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Contagiati, guariti e morti. Il bollettino Covid-19 in Italia

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Dopo aver superato anche la Cina per numero di contagi, l’Italia diventa il primo paese al mondo a oltrepassare la soglia delle 10mila vittime per Covid-19 e ha la metà dei morti dell’intera Europa. Numeri e analisi nel rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss)

Dopo aver superato anche la Cina per numero di contagi, l’Italia diventa il primo paese al mondo a oltrepassare la soglia delle 10mila vittime per il coronavirus e ha la metà dei morti dell’intera Europa.

E’ l’aspetto più rilevante che emerge dal bollettino Covid-19 del 28 marzo diramato dalla Protezione civile.

Superate le diecimila vittime in Italia per il coronavirus secondo l’ultimo bilancio reso noto ieri dalla Protezione civile. L’aumento rispetto a due giorni fa è di 889 morti. Venerdì l’aumento era stato di 969.

Frena l’ascesa dei contagi (3.651 contro 4401 del giorno precedente) e salgono i guariti: sono 12.384, 1.434 più di ieri. In totale sono 70.065 i malati. Il numero complessivo dei contagiati ha raggiunto i 92.472.

E’ già chiaro – come ha detto fatto intendere anche il premier Giuseppe Conte – che il 3 aprile l’Italia non riaprirà, con il governo che forse già nel prossimo Consiglio dei ministri potrebbe varare il decreto con il prolungamento delle misure per altri 15 giorni: stop confermato per la scuola, sulle attività economiche essenziali nulla è stato ancora deciso, ha detto Conte nella conferenza stampa di ieri sera per presentare le misure e i fondi per i Comuni a favore dei meno abbienti.

I dati forniti dal capo della Protezione Civile Angelo Borrelli – rientrato dopo 3 giorni al Dipartimento che aveva lasciato mercoledì accusando sintomi febbrili, ed esser stato sottoposto al tampone con esito negativo – dicono che il numero dei malati è arrivato a 70.065, con un incremento rispetto a venerdì di 3.651. Significa una crescita inferiore al 7%, che è in linea e anzi in leggera flessione rispetto a quella degli ultimi 6 giorni, che si attestava tra il 7 e l’8%.

Altri due numeri fanno ben sperare, scrive l’Ansa: il primo è quello dei guariti; sono arrivati a 12.384, ben 1.434 in più di ieri che rappresenta il numero più alto dall’inizio dell’emergenza. Il secondo riguarda invece la Lombardia, la regione più colpita: nelle ultime 24 ore si sono registrati soltanto 15 nuovi ricoveri in ospedale e 27 nuovi ingressi in terapia intensiva.

Cosa significa tutto ciò? Che i numeri assoluti restano quelli di una catastrofe enorme – come testimoniano gli 889 morti in più che portano il totale a 10.023 – ma che le misure adottate cominciano a dare i risultati sperati. “Se non le avessimo adottate in forma così drastica – sottolinea anzi Borrelli – avremmo ben altri numeri e ci troveremmo in una situazione insostenibile”.

Interpreta i dati con prudenza anche Pierluigi Lopalco, epidemiologo e docente di Igiene all’Università di Siena. Si conferma, rileva, “un rallentamento nella velocità di crescita della curva epidemica. Questo è un dato positivo da prendere però – avverte – con estrema cautela”. La ragione, chiarisce, è che “gran parte dei dati è riferita al grande focolaio lombardo e se dovesse aprirsi un altro focolaio nella Regione, così come altrove, il quadro cambierebbe nel giro di pochi giorni”. Insomma, i numeri ci dicono che il virus “circola ancora attivamente e dobbiamo aspettare per vedere se il trend di rallentamento si stabilizza e risulta confermato in tutta Italia”.

In realtà, prosegue Lopalco, “il Paese sarà effettivamente al sicuro solo quando l’indice di contagio, il cosiddetto R con zero, sarà inferiore a uno, cioè quando un soggetto positivo avrà la potenzialità di infettare meno di una persona, ma è difficile dire ora quando ciò accadrà”.

MORTI POSITIVI AL COVID-19. IL RAPPORTO ISS SU ETA’, REGIONI, TERAPIE E PATOLOGIE

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