Teniamone conto quando riduciamo a populismo di bassa lega (o Lega) le battute di Matteo Salvini sul ritirare la cittadinanza agli stranieri che delinquono e lo subissiamo di critiche, anche dalla maggioranza, per fargli fanno notare come straniere siano anche persone che sono intervenute per fermare l’aggressore di Modena. E come ci siano italiani senza avi stranieri che fanno cose orribili ma cittadini rimangono.
Sappiamo qualcosa di più del nostro cervello, ma ne sappiamo sempre pochissimo. Le immagini ci rendono chiaro come, qualunque cosa proviamo e facciamo, tutto si risolva in meccanismi chimico-fisici, attivazione di alcune aree, neuroni che si attivano, sinapsi, collegamenti… Tutto viene insomma ridotto a una visione organicista, anche le emozioni e l’irrazionalità che un tempo attribuivamo ad altro, a un’indefinita e metafisica psiche. Anche perché nella nostra scatola cranica convivono per lo meno due cervelli, uno atavico e primordiale, che decide all’istante in base al meccanismo preda-predatore, e uno posato e ponderato che ragiona prima di parlare, figuriamoci di fare.
La follia che retrosta con ogni evidenza all’auto lanciata contro la folla non è del tutto distinta dal mondo culturale immigrato musulmano dal quale arriva il laureato disoccupato, nato a Bergamo ma figlio di stranieri. Un mix, la sua minima bio, di integrazione accademica e isolamento sociale. Come quello dei soccorritori ribattezzati eroi, anche se molto meno del Luca che ha stretto la mano a Mattarella e Meloni in favore di camere. Richieste non da lui, beninteso.
In estrema sintesi: chi va fuori di testa rimane comunque nel mondo che conosce e, se deve assumere un modello per fare una pazzia, lo replica da ciò che ha attorno, per esempio l’attentato con auto lanciata contro la folla. Ma anche la coltellata, la violenza vista mille volte in dimensione virtuale, il rapporto sessuale facile con la donna sempre consenziente e lussuriosa, l’omicidio del coniuge ormai insopportabile che abbiamo sentito riportare mille volte in cronaca. La si battezza emulazione ma non è una semplice imitazione, è uno scenario narrativo e culturale dove poggiamo un crash, un crack, un bip del nostro cervello.
Vale per Modena, per i maranza e per gli hikikomori, tanto per citare due devianze giovanili dove italiani delle varie generazioni si mescolano in un avvilente melting pot. Ma rivediamo anche la qualifica di eroe, patentino attribuito per tante ragioni più o meno buoniste, perché l’istinto di buttarsi contro un uomo per evitargli di fare danno può scattare in chiunque, disseppellendo da pigrizia e prudenza un istinto fortunatamente sopravvissuto e teso a salvare il gruppo, non solo se stessi. E così funziona sia per chi parla perfettamente l’italiano, sia per colui che lo mastica a malapena, quando gli si fanno i complimenti e i sempre solerti, profondi giornalisti chiedono “perché”.
Vale per Modena, vale per le Maldive, gli sport estremi, gli espertissimi che muoiono più dei neofiti quando si avventurano in qualcosa di rischioso. Il cervello è un organo complesso e misterioso, anche se ne sappiamo qualcosa di più, un po’ come lo spazio. Due infiniti ai quali ci affacciamo da uno spiraglio di conoscenza e comprensione strettissimo.







