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Leonardo-Finmeccanica e Thales, ecco come la guerra fra Usa e Cina sullo spazio tocca pure l’Italia

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Tutte le ultime novità sulla concorrenza fra Usa e Cina sullo spazio e i riflessi in Italia su Thales Alenia Space

Dopo la tregua commerciale, Usa e Cina tornano a parlare di spazio. Come ha riportato SpaceNews, funzionari statunitensi e cinesi stanno pianificando un nuovo dialogo bilaterale sullo spazio civile intorno a marzo 2020. Si tratterà della prima discussione di questo tipo dall’ultimo incontro di due anni fa.

IN PROGRAMMA A MARZO DIALOGO USA-CINA SULLO SPAZIO CIVILE

Gli ultimi colloqui tra Usa e Cina sullo spazio civile si sono svolti infatti a Pechino nel novembre 2017, prima dell’inasprirsi della guerra commerciale a colpi di dazi. Probabile dunque che la tregua segnata dall’accordo di “Fase 1” della scorsa settimana abbia sbloccato l’organizzazione dell’incontro.

Il dialogo sullo spazio civile Usa-Cina è stato avviato attraverso il dialogo strategico ed economico nel 2015, al fine di rafforzare la cooperazione tra la Nasa e Pechino.

I TIMORI A STELLE E STRISCE CIRCA LA COOPERAZIONE CON PECHINO

Gli ingegneri della Nasa hanno già collaborato con quelli cinesi. All’inizio del 2019, il programma spaziale cinese ha fatto la storia facendo atterrare la sonda Chang’e-4 sul lato nascosto della Luna, segnando una pietra miliare nelle esplorazioni spaziali. In quell’occasione la Nasa ha fornito il suo contributo nel tentativo di coordinare l’atterraggio. A fornire immagini successive della sonda cinese ci ha pensato il Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa.

Tuttavia, gli Stati Uniti guardano con sospetto alla crescente attività cinese nel settore dello spazio commerciale. Un cambiamento di politica del governo centrale del 2014 ha aperto sezioni del settore spaziale al capitale privato, portando alla proliferazione di lanci, piccoli satelliti e altre società.

Lo scorso giugno Kevin O’Connell, direttore dell’Office of Space Commerce presso il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, ha dichiarato che le società aerospaziali statunitensi sono preoccupate per i prezzi offerti dai concorrenti cinesi e il trasferimento forzato della proprietà intellettuale.

LA TABELLA DI MARCIA CINESE

Per supportare i nuovi attori in campo nel settore spaziale, a giugno il governo cinese ha emesso anche una serie di regole e regolamenti per guidare lo sviluppo di veicoli commerciali di lancio nel paese. Oltre a satelliti e razzi commerciali, la Cina segue inoltre gli Stati Uniti nella corsa alla Luna oltre a piani per estendere la sua missione su Marte e a creare una propria stazione spaziale permanente (Tiangong-3) entro il 2022.

La Cina ha infatti grandi obiettivi nel 2020 per il proprio programma spaziale, prevedendo di mandare in orbita oltre 60 veicoli spaziali quest’anno, secondo un piano pubblicato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC) la scorsa settimana.

Il programma cinese ha superato un importante test a dicembre con il successo del lancio del suo razzo Long March-5, soprannominato “Fat Five”, per spingere le navicelle nello spazio profondo.

Con il Long March-5 ora di nuovo in azione, la Cina può avanzare con il suo aggressivo programma di lancio 2020, che include l’invio di un’altra sonda sulla luna e l’adozione di misure per la costruzione di una stazione spaziale che dovrebbe essere completata entro il 2022, secondo i media statali.

MA ANCORA DIETRO AGLI USA

Come sottolinea il South China Morning Post, la presenza della Cina nello spazio è molto indietro rispetto a quella della Russia e degli Stati Uniti. Basti pensare che i satelliti americani in orbita sono 3 volte in più di quelli cinesi. Anche dal punto di vista degli investimenti, i due programmi non sono paragonabili. Il budget dell’agenzia spaziale cinese è circa un decimo della Nasa, secondo la stima di un fisico cinese sentito dal Scmp.

Inoltre, anche se il lancio del Long March 5 è riuscito con successo, gli esperti spaziali cinesi hanno affermato che la strada da percorrere è ancora lunga, stimando che il Paese ha bisogno di 10-15 anni per raggiungere gli Stati Uniti nello spazio.

IL RAPPORTO DEL CONGRESSO USA

Eppure i timori delle aziende statunitensi riflettono quelli dei legislatori. Secondo la sintesi del Rapporto al Congresso del 2019 della Commissione di revisione economica e di sicurezza Usa-Cina, pubblicato lo scorso novembre la Cina mira a: “stabilire una posizione di leadership nell’uso economico e militare dello spazio esterno. Nel perseguimento di questo obiettivo, la Cina ha dedicato un’attenzione di alto livello e ampi finanziamenti per raggiungere e infine superare altri paesi nella corsa allo spazio in termini di industria, tecnologia, diplomazia e potere militare. Se i piani prevedono di lanciare il suo primo modulo di stazione spaziale a lungo termine nel 2020, in meno di 20 anni avrà abbinato la progressione di quasi 40 anni degli Stati Uniti dal primo volo spaziale umano al primo modulo della stazione spaziale”.

Inoltre la commissione statunitense avverte che Pechino “prevede non solo di esplorare lo spazio, ma di dominare industrialmente lo spazio all’interno dell’orbita lunare della Terra”. La Cina “usa il suo programma spaziale per far avanzare i suoi obiettivi geopolitici terrestri” e sta implementando “finanziamenti sostenuti dallo Stato” per stabilire “una posizione dominante nei settori del lancio commerciale e dei satelliti”.

LA STAZIONE SPAZIALE MADE IN CHINA

Al momento è intorno al lancio della Stazione spaziale cinese Tiangong-3 che si sta consumando la rivalità tra Washington e Pechino.

Tiangong-3 servirà ad aprire ulteriormente la strada al progetto definitivo e completo della Stazione spaziale cinese, la cui deadline è fissata al 2022.

Senza dimenticare che — come dichiarato dall’amministrazione Trump — se dal 2025 i finanziamenti all’Iss saranno sospesi, la futura prospettiva sarebbe quella di vedere nel prossimo decennio solo la Chinese Space Station in orbita intorno alla Terra.

NELLA RIVALITÀ USA-CINA, CI RIMETTE L’ITALIA

Alla costruzione della stazione spaziale cinese doveva contribuire anche l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Dobbiamo parlare al passato in quanto pare che l’Italia abbia fatto marcia indietro.

Lo scorso marzo il commissario straordinario dell’Asi Piero Benvenuti aveva annunciato che l’Italia avrebbe un modulo abitativo per la Tiangong-3, specificando che la collaborazione tra i due Paesi prevedeva anche la presenza dei nostri astronauti a bordo della terza versione del “Palazzo Celeste”.

La costruzione del modulo abitativo per la Tiangong-3 sarebbe stato eseguito a Torino dalla Thales Alenia Space ( joint venture tra Leonardo-Finmeccanica e la francese Thales). Il modulo si trova in avanzatissima fase di progettazione, effettuata nel pieno rispetto degli accordi con i partner storici dell’Italia in tema di esplorazione spaziale. Ma l’apporto italiano al programma di Pechino non è andato giù al suo storico alleato d’oltreoceano.

Come ha svelato venerdì Repubblica l’Italia si è rimangiata l’accordo con la Cina sullo spazio a causa delle “pressioni politiche americane fortissime, ai massimi livelli”.

Tuttavia la presidenza del Consiglio non ha ancora formalizzato e comunicato la decisione. Come ha spiegato Repubblica, in questo modo  ha lasciato “gli scienziati dell’Asi in una scomoda impasse con l’omologa cinese”.

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