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Che cosa penso di parole e azioni del ministro Guerini (Difesa). L’analisi di Arpino

di

Berlin Security Conference

Le dichiarazioni del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd), commentate e analizzate dal generale Mario Arpino, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa

 

In queste plateali conferenze internazionali tradizione vuole che le cose migliori vengono fuori sempre “a margine”, mai in sessione. Così, anche la Berlin Security Conference dei giorni scorsi non ha tradito né le aspettative (non molte, per la verità), né la tradizione. Sono di rilievo, infatti, anche le dichiarazioni ex-post del nostro ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il quale, pur senza approfondire, ha toccato – in modo coerente con quanto sostenuto in altre sedi – tutti i punti qualificanti del suo programma di governo. Non si tratta certo di novità, ma sono proprio la coerenza, l’assertività ed il pacato modo di esprimersi del nuovo ministro a ridare ai cittadini almeno un velo di fiducia e di speranza. Anche in termini di credibilità.

I punti toccati, come l’obiettivo di raggiungere il 2 per cento del pil entro il 2024, la decisione di entrare nella “seconda fase” del programma F-35, la necessità di immaginare l’Alleanza e la sua evoluzione in ordine a nuove minacce, il commento sulla non elegante dichiarazione di Macron (in disaccordo con Angela Merkel) sulla “morte cerebrale” della Nato e la conferma della nostra visione di complementarietà anche militare tra Unione Europea e Alleanza Atlantica rappresentano un tracciato di percorso della nostra politica non equivocabile. Certo, si dirà, ma sono cose dette in passato anche da altri, che – rientrati in casa – hanno subito ricominciato ad azzuffarsi proprio su questi temi. Che, ancora prima che pratici, di bilancio o di priorità, diventano divisivi quando affrontati in termini ideologico-culturali. E’ quello che sta accadendo.

Non conosco il ministro, ma, come già commentato in altre sedi (vedasi Cybernaua InformAction Magazine), si nota subito che appare come persona pacata e riflessiva. Non dovrebbe quindi essere un gran ‘twittatore’ e questo lo aiuterà a proteggersi da decisioni non reversibili, magari prese sull’onda di problematiche contingenti, che vediamo spesso trattate in termini di botta e risposta. Che però, se continuate, finiscono per sostituirsi alla buona politica. Non lo conosco, però posso permettermi di osservare che le sue stesse origini demo-margheritine ne hanno certamente fatto nel tempo un mediatore attento e moderato, cosa molto utile in un dicastero che già dispone di personaggi molto preparati a svolgere le attività tecnico-operative tecnico-amministrative. Sicuramente avrà subito compreso che sono il Capo di Smd ed il Segretario Generale i suoi primi consiglieri, da ascoltare a fondo prima di decisioni importanti. Senza interferenze reciproche, perché le sue competenze ed il suo ruolo sono esclusivamente di carattere politico. L’avvio sembra in questa direzione, è positivo, convoglia fiducia e, se sostenuto all’interno, non mancherà di portarci a nuova credibilità anche nel contesto internazionale

Nello specifico, sull’argomento “2 per cento del Pil” mi sembra che siamo finalmente usciti dalle ambiguità e dalle fuorvianti perifrasi: riprenderemo a camminare su questa strada, ma, tutti i ‘promotori’ si mettano l’animo in pace, entro il 2024 l’ipotesi non è raggiungibile. Compenseremo, come stiamo già facendo, con il contributo operativo nelle missioni internazionali. Michele Nones, dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), lo aveva già già dimostrato con lucidità e piena evidenza. A metà di quest’anno eravamo ancora all’1,15% del Pil, mentre nel documento programmatico ancora in vigore si prevede 1,17 per fine anno e 1,20 per il 2020. Avanzando così il mantenimento della promessa, fatto e da noi accettato sin dal 2014, è irraggiungibile, e finalmente il ministro Guerini ha avuto il coraggio di dirlo. Infatti con il passo attuale (aumento dello 0,03% annuo),a meno di positivi cataclismi finanziari (che non si intravedono) è onesto rivedere la stima di una ventina d’anni. Nel rapporto per il Parlamento, tuttavia, sono state indicate alcune aree di intervento a risparmio. Vedremo…

Bene la dichiarazione di Guerini sui due pilastri complementari della Difesa, l’Unione e la Nato. E’ però importante ricordare che, a parte Stati Uniti e Canada, le forze europee disponibili sono sempre le stesse, a prescindere dall’etichetta Ue oppure Nato. Senza gli americani, l’Alleanza perderebbe una parte sostanziosa della sua efficacia in termini di numeri, di mezzi di risorse intelligence e di comando e controllo. Al tavolo voluto da Macron quindi ora è bene aderire, ma solo per vigilare, per assicurasi che quel convitato di pietra che sempre sarà il fantasma della Tatcher (la ‘lady di ferro’ di quando non si parlava di Brexit) venga ancora ascoltato. Ricordate i suoi NO ai famosi 3D? (Duplication, Decouplig, Discrimination).

Bene anche per la dichiarazione circa il pomo della discordia, l’F-35, che riassume questi concetti: “Il programma è fondamentale per la Difesa e per l’Industria, siamo entrati nella seconda fase, il confronto e le riflessioni continuano”. Bene, ma bisogna però essere più certi su ciò che tutto questo significa. Il programma, composto a lotti, prevedeva 131 sistemi spalmati negli anni, ridotti a 90 dal governo Monti (a seguito di valutazioni la cui profondità ci è sconosciuta). 28 sono stati già acquisiti od ordinati, mentre altri 27 appartengono a quella 2^ fase cui di riferisce il ministro Guerini, e ciò porterà la nostra linea a 55 sistemi.

L’ambiguità quindi non è stata ancora del tutto eliminata, perché, per arrivare a 90, mancano ancora all’appello 35 sistemi. Si vuole tagliare ancora? O il “confronto e le riflessioni” che continuano derivano da una latente intenzione di fermarsi qui? Entrambe le ipotesi sarebbero un disastro operativo ed industriale, proprio in un momento in cui si prospettano nuove opportunità. E’ necessario uscire dall’arcano quanto prima. Se non altro per ricominciare a respirare….

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