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Perché il Garante della Privacy indaga sull’app delle cure anti Covid di Stramezzi

App Stramezzi Garante Privacy

Aperta un’istruttoria del Garante della Privacy sull’app realizzata dall’associazione Covid Healer

 

L’app per smartphone ideata dal dottor Andrea Stramezzi per curare il Covid a casa sotto il faro del Garante Privacy.

Oggi il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto un’istruttoria su un’app realizzata dalla Associazione Covid Healer Onlus per offrire consulenza e assistenza sanitaria, trattando i dati di “utenti pazienti” e di “professionisti sanitari”. Lo rende noto la stessa autorità presieduta da Pasquale Stanzione.

Andrea Stramezzi è il medico che ha fondato la onlus Covid Healer (“Guarisci Covid”) diventata una App con lo scopo di sostenere e guarire i pazienti Covid a domicilio.

L’app, scaricabile dal Play Store da qualche giorno, si rivolge a chi, malato di Covid, ha necessità di trovare un dottore che lo curi a casa.

“Al fine di valutare la liceità dei trattamenti dei dati personali posti in essere tramite l’app, sarà approfondita la base giuridica di tale attività e le finalità perseguite dall’Associazione, il rispetto dei principi di base in materia di protezione dei dati personali”, fa sapere l’authority.

Tutti i dettagli.

COS’È L’APP C-HEALER DELL’ASSOCIAZIONE COVID HEALER ONLUS

Si chiama C-Healer ed è l’app collegata alla onlus Covid Healer fondata dal dottor Andrea Stramezzi che permette ai positivi al virus di inviare una richiesta di assistenza ai primi sintomi dell’infezione.

Un’app per mettere in contatto medici e pazienti e permettere così il monitoraggio della malattia Covid da casa.

Stramezzi ha presentato l’app in occasione dell’International Covid Summit, la cui seconda giornata si è svolta in Senato lunedì 13 settembre. “L’app, inoltre, sarà d’aiuto anche ai medici. Saranno condivisi gli schemi terapeutici studiati in collaborazione con colleghi medici da tutto il mondo e validati in questi 18 mesi. A seconda della gravità dei sintomi riportati dal paziente, l’app suggerirà lo schema più idoneo e il medico potrà adattarlo e personalizzarlo per ciascun assistito, dove necessario. L’app fornirà ai medici anche una banca dati costantemente aggiornata, in modo da poter accedere a statistiche sull’efficacia dei vari farmaci”, spiegava ad Affaritaliani Andrea Stramezzi lo scorso settembre.

I DATI RICHIESTI

Una volta scaricata, l’app richiede una registrazione tramite email e password. Dopodiché, per attivare l’account sull’app C-Healer è necessario inserire numerosi dati: indirizzo e carta d’identità, fronte retro come si può vedere dall’immagine.

 

LA DECISIONE DEL GARANTE DELLA PRIVACY

L’Autorità ricorda che la normativa italiana ed europea prevede un divieto generale di trattare i dati di “categorie particolari di dati”, tra cui rientrano quelli sulla salute, ad eccezione di alcuni casi esplicitamente indicati – ad esempio per motivi di interesse pubblico o per finalità di medicina preventiva, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria – e solo in seguito all’adozione di particolari garanzie.

Per tale motivo, alla luce dei primi elementi raccolti sul caso specifico, il Garante ha deciso di verificare se sono state rispettate tutte prescrizioni e tutele previste per i trattamenti connessi all’utilizzo di app mediche.

E da qui il procedimento avviato nei confronti dell’app di Covid Healer.

LA RICERCA DEL DOTTOR STRAMEZZI

L’app è al momento gratuita.

Ma “anche se diversi volontari si sono offerti di collaborare a questo progetto, ci sono costi notevoli da sostenere per far sì che l’app finale sia completamente gratuita per gli utenti. Quindi abbiamo fondato la onlus Covid Healer per poter raccogliere donazioni e realizzare il progetto”, ha sottolineato Stramezzi sempre ad Affaritaliani.

Inoltre, “grazie alle donazioni, l’associazione Covid Healer ha in programma di finanziare una parte di ricerca per individuare i fattori che portano alla malattia grave, così da poter sapere prima se un paziente è ad alto rischio o meno”, ha sostenuto una volontaria ad Affaritaliani.

LA TESI DULL’IDROSSICLORICHINA

Andrea Stramezzi è balzato alle cronache per le sue presenze ai talk show con la tesi di curare la malattia Covid-19 tramite anti-infiammatori.

Come si legge su DonnaModerna in un servizio di questa estate, “il medico, in servizio presso l’aeroporto di Malpensa nel tracciamento e nei controlli sanitari, spiega di aver curato oltre 1.000 pazienti «con farmaci noti e poco costosi», tra i quali anche idrossiclorichina. «È un farmaco utilizzato contro la malaria e creato per le patologie autoimmuni, come il Covid nella sua fase acuta, quando il “nemico” non è più il virus Sars-Cov2 ma gli anticorpi stessi, che diventano nocivi contro il nostro stesso organismo a causa di una risposta anomala ed eccessiva da parte del sistema immunitario. Noi abbiamo visto, non solo in Italia, che l’idrossiclorochina è un farmaco efficace, ma solo se preso nella prima settimana di malattia, proprio per evitare di arrivare alla famigerata tempesta citochinica del Covid severo» spiega Stramezzi”.

A “Non è l’Arena”, la trasmissione condotta da Massimo Giletti su La7, a ottobre Stramezzi ha sostenuto di aver curato oltre 1500 pazienti tramite anti-infiammatori e antibiotici.

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