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Cosa farà l’Afghanistan dopo il ritiro degli americani

Afghanistan

Covid e guerra in Ucraina hanno messo in secondo piano il futuro dell’Afghanistan: ecco mire e prossime azioni del governo talebano

Sembra passata un’eternità da quando i soldati americani si sono ritirati dal paese asiatico dopo 20 anni di presenza militare. Il 16 agosto di un anno fa, mentre la maggior parte della popolazione europea trascorreva le proprie vacanze estive, il Presidente Biden annunciava che “la missione militare in Afghanistan non aveva l’obiettivo di costruire una nazione (…), ma bensì di indebolire al-Qaida ed eliminare Osama Bin Laden, obiettivo raggiunto un decennio fa”.

L’Afghanistan, ufficialmente Emirato Islamico dell’Afghanistan, è de facto una teocrazia che vede come leader supremo Hibatullah Akhundzada, leader dei talebani sin dal 2016. Al suo fianco, come primo ministro, Hasan Akhund altro leader storico dei talebani che ha già ricoperto incarichi di Governo a partire dal 2000. Previsto inizialmente come governo di transizione, a dicembre la Commissione elettorale istruita per promuovere le prime elezioni nel paese è stata infine rimossa, attribuendo così pieni poteri all’esecutivo.

Il governo di Akhundzada, la cui costituzione è stata sostenuta dai servizi segreti pakistani, deve ora affrontare tensioni lungo il confine. Infatti, solamente nei primi nove mesi del 2022, più di 450 cittadini pakistani sono stati uccisi lungo il confine per opera di ribelli antigovernativi rifugiati in Afghanistan. Nonostante le parole di condanna dell’esecutivo afgano, l’attenzione pakistana nei confronti del governo di Kabul rimane alta.

Di pochi giorni fa, l’ultima decisione del governo Islamico di applicare pienamente la sharia per “ladri, rapitori e sovversivi”, che ha visto il supremo leader Akhundzada, comparire in pubblico dopo diversi mesi.

Dopo un anno di assestamento, l’Emirato è pronto a rilanciare la propria sfera economica, con particolare attenzione alla Cina. “Vi è ora abbastanza sicurezza per riiniziare importanti progetti economici che si sono fermati a causa della guerra (…) nell’ultimo incontro di governo è stata data l’adesione alla costruzione della via della seta” ha così commentato Zabiullah Mujahid, portavoce del governo. Parole che combaciano perfettamente con l’impegno di Pechino che nel corso degli ultimi mesi sta pressando gli Stati Uniti affinché vengano sbloccati i beni afgani detenuti all’estero e per porre fine alle sanzioni economiche.

Il territorio dell’Afghanistan è stato da sempre un territorio cuscinetto. Nel 1900 sotto il dominio britannico esso limitava le mire espansionistiche della Russia, da cui poi si dovette difendere dall’aggressione nel 1979. Oggi è divenuto zona di neutralità tra alcune potenze del pianeta, come India, Cina e Russia. Il governo di Kabul è intenzionato ad usare tale posizione strategica. Recentemente il viceministro Abdul Salam Hanafi ha sottolineato che l’Afghanistan può avere un importante ruolo nella regione asiatica.

Le violazioni del diritto internazionale umanitario stanno aumentando, le donne hanno sostanzialmente perso tutti diritti. Già ad agosto durante la ritirata americana un portavoce dei talebani aveva detto “le donne dovrebbero astenersi dal lavoro fino alla costituzione di apposite strutture dedicate, al fine di salvaguardare la loro salute”. Dichiarazioni in completa contraddizione rispetto agli accordi di Doha siglati il 29 febbraio 2020 con gli americani. Tra gli impegni talebani, in cambio del progressivo ritiro militare, la formazione di un governo inclusivo, la promozione dei diritti delle donne e la fine di qualsiasi rapporto con al-Qaida.

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