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Arabia Saudita Heathrow

Non solo calcio: tutto sull’attivismo mediatico dell’Arabia Saudita

L'Arabia Saudita, un paese molto legato al petrolio e che non gode di una buona reputazione, ha lanciato un vasto programma di diversificazione economica e di promozione internazionale. Non solo calcio, ma anche videogiochi, energia pulita e altro ancora.

Il vertice sulla guerra in Ucraina di Gedda, conclusosi nei giorni scorsi, non avrà prodotto grandi risultati concreti ma è comunque servito all’Arabia Saudita – che l’ha organizzato e ospitato – per rilanciare il proprio ruolo politico. Sempre a Gedda, peraltro, lo scorso maggio si erano svolti i colloqui tra l’esercito del Sudan e i paramilitari che si combattevano da settimane.

Tanto sforzo diplomatico è utile alla promozione dell’immagine internazionale della monarchia – una monarchia autoritaria, che reprime il dissenso, che è coinvolta nella guerra in Yemen e anche nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi – e di riflesso al suo piano di diversificazione economica. L’Arabia Saudita vuole ridurre la dipendenza dal petrolio, di cui è la maggiore esportatrice globale, in previsione di una minore centralità degli idrocarburi nei sistemi energetici vista la transizione alle fonti a basse o nulle emissioni.

GLI INVESTIMENTI NEL CALCIO…

Il settore in cui gli investimenti sauditi sono maggiormente visibili è quello sportivo, e in particolare quello calcistico. Una squadra saudita, l’Al-Nassr, ha offerto a Cristiano Ronaldo uno stipendio da circa 70 milioni di euro all’anno; un’altra squadra, l’Al-Ittihad, ha firmato un contratto da 200 milioni in due anni con Karim Benzema. Nel 2021 Public Investment Fund, il fondo sovrano saudita, ha acquistato il club di calcio inglese del Newcastle. Il prossimo dicembre la Coppa del mondo per club FIFA si giocherà proprio in Arabia Saudita, e il paese sembrava intenzionato a ospitare l’edizione 2030 dei Mondiali.

L’attenzione al calcio non si spiega non solo con il piano di diversificazione economica ma anche con la grande popolarità che questo sport gode, e che potrebbe aiutare l’Arabia Saudita a migliorare la propria immagine nel mondo.

… E NEGLI ALTRI SPORT

Gli investimenti sauditi nello sport. comunque, non si limitano al calcio. Il paese, tra le altre cose, ha creato una lega professionistica di golf, il LIV Golf. Ha istituito un Gran Premio di Formula 1 (a Gedda, peraltro). Ha investito nel rally: l’ultima edizione del Rally Dakar si è svolta interamente entro i suoi confini. Ha ospitato numerosi eventi di wrestling in collaborazione con la federazione statunitense WWE. E i Giochi invernali asiatici del 2029 si terranno a Trojena, nel deserto.

Stando alla ricostruzione dell’Economist, l’Arabia Saudita ha speso 10 miliardi di dollari nel settore dello sport “tra giocatori, squadre e leghe”. “Il regno”, prosegue il settimanale, “vede lo sport come un modo per reinvestire i proventi del petrolio e catalizzare le riforme in patria, creando un’industria dei servizi più grande e stimolando il turismo”. Per mettere le cose nella giusta prospettiva, comunque, l’Economist ricorda che “la spesa dell’Arabia Saudita per i giocatori vale solo il 6 per cento dei costi operativi annuali del calcio europeo”.

L’ARABIA SAUDITA NON GIOCA CON I VIDEOGIOCHI

Oggi gli sport sono anche elettronici: si chiamano e-sport, sono le competizioni di videogiochi a livello agonistico. Ma il mercato globale del gaming – dal valore di 184 miliardi di dollari – è fatto principalmente di amatori alla ricerca di un po’ di intrattenimento. Per garantirsene una fetta il governo saudita, attraverso il Public Investment Fund, ha investito 38 miliardi in questo settore con l’intenzione di andare oltre sia agli investimenti in case straniere (come la giapponese Nintendo, di cui possiede l’8,6 per cento) sia agli e-sport, e creare un’industria domestica di sviluppo e pubblicazione di titoli.

L’ENERGIA E I METALLI PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

L’Arabia Saudita sta poi cercando di riconvertire il suo know-how energetico alla transizione ecologica.

Innanzitutto, si sta preparando alla produzione e al trasporto di idrogeno verde, un combustibile pulito (non emette gas serra diversi dal vapore acqueo) ricavabile dall’elettricità rinnovabile e utilizzabile per alimentare le industrie pesanti.

Poi ci sono le materie prime. A gennaio il Public Investment Fund e la compagnia mineraria statale Ma’aden hanno formato una joint venture dedicata agli investimenti nei metalli, in particolare in quelli cruciali per la transizione ecologica. Di recente la joint venture, chiamata Manara Minerals, ha acquisito una quota della compagnia mineraria brasiliana Vale con l’obiettivo di inserirsi nei progetti estrattivi di nichel e rame: il rame è un ottimo conduttore elettrico; il nichel si utilizza nelle batterie dei veicoli elettrici.

Oltre all’estrazione di minerali grezzi, l’Arabia Saudita sta puntando anche sulla loro raffinazione in materiali industriali. Vuole dotarsi, ad esempio, di raffinerie di litio – un altro metallo critico per le batterie – con l’obiettivo di posizionarsi come una fornitrice affidabile e alternativa alla Cina per le case automobilistiche occidentali.

LE AUTOMOBILI

A proposito di auto, le autorità saudite vogliono arrivare al 2030 con una produzione annua di 500.000 veicoli. Tra le aziende automobilistiche attive nel paese c’è Lucid Motors, statunitense, di cui Public Investment Fund ha acquisito una quota di maggioranza. Il fondo ha anche avviato un proprio marchio di veicoli elettrici, Ceer, che collaborerà con BMW e con l’azienda taiwanese di componentistica elettronica Foxconn per arrivare a produrre 170.000 veicoli all’anno.

IL PROGRAMMA SHAREEK DA 51 MILIARDI

Lo scorso marzo l’Arabia Saudita ha presentato un piano di investimenti da 51 miliardi di dollari da parte delle aziende nazionali, incluse Ma’aden e la compagnia petrolifera statale Saudi Aramco. Questi investimenti verranno realizzati all’interno di un programma di incentivi pubblici chiamato Shareek: è stato lanciato nel 2021 da Mohammed bin Salman, il principe ereditario saudita nonché principale promotore del piano di trasformazione e crescita economica “Vision 2030”.

Tra i primi progetti sostenuti da Shareek c’è il grande complesso petrolchimico Amiral di Aramco e TotalEnergies (una joint venture da 11 miliardi di dollari); il progetto di Ma’aden per aumentare del 50 per cento la produzione di fosfato e diventare il terzo maggiore produttore di fertilizzanti entro il 2029; l’investimento da 1,5 miliardi della società di trasporto marittimo Bahri in una flotta di navi metaniere.

L’ARABIA SAUDITA SI CANDIDA ALL’EXPO 2030

Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, si è candidata a ospitare l’Expo 2030 (in gara c’è anche Roma), che la monarchia considera un’ottima occasione per mostrare al mondo la trasformazione economica della città, che punta a diventare un polo regionale della finanza e dell’intrattenimento.

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