oasi in cui le notizie sul caldo in estate e sul freddo in inverno non trovano ospitalità, vedi di non mettertici proprio tu a trattarle.

Però qui, direttore, stiamo di fronte a un fatto importantissimo. Se devo tenermi al tenore letterale del più letto, glorificato, giornalone italiano, l’ondata di calore sta letteralmente “bloccando” la vita – e l’economia – del Vecchio continente, come solo finora era riuscito a fare il Covid coi suoi lockdown.

Entro nel pezzo regalando un click a Cairo e scopro: “A Parigi la Torre Eiffel da oggi a sabato chiude alle 16 e non più alle 0.45. Con una temperatura di 40 gradi la struttura di acciaio si allunga di 15 centimetri. Anche il Louvre chiuderà alle 16, due ore prima del solito”.

E, ancora “L’ondata di calore ha investito anche il Sud della Gran Bretagna dove si sono raggiunti i 37 gradi, record assoluto nazionale di giugno: oltre 300 scuole sono state chiuse. A Buckingham Palace e a Windsor sospeso il cambio della guardia. Il principale operatore ferroviario britannico ha invitato a non viaggiare oggi e domani. In Spagna molti Comuni hanno cancellato i tradizionali falò di San Giovanni previsti stasera a causa della temperatura di 44 gradi e per il pericolo di incendi. In Svizzera il Cantone di San Gallo ha limitato il prelievo di acqua da fiumi e laghi”.

Ecco, in fin dei conti non mi pare che ci sia questa paralisi urlata nel titolo.

Anzi, googlando posso dire che il pastone manca di qualche notizia perché, allarmismo per allarmismo avrei anche riportato, con riferimento alla Francia, questo articolo di Orizzonte Scuola che in fondo mi pare più importante della chiusura anticipata della Torre Eiffel: “Caldo record in Francia: 1.352 scuole chiuse, rinvii per la maturità”.

Lungi da mere dare addosso al solo Corriere. Che il caldo dia la testa a più di un direttore nelle redazioni dei giornaloni mi pare ovvio.

Vado su Repubblica e mi accoglie direttamente l’immagine di una Europa trasformata ormai in Mordor che se la naviga in oceani di magma ed è avvolta da vortici di fuliggine.

Non bastassero già i 35 gradi che avverto alle 10 del mattino e l’infaticabile frinire delle cicale, queste mappe che spaziano dal rosso al viola mi convincono che la situazione sia insostenibile.

E l’immancabile intervista all’esperto mi azzera ogni voglia di vivere residua: “E’ solo l’inizio, scordiamoci un’estate mite”.

Anche La Stampa del nuovo corso nonostante le belle parole dell’editore sul giornalismo meno urlato e più moderato apre sul caldo come farebbe uno Studio Aperto qualsiasi: “Nel weekend aumenta il caldo”. Però devo spezzare una lancia a favore di un quotidiano che intende tornare regionale: molti dei box riguardano il blackout di Torino. Se ci si attiene ai fatti, insomma, mi sta anche bene.

Inoltre il titolo è di gran lunga più onesto di quello del Corriere: “Mezza Europa boccheggia”. Boccheggia. Non bloccata. Converrai che c’è una bella differenza.

Per citare Nanni Moretti: “Le parole sono importanti”.

Mi complimento anche col Messaggero, che tiene le notizie sul meteo solo in taglio basso.

Naturalmente anche l’Ansa (che probabilmente ricorderai porta avanti una duratura partnership col ilmeteo.it, il sito dei titoloni più urlati al mondo) spara la notizia in taglio alto. Subito dopo la notizia della scarcerazione di Alemanno (se leggesse i giornaloni gli verrebbe voglia di tornarsene al fresco, porello).

Lo abbiamo evocato, vuoi che ilmeteo.it non si smentisca? “Arriva Caronte: nel weekend punte di 40 gradi”. E un altro articolo vaticina: “Prossimi giorni cambia il tipo di caldo. Diventerà addirittura opprimente con disagio fisico [mappa]”. Ammetto di non aver avuto voglia di indagare ulteriormente e non so cosa si mappi: forse le zone del fisico che subiranno maggior disagio…

Ovviamente sui quotidiani non ci sono solo i titoli a farci boccheggiare, ci si mettono pure le rassegne fotografiche: gente che ingurgita anche due gelati alla volta, altri che prendono d’assalto le fontane, altri ancora che si sparano un ventilatore portatile in faccia. Sogghigno al pensiero del fotografo di turno che voltato l’angolo della redazione dice ai primi turisti che incontra per Roma: “fatemi una espressione di chi ha molto caldo”.

Che mestizia. Quasi rimpiango i virologi dei tempi del Covid.

Alt, contrordine. Ecco che Quotidiano Nazionale li recupera dalla naftalina per intervistarli pure sul caldo.

Non piango solo per non disidratarmi.

Uno sconsolato – e accaldato,

Francis Walsingham

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