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Che cosa succede in Russia sul vaccino anti Covid

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La Russia produrrà in massa il vaccino anti Covid già dal mese prossimo e avvierà un programma di vaccinazione di massa a partire da ottobre. Fatti, dubbi e scenari. L’articolo di Marco Orioles

 

In vari paesi del mondo, dalle maggiori alle medie potenze mondiali, prosegue senza sosta la cooperazione tra governi e aziende farmaceutiche per rinvenire il vaccino anti-Covid, in uno sforzo colossale che, se tutto andrà bene, partorirà i suoi risultati a cavallo della fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo.

C’è un Paese tuttavia che ha appena annunciato di essere pronto a produrre in massa il vaccino già dal mese prossimo e di cominciare un programma di vaccinazione di massa a partire da ottobre.

LA PRODUZIONE DEL VACCINO RUSSO PARTIRÀ A SETTEMBRE

Si tratta della Russia, secondo il cui ministro dell’Industria Denis Manturrov – che ha confermato la partenza della produzione a settembre – il vaccino è stato sviluppato nell’Istituto Gamaleya di Mosca.

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Di fronte al fitto mistero di un paese che sembra aver saltato tutte le tappe che stanno faticosamente seguendo tutti gli altri ed essere arrivato subito al risultato, il ministro della Salute Mikhail Murashko ha assicurato che i test clinici sono stati realizzati ad opera d’arte e che la parte burocratica sarà espletata quanto prima per passare alle fasi successive.

LA VACCINAZIONE RIGUARDERÀ PRIMA INSEGNANTI E MEDICI

In una precedente intervista, Murashko aveva precisato che il piano russo prevede di vaccinare per primi gli insegnanti e gli operatori della salute.

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Ma le polemiche non sono mancate nei media ieri per un annuncio considerato poco più che il frutto dell’orgoglio della scienza russa che fu e della volontà di Mosca di assicurarsi un grande successo geopolitico.

L’ISTITUTO GAMALEYA HA TESTATO IL VACCINO SUI SOLDATI

Tra le altre cose, il New York Times ieri ha fatto notare che l’istituto Gamaleya ha testato il vaccino sui soldati, sollevando svariate questioni etiche e scientifiche. Il direttore dell’istituto non è del resto quello che a maggio si era presentato in televisione ad annunciare di essersi inoculato da solo il vaccino prima che fosse completata la fase dei test sulle scimmie?

È forte dunque lo scetticismo della comunità scientifica sugli sforzi russi, al punto che un virologo come Anthony Fauci, il famoso direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, si è sentito in dovere di chiedersi se “i russi stiano effettivamente testando il vaccino prima di somministrarlo a qualcuno”.

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Ma c’è un dettaglio non da poco che ha fatto sollevare il ciglio a più di qualcuno. In questo momento l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha contezza di 140 candidati vaccini sviluppati in vari paesi, e nessuno dei loro artefici ha annunciato di essere pronto alla fase 3 della sperimentazione, quella decisiva perché comporta la somministrazione ad un campione massiccio di volontari e permette di comprendere l’efficacia o meno del ritrovato.

Ma in Russia tutti questi possono apparire dettagli irrilevanti al confronto dell’osservazione fatta da Kirill Dmitriev, del Fondo russo per gli investimenti diretti, che ha ringraziato il lascito scientifico dell’Unione Sovietica e dei suoi famosi laboratori di virologia.

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