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Coronavirus e sindrome virale comune, ecco come distinguerli

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coronavirus fake news

L’approfondimento del dottor Roberto Gava, medico omeopata, specializzato cardiologia, in farmacologia clinica e tossicologia medica su come distinguere l’infezione da Coronavirus da una sindrome virale comune

La continua evoluzione dell’epidemia da Coronavirus CoVID-19 che sta interessando il nostro Paese sta creando un giustificato allarme in molte persone.

I nostri Governanti fanno bene a cercare di usare ogni sistema per arginare l’estensione del contagio per il semplice motivo che le persone più gravi (specie gli anziani, ma non solo) potrebbero trovarsi in condizioni critiche che necessitano di una respirazione assistita. I nostri Centri ospedalieri di Terapia Intensiva, però, hanno delle capacità di assistenza limitate e quindi se il numero dei contagiati sale bruscamente in pochi giorni o settimane, i posti disponibili si satureranno rapidamente e non ci sarà posto per altri.

Se invece si riuscisse a smorzare il picco di nuovi malati in modo da spalmare il loro numero in un arco di tempo più lungo, si permetterebbe alle persone che hanno superato l’emergenza di essere trasferite dalla Terapia Intensiva ai reparti di Medicina Generale lasciando il posto per nuovi assistiti.

Tutto questo giustifica pertanto le raccomandazioni di evitare gli assembramenti e gli “incontri ravvicinati” … sperando che i divieti promulgati non creino nuovi eccessivi problemi ai sani (pensiamo all’importanza di salvaguardare l’economia di molte piccole e medie imprese commerciali, cioè l’economia dell’Italia).

In ogni caso, le persone hanno paura e, come scrivevo nel mio articolo precedente su questo stesso argomento, “la paura della malattia può essa stessa creare malattia, perché crea tensione, stress e lo stress prolungato slatentizza i punti deboli della persona: può far salire la pressione, può causare aritmie cardiache, disturbare il sonno e la digestione … e alla fine indebolisce il sistema immunitario. Proprio quello che in questo periodo non deve avvenire!“.
La paura la si controlla con il ragionamento, ma questo ha bisogno di motivazioni, conoscenze …
Ecco allora il motivo per cui ho pensato di fornire le informazioni sottostanti.

L’INFEZIONE SI TRASMETTE PRINCIPALMENTE IN FAMIGLIA

Sappiamo tutti che i Coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra principalmente attraverso il contatto diretto con la saliva, i colpi di tosse e gli starnuti (entro un raggio di circa 1-1,5 metri), ma da un documento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (2) è emerso che in Cina la principale causa di contagio (78-85%) è avvenuto all’interno della famiglia.

La trasmissione nell’aria su lunghe distanze (oltre i 2 metri), specie se in ambienti grandi o all’aperto, non è invece un’importante causa di diffusione (2), quindi non si dovrebbe proibire alle persone di andare a passeggiare all’aperto, anzi sarebbe consigliabile specialmente nelle belle giornate di sole (l’aria aperta e il sole ostacolano enormemente la sopravvivenza di tutti i virus).

L’INFEZIONE DA CORONAVIRUS È MOLTO CONTAGIOSA?

Secondo i dati diffusi dall’OMS, emerge che se si ha un contatto personale diretto con una persona infetta, la probabilità di rimanere infettati non è assolutamente elevata, perché è solo dell’1-5%.
Sappiamo anche che ci si può contagiare se si tocca la mano di un malato oppure oggetti che quest’ultimo ha appena toccato, ma a patto che:

  • il malato abbia toccato gli oggetti da poco, dato che il virus pare sopravvivere poche ore (forse non più di 3-4) al di fuori della persona;
  • dopo aver toccato l’oggetto contaminato, il virus non ci infetta entrando attraverso la nostra cute, ma solo se noi ci mettiamo le mani in bocca o ci tocchiamo il naso, cioè le mucose oro-nasali.

Per questo è consigliabile lavarsi spesso le mani, ma specialmente quando si rientra a casa o si è stati in luoghi pubblici.
Ricordiamo infine che un malato può diffondere il Coronavirus durante i sintomi della malattia ma, come per tutte le virosi, lo può fare anche nei 5-6 giorni che precedono la manifestazione clinica dei sintomi (secondo alcuni anche nei 15 giorni precedenti) e quindi prima che si scopra che è stato realmente infettato: è questo il grave problema delle malattie virali che facilita la loro diffusione.

A causa di tutti questi motivi, questa nuova infezione da Coronavirus è destinata verosimilmente ad estendersi a tutti i Paesi del mondo, perché quelli che oggi sono sani potrebbero diventare malati nei prossimi giorni e, se questo è vero, nel frattempo contribuirebbero a diffondere il virus.

I SINTOMI DELL’INFEZIONE DA CORONAVIRUS

Secondo l’OMS, i sintomi dell’infezione da CoVID-19 non sono specifici e la presentazione della malattia può variare da nessun sintomo (soggetto asintomatico) a grave polmonite e morte. A partire dal 20 febbraio 2020 e sulla base dello studio di 55.924 soggetti cinesi che hanno ottenuto la conferma dell’infezione con il tampone faringeo, i segni e i sintomi più rappresentati sono stati i seguenti:

  • febbre (87,9%),
  • tosse secca (67,7%),
  • spossatezza (38,1%),
  • espettorazione mucosa tossendo (33,4%),
  • difficoltà respiratoria (18,6%),
  • mal di gola (13,9%),
  • cefalea (13,6%),
  • dolori muscolari (14,8%),
  • brividi (11,4%),
  • nausea o vomito (5,0%),
  • congestione nasale (4,8%),
  • diarrea (3,7%),
  • espettorato sanguinolento (0,9%),
  • congestione congiuntivale (0,8%).

Altri due studi hanno evidenziato sintomi simili.

Inoltre, quasi sempre c’è una spiccata riduzione dei linfociti (in genere 500-600/mcL) e nella maggior parte dei pazienti le concentrazioni della proteina C reattiva (PCR), dell’enzima lattico-deidrogenasi (LDH) e della proteina siero amiloide A (proteina della fase acuta) sono elevate.

In ogni caso, l’80% degli infetti sviluppa solo una malattia molto lieve.

Solamente nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite basale, in genere bilaterale, con difficoltà respiratoria acuta grave e raramente la morte.

Infatti, il 14-15% dei pazienti è così grave da aver bisogno di respirare ossigeno altamente concentrato (e non solo per pochi giorni, ma spesso per 2-3 settimane), mentre quelli veramente più gravi (circa 5% delle persone) hanno bisogno del ricovero in Terapia Intensiva per poter disporre della respirazione assistita.

Secondo il suddetto documento dell’OMS, la durata della patologia dal suo inizio sintomatologico fino alla guarigione è in media di 2 settimane per i pazienti precedentemente sani e che durante la malattia avevano sintomi lievi, ed è in media di 3-6 settimane per i pazienti gravi e critici che sono diventati così perché già precedentemente malati o immunodepressi per vari motivi (rinvio al mio precedente articolo).

AI PRIMI SINTOMI VIENE DA CHIEDERSI: AVRÒ IL CORONAVIRUS?

In queste settimane siamo ancora nel periodo in cui sono presenti varie virosi stagionali che causano dei quadri sintomatologici del tutto sovrapponibili, almeno nei giorni iniziali a quelli in cui può comparire la sintomatologia dell’infezione da Coronavirus. Non dimentichiamo neppure che chiunque di noi potrebbe in qualsiasi momento prendersi un raffreddore con lieve febbricola e malessere generale e potrebbe facilmente pensare che sia l’inizio di una infezione da Coronavirus lieve-moderata.

In queste situazioni viene spontaneo chiedersi:

  • Cosa devo fare?
  • Devo fare il tampone faringeo?
  • Devo andare in Pronto Soccorso?
  • Devo mettermi in quarantena?
  • E i contatti con i familiari?
  • E il lavoro?

Va subito precisato che si raccomanda di non andare al Pronto Soccorso se non si hanno sintomi importanti (febbre elevata con difficoltà respiratoria evidente) che testimonierebbero un interessamento polmonare (il virus causa una polmonite interstiziale). È facile quindi in questa situazione che i malati si sentano abbandonati in casa, soprattutto perché anche i Medici possono contrarre l’infezione e il loro numero non è elevato.

Il risultato è che il paziente resta a casa senza cure … e la paura aumenta!

PRINCIPALI DIFFERENZE CON LE SINDROMI VIRALI STAGIONALI

Quindi è importante capire quali sono le principali differenze tra l’infezione da Coronavirus e una infezione virale stagionale comune e non pericolosa … se non altro per tranquillizzare molte persone!

Va subito detto che differenziare queste due patologie è talvolta difficile, è di esclusiva competenza medica e l’analisi va obbligatoriamente personalizzata sul singolo caso.

Comunque, data l’emergenza del momento, credo sia importante fornire qualche parametro alle persone che vivono questo periodo con una particolare ansia.

Precisiamo che l’esatta diagnosi del tipo di infezione è possibile solo con l’esame microbiologico di un campione prelevato con il tampone faringeo e che utilizza la tecnica della PCR (Reazione a Catena della Polimerasi), un esame che fornisce l’esito in solo 2-3 ore.

Comunque, gli studi pubblicati in questo ultimo mese e alcuni documenti dell’OMS (8) ci permettono sicuramente di dare alcune importanti informazioni.

Ad esempio, sembra accertato che molto raramente il CoVID-19 ammala i giovani con età sotto i 18 anni e, se li ammala, induce in loro solo una lieve patologia simil-influenzale (4). Per di più, i dati preliminari che arrivano dagli studi condotti in Cina indicano che i bambini colpiti dal virus sono stati infettati dagli adulti, piuttosto che viceversa, mentre nel caso del virus influenzale accade proprio l’opposto: i bambini sono un importante veicolo di trasmissione comunitaria del virus dell’influenza e sono essi che contagiano agli adulti.

Inoltre, il CoVID-19 ha una incubazione più lunga della sindrome influenzale e quindi si diffonde un po’ meno velocemente.
Il CoVID-19 non si esprime praticamente mai con i comuni sintomi del raffreddore (starnuti e secrezione nasale) (2, 6).

Quindi, se compare una semplice sintomatologia di rinite, rinosinusite o rinofaringite (cioè poco più di un banale raffreddore), anche se è accompagnata da una febbricola, e questi sintomi non vanno rapidamente peggiorando accompagnandosi a tosse secca insistente e difficoltà respiratoria, ma restano per alcuni giorni e poi si riducono gradualmente come accade per una semplice forma virale, non bisogna pensare di aver contratto il Coronavirus!

Quest’ultimo, infatti, ha delle caratteristiche cliniche sue che, specie quando l’infezione è di entità importante-grave e secondo i dati forniti dal suddetto documento dell’OMS (2), permettono di differenziarlo abbastanza facilmente dalle comuni virosi stagionali (raffreddore, rinosinusite, rinofaringite, sindrome influenzale, ecc.)

Estratti di un articolo pubblicato su robertogava.it

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