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Ecco la vera posta in gioco fra Usa e Cina sul 5G in Italia

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Perché continua il pressing degli Usa non solo sull’Italia per il 5G. L’analisi di Giuseppe Gagliano

Durante la sua visita ufficiale a Roma il segretario di Stato degli Usa, Mike Pompeo, ha sottolineato con la consueta chiarezza i gravi rischi determinati dalle relazioni economiche con la Cina. Il segretario di Stato ha infatti affermato che la tecnologia cinese delle telecomunicazioni rappresenta una minaccia evidente alla sicurezza nazionale italiana e soprattutto alla privacy dei cittadini italiani con un chiaro riferimento a Huwaei e alla rete 5G.

Per il segretario di Stato infatti dimenticare il ruolo determinante del Partito Comunista cinese nel contesto dello sviluppo dell’infrastruttura delle telecomunicazioni costituisce un errore fatale per la sicurezza nazionale. Basti riflettere sul fatto che sia l’intelligenza artificiale che la rete 5G costituiscono per la Cina uno strumento indispensabile per il controllo della società civile e quindi per il rafforzamento del potere politico del Partito Comunista cinese come abbiamo già avuto modo di evidenziare in un articolo precedente.

D’altronde, il tentativo di contrastare il primato tecnologico americano da parte della azienda cinese dipende sia dalla capacità di sfruttamento delle terre rare — che costituisce non tanto un altro fronte di guerra economica fra Cina e Stati Uniti quanto piuttosto un fronte contiguo e parallelo a quello tradizionale — sia dai noduli polimetallici.

Ebbene, le affermazioni di Pompeo costituiscono nient’altro che una prosecuzione perfettamente coerente con la linea di aperta guerra economica intrapresa dagli Usa nei confronti della Cina, postura offensiva questa che era stata già ampiamente esplicitata nel gennaio del 2020 da Pompeo. Ma rappresentano soprattutto la volontà americana di riaffermare la propria egemonia globale di riallineare gli alleati riottosi e di tutelare — come nel caso della guerra economica sul gas con la Russia e con Gazprom — le proprie aziende secondo una logica protezionista.

Ritornando alle dichiarazioni del ministro degli esteri Di Maio, questi ha sottolineato la consapevolezza da parte dell’Italia delle legittime preoccupazioni degli Stati Uniti. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che proprio il ministro Di Maio è stato nel nostro paese fra i maggiori promotori di un’apertura verso il Dragone.

Proprio a tale riguardo, il memorandum firmato da Pechino a Roma il 23 marzo del 2019 che prevede investimenti per 2 miliardi di euro rappresenta la necessità da parte dell’Italia di assumere una postura a livello internazionale multilaterale e di tutelare i propri investimenti.

Pur confermando il tradizionale allineamento italiano alla architettura euro-atlantica, Di Maio ha sottolineato come il nostro paese abbia già adottato una normativa specifica volta a garantire la sicurezza. Di fronte agli avvertimenti di Pompeo — che al di là della dimensione diplomatica dell’incontro suonano come un preciso monito rivolto all’Italia a interrompere ogni relazione con Huwaei — appare del tutto comprensibile e legittima la reazione durissima del presidente di Huwaei Italia, Luigi De Vecchis, che ha sottolineato da un lato la violenza schiacciante delle posizioni assunte dagli Usa e dall’altro lato ha risposto a Pompe0, seppure indirettamente, affermando che Huwaei non ha alcuna intenzione di lasciare l’Italia.

Un’ultima osservazione infine. Che gli Stati Uniti temano che la rete 5G possa rappresentare un cavallo di Troia per la sicurezza nazionale del nostro paese non deve destare alcuna sorpresa dal momento che proprio gli Stati Uniti hanno posto in essere una vasto e capillare sistema di sorveglianza sia attraverso la Cia che l’Nsa.

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