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WeWork preferisce Jp Morgan a SoftBank?

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WeWork

Secondo Bloomberg, WeWork preferirebbe un pacchetto finanziario gestito da Jp Morgan piuttosto che vendere un’ulteriore partecipazione societaria al suo principale investitore, la giapponese SoftBank

Meglio indebitarsi ancora. La società che affitta spazi per il co-working, WeWork, si sta orientando verso un pacchetto di finanziamenti da quasi 5 miliardi di dollari di Jp Morgan Chase, invece di vendere un’ulteriore partecipazione al conglomerato giapponese SoftBank. È quanto riporta Bloomberg, in seguito alla riunione di ieri del cda di We Company, società controllante di WeWork. La startup rischia di rimanere senza soldi il mese prossimo e i due ceo devono prendere una decisione. Ecco i dettagli.

WEWORK PREFERISCE INDEBITARSI ANCORA

Secondo Bloomberg, la società di uffici condivisi preferisce il pacchetto di debiti di JP Morgan alla vendita di quote a SoftBank, che possiede già circa un terzo della società attraverso il suo fondo di investimenti Vision Fund da 100 miliardi di dollari.

CHE ACCETTARE IL CONTROLLO DI SOFTBANK

Il gruppo guidato da Masayoshi Son ha preparato un pacchetto di finanziamenti per pompare diversi miliardi di dollari nella startup newyorkese. In base all’accordo, SoftBank otterrebbe oltre il 50% della partecipazione in WeWork.

ALLO SBANDO DOPO L’INFO IN FUMO

Dopo il disastroso tentativo di quotarsi in Borsa a settembre, WeWork sta affrontando una crisi di liquidità. La società aveva in programma di raccogliere 3 miliardi di dollari con l’offerta pubblica iniziale per continuare a finanziare le sue attività. L’Ipo sfumata a causa delle preoccupazioni degli investitori circa la valutazione e il modello di business. è già costata al co-fondatore di WeWork, Adam Neumann, la sua posizione di ceo e il suo potere di veto all’interno del cda.

All’inizio di ottobre, WeWork e Jp Morgan stavano negoziando un accordo sul debito e oggi il Guardian ha riferito i nuovi ceo, Artie Minson e Sebastian Gunningham, vorrebbero licenziare almeno 2.000 persone già questa settimana.

UN UNICORNO NON REDDITIZIO

Fondata nel 2010 da Adam Neumann, la società è diventata un unicorno americano in 9 anni di vita. Ma a fronte della rapida crescita, WeWork si trascina anche una pesante perdita. Solo nel 2018 ha perso  1,9 miliardi di dollari e ha bruciato  2,36 miliardi di dollari in contanti nella prima metà di quest’anno. Prima di ritentare con un’ipo, i due ceo dovranno provarle tutte per aggiustare il tiro del modello di business, ancora non redditizio.

EVITARE IL FALLIMENTO

Se WeWork dovesse fallire, SoftBank potrebbe perdere oltre 10 miliardi di dollari. Pertanto è comprensibile che Mr Son abbia attivato un piano di acquisto quote per continuare a investire. Tuttavia, come ha sottolineato Finimize, è strano che voglia assumere il controllo di WeWork dal momento che Vision Fund è un fondo venture capital. Ovvero investe in startup, assumendosi il rischio di fallire nella speranza che in caso di successo guadagnerà grandi profitti. Ed è raro che una società di venture capital intervenga per assumere il controllo di una startup.

IPO AI LIVELLI DI BOLLA TECH

Il mercato delle offerte pubbliche iniziali avrà tirato un sospiro di sollievo quando WeWork ha accantonato la sua tanto attesa Ipo. Secondo un nuovo rapporto della Bank of America Merrill Lynch, riportato da Business Insider, il numero di offerte pubbliche iniziali non redditizie è aumentato fino a raggiungere i livelli della bolla tech di 20 anni fa. Secondo l’analisi dell’azienda, la percentuale di aziende non redditizie che diventano pubbliche ha raggiunto il 70%, il più alto dal picco di eccellenza dell’industria tecnologica circa 20 anni fa.

Molte delle più grandi Ipo di quest’anno — tra cui le rivali Uber e Lyft — sono scese al di sotto dei loro prezzi di offerta iniziale. Segnale che gli investitori si tengono ben alla larga da modelli di business con percorsi tortuosi verso la redditività.

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