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Come si arma la Grecia (grazie a Usa, Francia, Emirati e Israele) contro la Turchia

Grecia

Tutte le mosse militari della Grecia in funzione anti Turchia. Il punto di Giuseppe Gagliano

 

La Grecia prosegue nella sua scelta di reagire con lucidità alla politica espansionistica turca, come dimostra l’approvazione da parte del governo greco di 18 Rafale francesi per complessivi due miliardi di euro di si era già parlato su Start in articolo precedente.

Proprio allo scopo di poter soddisfare anche questa richiesta, il parlamento greco ha espresso il voto a favore dell’aumento delle spese militari che durante il 2021 dovrebbe raggiungere circa i 5 miliardi di euro, aumento questo che si rende necessario per tutelare gli interessi della Grecia nel Mediterraneo orientale.

Da un lato questa scelta da parte greca conferma una costante della storia e cioè il fatto che il riarmo costituisca uno strumento in grado di conseguire un bilanciamento provvisorio delle forze allo scopo di superare il gap con i paesi considerati avversari e, dall’altro lato, questa scelta da parte del governo greco dimostra il ruolo sempre più incisivo che la Francia — e in particolare l’industria militare francese — intende giocare anche nel Mediterraneo oltre che in relazione all’Egitto.

Il fatto che il 25 gennaio dovrebbero riprendere i colloqui tra Turchia e Grecia allo scopo di trovare una soluzione di carattere giuridico e di carattere diplomatico non solo non deve illudere gli osservatori internazionali ma soprattutto non cambia la situazione delle forze attualmente presenti nello scacchiere del Mediterraneo. Per ragioni che sono state più volte formulato su queste pagine, la Turchia non può rinunciare alla sua politica di proiezione di potenza — denominata dottrina della patria blu — poiché la Turchia vuole conseguire un’autosufficienza di natura energetica.

Proprio per conseguire questo scopo la Turchia ha rafforzato il proprio dispositivo militare come dimostra il missile antisottomarino Akya, la nave Anadolu e soprattutto i droni.

Tuttavia non si deve dimenticare che dietro alla Grecia, come dietro la Turchia, vi sono altre potenze come gli Stati Uniti, la Francia di cui si è già parlato, Israele che il 5 gennaio ha firmato un accordo di 1,7 miliardi di dollari con lo scopo di costruire un’accademia dotata di simulatori per addestrare i piloti dell’Aeronautica greca, e gli Emirati Arabi Uniti che hanno sottoscritto proprio di recente un accordo di cooperazione militare con la Grecia.

Detto in altri termini il Mediterraneo orientale è diventato un mare caldo cioè ad alta conflittualità nel quale l’Italia dovrebbe giocare un ruolo di grande rilevanza considerando non solo la sua storia ma la sua collocazione geografica e i suoi interessi.

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