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Perché Amazon strapazza Trump per il cloud del Pentagono

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Amazon Trump

Amazon vuole che il presidente Trump e il segretario alla Difesa Mark Esper testimonino nella causa intentata per il contratto Jedi che il Pentagono ha assegnato a Microsoft

Bezos vuole chiamare a testimoniare il presidente degli Stati Uniti.  Amazon ha chiesto alla US Court of Federal Claims di ascoltare anche il presidente Trump nell’ambito della causa in cui contesta l’assegnazione a Microsoft da parte del Pentagono del contratto Jedi da 10 miliardi di dollari.

Lo scorso 22 novembre, il colosso tecnologico di Seattle ha presentato un reclamo per presso il tribunale federale di Washington contro la decisione del Pentagono di assegnare il maxi contratto di cloud-computing a Microsoft.

Amazon Web Services, la divisione di cloud computing di Amazon, accusa i ripetuti attacchi pubblici e privati del presidente degli Stati Uniti contro Amazon e il suo ceo  per la mancata assegnazione della commessa per modernizzare l’infrastruttura digitale del Dipartimento della Difesa.

BEZOS PRETENDE LA DEPOSIZIONE DI TRUMP E NON SOLO

Nei documenti, resi pubblici ieri, Amazon chiede una deposizione non solo di Trump, ma anche dei vertici attuali e passati del Dipartimento della Difesa e sul loro ruolo nella vicenda: ovvero l’ex segretario alla Difesa James Mattis, l’attuale segretario alla Difesa Mark Esper e il capo IT del Pentagono Dana Deasy.

IL PROGETTO JEDI

Il progetto Joint Enterprise Defense Infrastructure è stato ufficialmente aperto per le offerte a luglio 2018. La gara si è subito ristretta a quattro concorrenti: Amazon, dato per favorito, Microsoft, Oracle e Ibm. Il colosso tecnologico Google si è autoescluso prima di presentare la domanda. Lo scorso anno Oracle ha protestato a lungo per il coinvolgimento di Amazon nell’offerta, ma un giudice federale ha respinto tale richiesta.

LE ACCUSE DI AWS

Secondo Amazon quando il Pentagono si stava preparando ad annunciare il vincitore tra i finalisti Amazon e Microsoft, Trump avrebbe interferito nell’assegnazione della maxi-commessa con dichiarazione pubbliche. Amazon sostiene che l’attuale segretario alla difesa Esper sia intervenuto nel processo di assegnazione per condurre un “esame” su richiesta di Trump.

IL RUOLO DI TRUMP ED ESPER

“Ricevo enormi lamentele sul contratto del Pentagono e Amazon; si dice che non sia un’offerta competitiva”, aveva dichiarato l’inquilino della Casa Bianca ai giornalisti lo scorso 18 luglio. “Chiederò di dare un’occhiata molto da vicino per vedere cosa sta succedendo”. Detto fatto. L’assegnazione dell’appalto Jedi è finita in stand-by quest’estate. A poche settimane dall’annuncio del vincitore Mark Esper ha annunciato di riesaminare il progetto.

LA VITTORIA DI MICROSOFT

Alla fine, in ritardo di quasi un anno, lo scorso 25 ottobre il Pentagono ha annunciato che Microsoft ha vinto il contratto Jedi.

IL LIBRO SU MATTIS

Poco dopo l’annuncio, il Washington Post — di proprietà di Bezos — ha rivelato che un nuovo libro dedicato all’ex segretario alla Difesa James Mattis sosteneva che Trump gli aveva detto di voler “Amazon fuori” dal contratto.

Pertanto il colosso di Seattle chiede che sia ascoltato a testimoniare anche Mattis per comprendere i presunti “sforzi del presidente Trump per esercitare pressioni sui funzionari del Dipartimento della Difesa”.

LA REPLICA DEL DIPARTIMENTO DELLA DIFESA

Al momento né la Casa Bianca né Microsoft hanno rilasciato commenti. Solo il portavoce del Dipartimento della Difesa, il tenente colonnello Robert Carver, ha dichiarato in una nota: “Il Dipartimento della Difesa si oppone fermamente alla richiesta dei servizi Web di Amazon di deporre alti dirigenti del Dipartimento della Difesa. La richiesta è superflua, onerosa e cerca semplicemente di rimandare questa importante tecnologia nelle mani dei nostri militari”.

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