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Come l’America di Trump sprinta sul vaccino di Moderna anti-Covid

di

Trump

Tutte le ultime novità del vaccino della società Moderna elogiate da Trump

Ci ha pensato il profilo Twitter di Donald Trump ad annunciare al popolo americano che ieri qualcosa di importante era successo sul piano della lotta al Covid-19:

Battuta rapidamente da tutti i media, la notizia riguardava la pubblicazione sulle pagine del New England Journal of Medicine dei risultati della sperimentazione condotta dal National Institute Health e dall’azienda biotech Usa Moderna su un vaccino sperimentale contro il Covid-19.

E la notizia diceva che i risultati sono positivi perché tutti i 45 volontari che si sono sottoposti alla sperimentazione finanziata dal governo federale hanno sviluppato una reazione immunitaria tale da consentire di predire la natura efficace del vaccino e di passare ora alla terza e più complessa fase della sperimentazione, che coinvolgerà ben 30 mila volontari e prelude alla fase finale della produzione e commercializzazione vera e propria.

La prima fase dello studio divulgato ieri ha operato su un campione di 45 volontari di età compresa tra 18 e 55 anni arruolati a Seattle e alla Emory University in Georgia. I partecipanti sono stati divisi in gruppi cui sono stati sottoposti tre differenti dosi del vaccino sperimentale: 25, 100 e 25 microgrammi

Dopo aver scartato le dosi più bassa e più alta anche per minimizzare le reazioni avverse, i ricercatori hanno scoperto che i volontari cui era stata somministrata la dose da 100 mg avevano sviluppato gli stessi anticorpi riscontrabili presso le persone guarite dalla malattia.

La cosa importante è che non si sono registrati importanti effetti collaterali, sebbene una parte dei volontari ne abbia avuti anche se in misura tenue e sotto la forma di una leggera fatica, colpi di freddo e mal di testa.

Grande è l’eccitazione in casa di Moderna, che è uno dei sei progetti finanziati dal governo con un fondo multimiliardario nell’ambito dell’operazione definita Warpspeed.

“Questi dati della fase 1”, ha spiegato il capo dei medici di Moderna, Tal Zaks, “dimostra che la vaccinazione con il mRNA-173 produce una robusta risposta immunitaria (….) Contiamo ora di cominciare questo mese con la fase 3 dello studio per dimostrare la capacità del nostro vaccino di ridurre significativamente il rischio di contrarre il Covid-19”.

Anche per il Ceo di Moderna Stéphane Bancel I risultati “sono incoraggianti e rappresentano un importante passo in avanti verso lo sviluppo clinico del mRNA-1273, il nostro candidato vaccino contro il Covid-19”.

E a non nascondere la propria soddisfazione è stato anche il virologo Anthony Fauci, particolarmente orgoglioso del lavoro condotto dai suoi collaboratori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Si tratta di “buone notizie”, ha sottolineato Fauci, notando l’assenza di avventi avversi e la produzione di un livello “ragionevolmente alto” di anticorpi nel vaccino in via di sperimentazione.

E a gasarsi giustamente è stato anche il presidente Trump. “Stiamo sguinzagliando il genio scientifico della nostra nazione per uccidere il virus”, ha affermato un presidente particolarmente su di giri ed entusiasta per la possibilità di poter mantenere la promessa di “consegnare un vaccino in tempo record”

Ma a raffreddare i bollenti spiriti del capo della Casa Bianca ci ha pensato Penny Heaton, CEO del Bill & Melinda Gates Medical Research Institute, che nell’introduzione allo studio del New England Journal of Medicine, pur senza sottovalutare il risultato acquisito, ha ricordato la complessità della fase 3 durante la quale molte cose possono andare male anche a causa della “incorretta identificazione della dose che offre il miglior equilibrio tra sicurezza ed efficacia”.

Inoltre, prima di poter mantenere la promessa fatta di consegnare, grazie alla collaborazione con l’azienda farmaceutica svizzera Lonza, almeno 300 milioni di dosi entro gennaio, per passare ad un miliardo entro l’anno successivo, sarà necessario superare una serie di problemi di logistica a cui avrebbe dovuto pensare l’operazione Warpspeed ma su cui ci sono seri dubbi.

Come ha evidenziato al Los Angeles Times William Schaffner, esperto di malattie infettive alla Vanderbilt University, per quanto possa correre veloce la ricerca è utopico pensare di avviare la fase della produzione nei tempi immaginati dalla Casa Bianca.

“Svilupperemo un programma di vaccinazione”, ha spiegato Schaffner, “man mano che i vaccini diventano disponibili, ma per un considerevole periodo di tempo non ci saranno sufficienti vaccini per tutti gli americani”.

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