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Ospedali Sacco e Fatebenefratelli a Milano sotto attacco hacker

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Che cosa è successo agli ospedali Sacco e Fatebenefratelli a Milano. Il commento di Umberto Rapetto, direttore di infosec.news

 

Tutto comincia con un “Vespone” le cui ruote si incastrano nelle rotaie del tram e con il conducente che – con forti dolori alla cassa toracica e un grande ematoma all’anca – comunica ai parenti di essere da ore in barella al Pronto Soccorso.

Il ritardo non è dovuto agli ordinari problemi della tanto lamentata “malasanità” ma sarebbero la riverberazione di un incidente informatico, uno dei tanti cui nemmeno ci si fa più caso se non si prova il brivido di pagarne personalmente il prezzo.

La vicenda riguarda due delle più importanti strutture ospedaliere del capoluogo lombardo, il “Luigi Sacco” e il “Fatebenefratelli”, realtà probabilmente chiamate ad affrontare un virus che nulla ha a che vedere con il Covid-19 (quest’ultimo, infatti, fortunatamente debellato con l’emanazione del provvedimento legislativo “liberatutti”).

C’è chi racconta di pazienti con “urgenze” trasbordati al Policlinico del capoluogo lombardo ed ad ogni buon conto il sito web dell’Azienda Sanitaria è irraggiungibile dalla sera del 1° maggio.

Stiamo parlando di Milano, della efficientissima città della Madonnina (e chissà quante ne stanno “staccando” in queste ore gli assistiti…), di quella che due anni fa il Corriere della Sera definiva la “capitale europea della cybersecurity” solo perché una azienda l’aveva scelta per farci un museo tecnologico…

Stiamo parlando mentre i soloni istituzionali e quelli delle grandi società di consulenza continuano candidamente a ripetere “ghe pensi mi” e annunciano future strategie per una guerra che non solo è iniziata da tempo ma dove ce le stanno suonando di santa ragione.

Chi ha responsabilità di Governo ha legittimamente altre priorità, ma forse anche quella cibernetica dovrebbe rientrare tra le tematiche da non rinviare oltre. Si è perso (e se ne perde ancora) troppo tempo nonostante Gabrielli e Colao parlino di un banale 95 per cento dei sistemi informatici della Pubblica Amministrazione non protetti.

È la vecchia storia dei tre porcellini alle prese con il lupo cattivo. Fino a poco tempo fa dominava la scena quello che ha costruito la sua casa con la paglia.

Adesso ci vogliono far credere che grazie alla casa di legno (l’Agenzia Cyber) non si correrà il rischio di veder spazzate via le più robuste pareti protettive.

Chi, come me, è rimasto bambino ricorda però il seguito della fiaba e pretende che la situazione venga gestita dal porcellino che edifica utilizzando calce e mattoni…

Forse hanno ragione quelli che pontificano e non quelli che guardano con preoccupazione un orizzonte oggettivamente poco rassicurante.

Sicuramente c’è molto da fare. Sicuramente, però, bisogna farlo magari evitando trionfalistici annunci di esser pronti alla sfida.

Non si è in un’aula universitaria in cui dalla cattedra ci si può permettere di dissertare del nulla e affrescare l’immaginazione dei presenti con “guidelines” e “best practices”. Soprattutto non siamo nell’aula dove è Indiana Jones a far lezione e le studentesse incantate sbattono freneticamente le ciglia o scrivono “I love you” sulle palpebre…

Se si hanno dubbi sullo stato di precarietà nazionale si sappia che – giusto per rimanere in tema di sistemi informatici sanitari – da qualche giorno i pirati informatici del famigerato gruppo Lockbit 2.0 (lo stesso che ha devastato la ULSS 6 di Padova) hanno messo in vendita i dati che hanno rubato all’Azienda Sanitaria di Messina…

 

Articolo pubblicato su infosec.news

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