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Ecco perché Uber ha fatto flop in Borsa

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Che cosa succede al titolo Uber

Debutto con il botto ma a rischio tonfo per Uber. Venerdì la società di taxi-sharing numero uno al mondo si è affacciata sul mercato azionario in una delle più grandi offerte pubbliche iniziali americane di sempre. Ma gli investitori hanno tirato subito il freno a mano: il titolo delle azioni è sceso dell’8% rispetto al prezzo di collocamento e la compagnia di San Francisco ha perso quasi  6 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato nelle sue prime cinque ore come società pubblica. Ecco i dettagli.

UN DEBUTTO DELUDENTE

Uber ha raccolto poco più di 8 miliardi di dollari vendendo nuove azioni agli investitori, con una perdita cumulata di 655 milioni di dollari, la peggiore perdita del primo giorno di un’Ipo statunitense. Alla fine della giornata di venerdì, il titolo era scambiato in calo del 6,7% rispetto ai 45 dollari per azione. Uber aveva già presagito nubi all’orizzonte del suo sbarco a Wall Steet, visto che giovedì sera aveva fissato il prezzo delle sue azioni a metà del range di riferimento. La società ha raggiunto così una valutazione di 75,5 miliardi di dollari, ben al di sotto dei 100 miliardi di dollari che la società di taxi-sharing di San Francisco aveva preannunciato ad alcuni dei suoi investitori il mese scorso. Addirittura 120 miliardi di dollari per le banche statunitensi Goldman Sachs e Morgan Stanley, in base a quanto riportato dal WSJ a ottobre.

PAURA DELL’EFFETTO-LYFT

Gli investitori che vendevano il titolo erano forse preoccupati che Uber potesse imboccare lo stesso destino del suo rivale più piccolo Lyft. Le azioni di quest’ultima sono in caduta libera dal debutto del 29 marzo, con un calo del 29% dal prezzo dell’Ipo di 72 dollari, tra le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità del business del ride sharing. Questa mattina le azioni Lyft sono scese del 3%, pronte ad aprire al minimo storico vicino a 49,40 dollari.

COLPA ANCHE DELLA GUERRA COMMERCIALE CON LA CINA

Di certo il clima generale non aiuta. L’Ipo di Uber arriva in un momento turbolento nei mercati finanziari: l’escalation nella guerra commerciale Usa-Cina ha alimentato una nuova ondata di volatilità che ha sconvolto i mercati la settimana scorsa e ha pesato sul sentiment lunedì mattina.

SPAURACCHIO DELLA PERDITA

Quello che preoccupa investitori e analisti è la sostenibilità del modello di business di queste società. L’anno scorso Uber ha portato a casa una perdita di 2 miliardi di dollari. Secondo l’ultimo deposito, la società di San Francisco ha mostrato un rallentamento della crescita dei ricavi. Sia Uber sia Lyft sono continuamente in perdita dal momento che spendono molto per attirare conducenti e incentivare le corse. Prendere un “Uber” o un “Lyft” è costoso, richiede infatti molta spesa per attirare sia guidatori sia passeggeri. La strada verso la redditività è decisamente in salita.

E I CONDUCENTI SCIOPERANO

A rendere la giornata di venerdì scorso ancora più difficile per la società guidata da Dara Khosrowshahi ci hanno pensato i driver della compagnia. Mentre gli autisti protestavano davanti alle sedi della società in varie città del mondo, il 9 maggio Uber ha comunicato alla Securities and Exchange Commission di aver trovato un accordo con buona parte dei 60.000 conducenti statunitensi che hanno fatto causa alla società reclamando lo status di dipendente. Accordi che potrebbero costare tra i 146 e i 170 milioni di dollari. Spiccioli, comunque, se confrontati con i costi necessari per reggere a contratti da dipendenti: sarebbero più onerosi, assottiglierebbero o annullerebbero i futuri margini e allontanerebbero ulteriormente l’utile.

CHI ALTRO GUARDA CON ANSIA AL TITOLO UBER

Dalla chiusura del mercato a Tokyo, lunedì, le azioni di SoftBank Group sono calate del 3,25%. Come ha riportato Cnbc, le azioni del conglomerato giapponese guidata da Masayoshi Son sono state messe sotto pressione nella sessione di negoziazione di lunedì a Tokyo, a seguito delle grandi perdite registrate venerdì nella giornata di debutto di Uber. Vision Found infatti, il fondo di investimento gestito da SoftBank, ha investito ben 9 miliardi dollari nella società di noleggio taxi.

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