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Asia, Usa, Uk, Ue. Chi sta vincendo (e chi sta perdendo) la guerra alla pandemia

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Ocse variante indiana

Il quadro sui vaccini anti Covid non è purtroppo dei migliori: concorrenti asiatici sempre più efficaci, Commissione europea fragile, Germania infastidita e Francia debole. L’analisi di Donato Romano

 

La crisi pandemica ha rivelato aspetti di natura politica, alcuni dei quali erano già comprensibili pre-Covid, ma che ora appaiono chiarissimi agli osservatori.

Il sorpasso dell’Asia

La gestione della pandemia ha mostrato a tutto il mondo il netto sorpasso dei Paesi asiatici sui concorrenti Paesi occidentali. Non si tratta solo di Paesi soggetti a regimi dittatoriali, come la Cina (che avrebbero il vantaggio oggettivo – ma mai auspicabile – dell’uso spregiudicato della forza sulla popolazione), ma anche di democrazie mature come il Giappone, Taiwan o la Corea del Sud.

L’Asia esce trionfante dalla crisi, avendo forse fatto tesoro della tragica precedente crisi della SARS del 2003, che invece, per fortuna, non ha colpito l’Occidente.

In ogni caso, guardando ai Paesi asiatici, si ha una sensazione di competenza, visione, determinazione e volontà di riscatto, tutti valori abbandonati dai Paesi occidentali.

Il riscatto degli anglo-americani

Si registra, ancora una volta, la capacità di riscatto dei britannici e degli americani. Con un paragone un po’ azzardato con la II guerra mondiale, si potrebbe notare che tali Paesi ebbero la forza di rialzarsi, rispettivamente, dalla débacle di Dunkerque e dal disastro di Pearl Harbour e rovesciare le sorti del conflitto, dal fronte nord-africano a quello pacifico; allo stesso modo, sono riusciti a risollevarsi dagli errori iniziali nelle gestione della pandemia.

Sono i due Paesi che hanno investito di più, dal primo momento, nella ricerca e nello sviluppo di un vaccino ed hanno messo in atto una poderosa campagna vaccinale (ad oggi, un risultato clamoroso è stato raggiunto nel Regno Unito, dove una percentuale del 50% degli abitanti ha ricevuto il vaccino, mentre la percentuale in America è pari a circa il 30%).

Dietro tale successo, ci sono state vere e proprie politiche vaccinali, che hanno posto al centro l’interesse nazionale dei due Paesi.

Per esempio l’Università di Oxford, tra i primi centri a sviluppare un vaccino anti-Covid, intendeva inizialmente allearsi con l’americana Merck per la produzione, ma il governo britannico ha impedito tale partnership, insistendo per l’alleanza con la britannica AstraZeneca, fornendo ingenti finanziamenti alle ricerche.

Ciò ha reso possibile per il Regno Unito una corsia preferenziale per l’approvvigionamento di tali vaccini, beneficiando della propria autonomia da Bruxelles per il rilascio delle autorizzazione a Pfizer e AstraZeneca, che sono arrivate prima rispetto a quello dell’agenzia europea Ema. Il governo ha poi messo in piedi una campagna vaccinale efficiente, raggiungendo l’impressionante numero di 660.000 vaccinati in un giorno.

Stesse politiche sono state attuate dagli Stati Uniti, che hanno messo in atto, con l’amministrazione Trump, l’operazione Warp Speed allo scopo di trovare un vaccino.

Riprendendo Dave Keating, gli Stati Uniti non hanno esitato nell’uso della loro potenza, tentando di comprare quote societarie nella tedesca Cure-Vac, al fine di renderla una società americana, ed invocando, con l’amministrazione Biden, il Defence Production Act per vietare l’esportazione dei vaccini prodotti negli Stati Uniti, con la conseguenza che il Canada si trova costretto a comprare le dosi dalla lontana Europa, rispetto al vicino Michigan. E ciò porta all’analisi dei problemi europei.

I problemi europei

La Commissione europea ha deciso di gestire l’approvvigionamento dei vaccini per tutti gli Stati membri in maniera centralizzata. La Germania, in uno spirito di solidarietà, ha deciso di accodarsi, pur acquistando alcune dosi in più per il proprio Paese; soprattutto, la Germania non ha obiettato rispetto alla partnership tra la tedesca Biontech e l’americana Pfizer.

Il risultato è che gli Stati Uniti si sono di fatto “impossessati” del vaccino tedesco; vaccino sviluppato grazie agli ingenti fondi messi a disposizione da parte del governo tedesco. La Germania si è dunque ritrovata senza dosi, data anche l’incapacità della Commissione europea di negoziare adeguatamente con le case farmaceutiche.

Certamente, ha influito la maggiore capacità di influenza e di pressione esercitabile dai governi di Gran Bretagna e Stati Uniti, così come la loro maggiore capacità di spesa (pagano molto di più per ogni dose rispetto a quanto pagato dalla Commissione europea).

Tuttavia, appare comprensibile la rabbia dei tedeschi che si trovano senza dosi e con una pessima gestione della campagna vaccinale da parte di Berlino: in questo senso, potrebbe essere interpretata l’attenzione al nuovo vaccino tedesco della CureVac, dove il governo tedesco ha investito diventando addirittura azionista.

In tutto ciò, non sembra aver aiutato la campagna di disinformazione sull’unico vaccino al momento davvero disponibile in Europa, quello di AstraZeneca, rappresentato ingiustamente dai media come un vaccino meno efficace, senza mai menzionare che i dati sono simili a quelli degli altri vaccini e che tale vaccino viene venduto non per profitto ad un prezzo molto più basso degli altri.

Il vero elemento di debolezza europea, tuttavia, appare la Francia. La Francia è l’unico dei Paesi con un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’ONU a non aver sviluppato un vaccino proprio. Gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e il Regno Unito hanno tutti un proprio vaccino, la Francia no.

Inoltre, la Francia sembra essere il Paese che ha avuto la peggior risposta alla pandemia nel mondo Occidentale. Se, infatti, Usa e Regno Unito hanno avuto una risposta iniziale confusionaria, sono riusciti tuttavia a riscattarsi con lo sviluppo dei vaccini e la campagna vaccinale; al contrario la Germania ha avuto una gestione iniziale esemplare (in linea con i Paesi asiatici), mentre sta riscontrando non poche difficoltà nella fase attuale.

La risposta della Francia, invece, non è apparsa mai particolarmente brillante, sia nella gestione della pandemia sia nella campagna vaccinale. Come sottolineato, non senza cattiveria, da alcuni commentatori parigini, la Francia sarebbe diventata come l’Italia, forse peggio. Non crediamo ci sia constatazione più dolorosa da fare per i cugini d’Oltralpe.

Tutto ciò non fa ben sperare, perché un’Europa forte ha bisogno di una Francia forte.

In sostanza, il quadro che si profila non è purtroppo dei migliori: concorrenti asiatici sempre più efficaci, Commissione europea fragile, Germania infastidita e Francia debole. La speranza è che i progressi che si riscontrano in campo economico (dove il Recovery Fund sembra essere un primo passo per un Tesoro europeo) possano essere replicati in ambito politico e che l’Europa e i suoi Stati membri possano superare rapidamente le attuali difficoltà ed uscire il prima possibile dall’incubo pandemico.

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