Innovazione

Twitter pensa ad una versione a pagamento

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Twitter sta studiando il lancio di una applicazione a pagamento, destinata ai professionisti. Il nuovo tentativo di fare cassa

 

Era il 21 marzo 2006 quando il co-fondatore del social network, Jack Dorsey, “cinguetta” per la prima volta, lanciando ufficialmente Twitter sulla rete. Era l’inizio dell’era dei 140 caratteri, dei successi e dei fallimenti, dei cambiamenti e dei tweet che hanno fatto la storia.

A 11 anni di distanza, Twitter è in piena crisi ‘adolescenziale’ e a Jack Dorsey, dopo aver fallitoil tentativo di vendita, non resta l’arduo compito di educarlo dal punto di vista economico e della personalità, le due leve su si basa la sopravvivenza del social.

Ed è proprio con l’obiettivo di aumentare i ricavi che I dirigenti di Twitter starebbero pensando ad servizio premium a pagamento, destinato soprattutto a professionisti e aziende. Approfondiamo insieme.

Un nuovo servizio in abbonamento per Twiiter

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Si chiamerebbe Tweetdeck e sarebbe destinato sopratutto ad aziende e professionisti. Ancora poco si sa sul nuovo servizio in abbondamento, dal momento che l’azienda starebbe ancora verificando la sostenibilità dell’idea. Twitter, per ora, sta conducendo un sondaggio tra alcuni utenti “per valutare l’interesse in una nuova versione più avanzata”, ha fatto sapere la portavoce Brielle Villablanca.

L’applicazione Tweetdeck fornisce un’interfaccia più personalizzabile, ed è stata acquisita da Twitter nel 2011. “Stiamo esplorando diversi modi per fare in modo che Tweetdeck diventi una cosa di irrinunciabile per i professionisti”, ha detto Villablanca.

Gli iscritti crescono lentamente

Lo abbiamo detto, la nuova applicazione ha il compito di risollevare le sorti dell’azienda. Anche nel quarto trimestre 2016, quello delle elezioni americane, le perdite trimestrali sono aumentate, mentre i ricavi sono saliti di un modesto 1%. La crescita c’è, ma è troppo troppo bassa.

La società nell’ultimo trimestre 2016, in particolare, ha registrato ricavi per 717,2 milioni di dollari, sotto le attese degli analisti, che puntavano a 740,1 milioni di dollari. Gli utenti mensili attivi sono saliti a 319 milioni, 2 milioni in più rispetto ai tre mesi precedenti. Il rosso e’ aumentato a 167,1 milioni di dollari, a fronte dei 90,2 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Twitter è in perdita da quando è sbarcata in Borsa e ha più volte dichiarato la sua intenzione di voler tornare all’utile nel 2017.

In dieci anni di vita, c’è da dire, Twitter non è mai riuscito a chiudere un bilancio in utile. E ora il social network dei cinguettii rischia di farsi sorpassare anche da Baidu, il suo epigono cinese, che ha circa 300 milioni di utenti.

Il crollo in Borsa

vendita TwitterLa crescita lenta, ovviamente, si è riflessa anche nell’andamento azionario. Quando il 7 novembre 2013 la società di San Francisco debuttò a Wall Street, ricordiamo, chiuse con un rialzo del 72% a un prezzo di quasi 45 dollari per azione. Il mese successivo il titolo tocco un massimo storico di 73,82 dollari. Ma da allora la compagnia ha perso circa l’80% del proprio valore in borsa, sceso da oltre 40 miliardi di dollari ad appena 12 miliardi di dollari.

I suoi pregi sono anche i suoi forti limiti

Qualcosa sicuramente non va.Ancora oggi i messaggi sono brevi. l’aspetto della brevità piace, anche se su qualcuno, negli anni del boom, pensava che il limite di 140 caratteri fosse un segno della povertà di spirito del nuovo secolo.
C’è Poi l’aspetto della cronologia in cui compaiono i messaggi: l’ordine di pubblicazione ben si adatta alle notizie flash. La cronologia e la brevità piacciono talmente tanto che fanno della piattaforma un mezzo per la diffusione di dichiarazioni ufficiali: è su Twitter che i politici e i ceo fanno dichiarazioni ufficiali, è il social del cinguettio che ha introdotto (prima di Facebook) una sorta di certificazione di autenticità del proprio profilo.

Ma sono proprio queste caratteristiche che tanto piacciono a rappresentare anche i limiti: un numero alto di utenti significa che l’ordine cronologico rende confusa la bacheca (e gli utenti se ne vanno). Negli ultimi mesi sono stati fatti i tentativi di modifica: è stato introdotto il criterio di rilevanza nell’ordine dei messaggi, ma a poco è servito. E se nei primi anni gli utenti di Twitter sono cresciuti allo stesso ritmo di Facebook, dal 2014 i numeri

Si sperava nell’effetto Trump

Si era sperato che la Presidenza di Trump potesse incidere sulla crescita degli utenti del social del cinguettio. Circa un anno fa, come spiega Bloombeg, il Tycoon aveva “solo” 2 milioni di follower. Durante la campagna elettorale i seguaci son diventati ben 19 milioni. E tutto sembrava finire lì.

E invece, dopo l’elezione a inquilino della Casa Bianca, Donald Trump ha continuato ad utilizzare Twitter, anche per parlare direttamente alle aziende. E allora i follower son passati a 24,3 milioni.

trump silicon valleyL’aumento del numero di follower si era tradotto in un boom di app Twitter scaricate.

“C’è stato un balzo significativo delle App di Twitter scaricate negli Usa e CivicScience ha segnalato un aumento dell’uso”,aveva detto Richard Greenfield di Btig. “Tanta gente, solo per seguire il presidente, sta imparando a usarlo e questo tornerà sicuramente a far crescere la base di utenti”. Ma in realtà tutto questo non è poi inciso granchè.

Un’altra modalità di guadagno: vendere gli hastag

Prima di pensare ad un’applicazione a pagamento, Twitter ha sondato altri modi per aumentare i ricavi: vendere gli hastag. In Italia, per esempio, Twitter ha deciso di vendere l’hashtag di #sanremo2017 a TIM, main sponsor della competizione canora per il 2017.

Cosa significa? Accanto ad ogni post pubblicato su Twitter, che aveva per hashtag Sanremo, sarebbe comparso il logo pubblicitario di TIM. Era uno spazio pubblicitario venduto. Gli utenti chescrivevano su Sanremo diventavano, dunque, vettore pubblicitario.

Twitter sanremoLa scelta aveva fatto discutere, ma Twitter stava solo giocando la sua partita: la vendita degli hashtag potrebbe essere un nuovo ed interessante filone di business.

“Non ci sarà più nessun limite allo strapotere dei social, abituiamoci. Tutti gli altri media risultano ormai datati, e quindi le aziende che fanno comunicazione, Rai, Tim ecc ecc giustamente si adeguano”, aveva dichiarato Emanuele Fiano, deputato del Pd.

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