Bruxelles alza il livello della partita sulla sovranità tecnologica europea. E per giocarla sceglie un veterano dell’industria digitale continentale. La Commissione europea ha nominato il manager danese Jim Hagemann Snabe (nella foto) inviato speciale per l’intelligenza artificiale industriale, affidandogli il compito di consigliare Ursula von der Leyen e la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen mentre l’Unione accelera su cloud, data center, semiconduttori e IA nel tentativo di ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina.
La nomina è entrata in vigore immediatamente. La scelta, ha spiegato Bruxelles, nasce da una competenza “straordinariamente ampia” e da una esperienza che “non sono disponibili nella stessa misura in seno alla Commissione”. Per guidare la riflessione europea sull’IA industriale l’esecutivo comunitario ha deciso quindi di affidarsi a uno dei top manager più inseriti nelle reti dell’industria tecnologica internazionale. Snabe resterà in carica fino al marzo 2027 come consigliere speciale non retribuito. E per sgomberare il campo da possibili conflitti di interesse ha già congelato due incarichi particolarmente sensibili: quello nell’advisory board di Google Cloud e quello nel consiglio di amministrazione della società americana di intelligenza artificiale C3.ai.
L’UOMO SCELTO PER L’EUROPA DELL’IA
La scelta di Snabe arriva in un momento particolarmente delicato. Dopo anni passati soprattutto a regolare il settore digitale, Bruxelles sta cercando di ritagliarsi un ruolo anche sul fronte industriale dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è costruire capacità autonome nelle infrastrutture che alimentano la nuova corsa tecnologica: potenza di calcolo, cloud, data center, semiconduttori e modelli avanzati. E il nuovo inviato speciale dovrà occuparsi proprio di questi dossier.
La Commissione punta a rafforzare la presenza europea nei servizi cloud, aumentare drasticamente la capacità di calcolo disponibile per l’IA e ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei in settori considerati strategici. Il piano è ambizioso: triplicare entro cinque-sette anni la capacità dei data center europei per l’intelligenza artificiale e raddoppiare entro il 2030 la quota europea del mercato mondiale dei semiconduttori, portandola al 20%. È dentro questa corsa alla sovranità tecnologica che si colloca la nomina di Snabe.
Più che un esperto di algoritmi, il manager danese è stato chiamato a svolgere il ruolo di ponte tra Bruxelles e il mondo delle grandi imprese. La sua missione sarà aiutare la Commissione a capire come costruire un ecosistema industriale capace di sostenere la diffusione dell’intelligenza artificiale nel tessuto produttivo europeo.
DA SAP A SIEMENS, IL LUNGO VIAGGIO NEL CAPITALISMO TECNOLOGICO EUROPEO
Nato in Danimarca nel 1965 e laureato in ricerca operativa all’Aarhus School of Business, Snabe ha costruito quasi tutta la sua carriera tra software e industria. Dopo una breve parentesi in IBM, il suo nome si è legato soprattutto a SAP, il campione tedesco del software gestionale. Entrato nel gruppo nel 1990, ha scalato progressivamente la gerarchia aziendale fino a diventare membro dell’executive board nel 2008 e co-amministratore delegato nel 2010 insieme all’americano Bill McDermott.
Sono gli anni in cui SAP affronta la transizione verso il cloud e cerca di difendere il proprio spazio in un mercato dominato dai giganti statunitensi. Sarebbe della coppia McDermott-Snabe il merito di aver accompagnato una fase di forte crescita e di profonda trasformazione strategica.
Quando lascia i ruoli esecutivi nel 2014, Snabe non esce però dalla stanza dei bottoni. Semplicemente cambia posto. Da manager operativo diventa uno dei consiglieri e presidenti più richiesti del grande capitalismo europeo.
UNA RETE CHE PASSA DA SIEMENS, MAERSK, DEUTSCHE BANK E DAVOS
Non è difficile capire perché Bruxelles abbia pensato a lui. Snabe ha presieduto Maersk, il gruppo che controlla una quota rilevante del commercio marittimo mondiale. Guida il consiglio di sorveglianza di Siemens, uno dei principali colossi industriali europei. Ha inoltre ricoperto incarichi in Allianz, Deutsche Bank e Northvolt, la società svedese delle batterie diventata uno dei simboli delle ambizioni europee nella transizione energetica, e oggi siede nel board di Temasek, il fondo sovrano di Singapore.
Dietro questi incarichi c’è un filo rosso: tecnologia, industria, finanza ed energia. In altre parole, alcuni dei settori in cui oggi si gioca la sfida per la competitività economica e tecnologica.
A questo si aggiunge il ruolo nel World Economic Forum, di cui è membro del Board of Trustees dal 2014. Un dettaglio che aiuta a comprendere la collocazione di Snabe all’interno di quelle reti transnazionali che mettono in contatto governi, multinazionali, investitori e istituzioni internazionali.
LE IDEE DI SNABE: TRA TECNOLOGIA E CAPITALISMO RESPONSABILE
La traiettoria professionale racconta il manager. I libri, le attività pubbliche e gli ambienti che frequenta aiutano invece a delinearne l’orizzonte culturale e politico. Dal 2016 insegna alla Copenhagen Business School e ha dedicato gran parte della propria attività pubblica ai temi della trasformazione digitale, della leadership e del rapporto tra tecnologia e società. È coautore di Dreams and Details, Tech for Life e Reinvention from the Boardroom, libri che ruotano attorno a una convinzione precisa: innovazione, sostenibilità e responsabilità sociale non dovrebbero essere considerate obiettivi incompatibili.
Il suo orizzonte sembra collocarsi in quel mondo che unisce grandi imprese, organismi internazionali, accademia e istituzioni sovranazionali. Non è un caso che partecipi alla Society for Progress, iniziativa promossa dal professore dell’Insead Subramanian Rangan che riunisce economisti, filosofi e manager attorno all’idea di un capitalismo più attento agli impatti sociali e ambientali.
Nei suoi interventi ricorrono spesso temi come la fiducia nella tecnologia, la decarbonizzazione, la collaborazione tra pubblico e privato e il ruolo delle imprese nella soluzione delle grandi sfide collettive. È il cosiddetto stakeholder capitalism: un modello che prova a conciliare competitività economica, sostenibilità e responsabilità sociale, attribuendo alle aziende un ruolo che va oltre la creazione di valore per gli azionisti e tiene conto anche degli effetti delle decisioni su lavoratori, comunità e ambiente.
È con questo bagaglio di esperienze industriali, incarichi internazionali e idee sul rapporto tra tecnologia e società che Snabe si appresta ora a consigliare Bruxelles nella sua corsa alla sovranità tecnologica.




