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Spazio, tempesta perfetta su Asi e Cira?

Asi

Che cosa ha deciso il governo sull’Asi (Agenzia spaziale italiana) e non solo. L’approfondimento di Francis Walsingham

 

Il 30 aprile scorso, all’interno del DL 36 “Misure urgenti per l’attuazione del Pnrr”, gli articoli 30 e 31 hanno presentato un articolato riordino del settore Spazio mescolando, però, questioni urgenti alla costituzione di carriere per i soliti noti visto che tra nemmeno un anno le prossime elezioni potrebbero rimescolare pesantemente l’attuale panorama.

Ma andiamo con ordine perché nelle ultime tre settimane una serie di eventi, non sempre dignitosi, hanno contribuito a rimescolare molte carte.

Il quadro generale di riferimento permane l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e lo stato in cui versa da almeno 10 anni, aggravatosi a causa della dibattuta gestione di Giorgio Saccoccia (qui e qui gli approfondimenti di Start Magazine). Infatti è stato necessario che il ministro Vittorio Colao, delegato dal presidente Draghi ad occuparsi di Spazio, chiedesse il soccorso esterno dell’Esa per sperare di arrivare ad usufruire dei fondi del Pnrr nei tempi previsti dal programma.

La stampa (tranne quella specializzata sull’aerospazio, guarda caso), e questa testata in particolare, ha sempre riportato all’attenzione pubblica quanto è avvenuto nel corso del mandato dell’attuale presidente, finalmente quasi a fine corsa per poi restituirlo all’Esa da dove proveniva, congelato da anni nella modesta posizione di A5 senza mai essere riuscito almeno a vincere una selezione per il livello superiore di A6.

I controversi tre anni sono stati conclusi da un commissariamento informale, ma sostanziale, dell’Asi avrebbe dovuto far riflettere sul perché si sia arrivato a questo atto nel novembre scorso e cercare almeno di finire il mandato in maniera migliore rispetto all’usuale; ma così non è stato.

Finalmente dopo molto (troppo) tempo, continui richiami della Corte dei Conti, rimasti per anni inascoltati, è scoppiato lo scandalo del Centro Italiano di Ricerca Aerospaziale di Capua con l’incriminazione, per ora, di 11 persone per presunte attività corruttorie e legami con il clan dei Casalesi.

In effetti, al riguardo del Cira, di come è stato fatto funzionare e di come sia stato gestito, se ne parla da moltissimo tempo negli ambienti del settore e con giudizi non positivi su molti punti che vanno da assunzioni chiacchierate, contratti di servizio ambigui e via dicendo sino ad un documento di due diligence della Deloitte molto critico, chiaro sulle opacità di gestione seguite. Un documento, apparentemente, mai formalmente portato all’attenzione di chi aveva il compito della vigilanza, cioè Asi e di riflesso il Miur, oggi Mur, in quanto Ministero vigilante dell’Agenzia che detiene, o meglio deteneva prima dell’emissione del DL 36, la maggioranza delle azioni del Cira.

È chiaro che in questo contesto tutt’altro che brillante tra inefficienza Asi e questioni penali Cira era necessario intervenire, e così si è fatto col decreto legge, anche se sarebbe stato auspicabile che gli interventi fossero potuti avvenire molto prima.

In sintesi la governance dell’Agenzia è stata profondamente cambiata: tutta l’attività viene ufficialmente portata sotto la vigilanza del presidente del Consiglio attraverso la figura del suo delegato (Ministro o Sottosegretario) che selezionerà il presidente dell’Agenzia da una rosa di esperti scelti da una Commissione, che si spera sia qualificata visto alcuni esempi recenti in casi analoghi.

L’Asi è spogliata di ogni potere sul Cira le cui azioni vengono trasferite al Cnr. Da qui si nota l’accordo politico messo in atto tra il ministro dell’Innovazione e la ministra dell’Università e Ricerca. Sulla base di un’evidenza pluriennale che ha mostrato come il ministero vigilante non abbia mai esercitato di fatto questa vigilanza, ne sono prova le varie vicissitudini anche penali attraversate dall’Asi nel corso della sua esistenza, il controllo viene avocato al centro (si spera con migliore attenzione e successo che nel passato, auspicano osservatori del settore) mentre al Mur resta come premio di consolazione un posto nel CdA, una vaga vigilanza sulle attività di ricerca finanziate da fondi Asi e, in più, il regalo di prendersi  in toto il Cira.

Sfortuna ha voluto che l’accordo sia stato inaspettatamente avvelenato dalle indagini della DDA di Napoli che hanno portato alle prime incriminazioni che si ritiene siano prodromiche a risalire ad interessi e personaggi al di sopra degli attuali indagati.

Come si stessero sviluppando gli eventi che hanno portato alla revisione della governance dell’Asi era cosa nota a molti per cui lascia perplessi perché il presidente dell’Asi abbia voluto forzare i tempi aprendo la selezione per il rinnovo del presidente del Cira, in scadenza e già sotto l’occhio interessato di appetiti campani, invece di confrontarsi con il suo attuale vigilante, il ministro Colao, e concordare con lui la migliore via di uscita da questa situazione ingarbugliata.

Il risultato di questa ennesima imbarazzante debacle è stato che la Commissione di selezione, seguendo le indicazioni ricevute, ha individuato una terna presentandola a Saccoccia che ha convocato un CdA di Asi ad hoc per presentare il nome di colui che aveva scelto.

Purtroppo la convocazione è stata bruciata dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge: a quanto circola nei corridoi dell’Asi la riunione convocata, apparentemente senza alcun documento di appoggio sui risultati della selezione, si è ridotta soltanto ad una presa d’atto delle scelte del presidente del Consiglio facendo saltare eventuali decisioni o accordi preliminari al riguardo.

La condizione di stallo si è aggravata perché dal 30 aprile dovrebbe essere il Cnr, nuovo possessore delle azioni ad esso trasferite de iure e gratuitamente ad Asi, a procedere all’emissione di un nuovo bando: il tutto col rischio di potenziali ricorsi di quanti hanno partecipato al Bando precedente in totale e completa legalità.

Tutto qui? No perché è ben noto che per legge qualunque trasferimento di azioni tra due entità differenti deve essere effettuato attraverso un atto pubblico certificato da un notaio, cosa non ancora avvenuta. D’altronde va ancora tenuta in considerazione la tensione politica in atto scandita da rappacificamenti tra ministri e veloci e improvvisi cambi di umore vista la tendenza di qualcuno a debordare dalle proprie competenze istituzionali invadendo aree di competenza altrui.

E qui è bene fare un’ultima considerazione che riguarda questi comportamenti di chi, forse in assoluta buona fede ma con poca dimestichezza con le regole e le modalità di comportamento proprie della pubblica amministrazione, hanno modalità operative che non favoriscono una soluzione serena dei problemi in atto.

È ben noto a qualunque studente di legge dei primi anni che un decreto legge, di norma, viene emesso per “giustificate ragioni di necessità e urgenza” e quindi l’articolo 30 del DL di revisione della governance di Asi e del riassetto della proprietà azionaria di Cira era più che giustificato e, anzi, sarebbe stato meglio renderlo operativo molto tempo prima per ridurre i danni prodotti sino ad oggi.

Molto meno giustificata è, come indica l’articolo 31, la creazione di un Dipartimento Spazio, o comunque si vorrà chiamarlo, presso il Ministero dell’Innovazione che prevede la nomina di un Direttore Generale e di una struttura sotto di lui di non poche persone, con due direttori. Come per caso, a parte i costi per l’erario, queste scelte – secondo alcuni rumors istituzionali – potrebbero cadere su alcune persone vicine al ministro Colao poste al vertice dello stesso dicastero. Sarà così?

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