Innovazione, Pagamenti digitali / Fintech

Nexi, Intesa Sanpaolo, Bnl-Bnp e non solo. Ecco i costi dei Pos

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POS

Fatti, numeri e dibattito su commissioni per i pagamenti elettronici e sul costo dei Pos. L’articolo di Carlo Terzano

“Ai fini di una maggiore tracciabilità e trasparenza delle transazioni commerciali in chiave anti-evasione, il Governo intende agevolare i pagamenti elettronici riducendo drasticamente i costi delle transazioni non in contanti”. A ribadirlo è stato nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in occasione del suo intervento all’inaugurazione dell’anno di studi 2019-2020 della scuola dalla Guardia di Finanza. Ma quali sono i reali motivi della arretratezza (forse vera e propria resistenza culturale) italica al contante elettronico?

(ECCO IL PROGETTO DEL GOVERNO CHE E’ STATO ACCANTONATO SUL TETTO ALLE COMMISSIONI)

LA SITUAZIONE ITALIANA

Partiamo dal principio. Che l’Italia sia ancora troppo legata alla vecchia, frusciante, cartamoneta lo dicono tutti gli studi condotti sulla materia. Secondo le analisi dell’Osservatorio della Community Cashless Society di Ambrosetti, infatti, l’Italia resta nelle retrovie del ranking europeo, 23ma su 28 Paesi (era in 23ma posizione anche nella rilevazione 2017, mentre era in 24ma posizione nella rilevazione 2016). Certo, c’è stato un lieve miglioramento nella velocità con cui il nostro Paese si sta muovendo con riferimento alla crescita delle transazioni pro-capite con carte, che aumenta da 7,1 a 8,4 (su una scala da 0 a 100), ma è ancora inadeguata per raggiungere i livelli dei 3 best performer europei (Svezia, Finlandia e Danimarca). A tale velocità, concludevano gli analisti di Ambrosetti, l’Italia riuscirebbe a raggiungere l’attuale media UE-28 (25,4) solo nel 2030.

(SI POSSONO TAGLIARE LE COMMISSIONI SUI PAGAMENTI ELETTRONICI? TESI E DUBBI DELL’ABI)

POS CHE PRENDONO LA POLVERE

Eppure, in Italia sono stati censiti almeno tre milioni di POS già installati nei negozi e negli studi dei professionisti. Un numero di tutto rispetto, non solo perché l’obbligo normativo di dotarsene in capo a negozianti e partite Iva non è stato finora collegato a sanzioni per chi non adempie, ma anche in quanto ci posiziona tra i primi in Europa per diffusione di terminali adibiti ai pagamenti cashless. Nonostante ciò, in Italia, l’80% delle transazioni è ancora in contanti: soltanto quattro milioni di pagamenti sono effettuati senza i vecchi contanti.

(CI SONO I MARGINI PER TAGLIARE LE COMMISSIONI. PAROLA DI MEDIOBANCA)

LA QUESTIONE DELLE COMMISSIONI

Già l’alto numero di POS in circolazione dovrebbe essere spia che il tema dirimente non è quello delle commissioni, su cui il governo giallorosso però pare si stia avvitando in una querelle con Abi e non solo (soltanto pochi giorni fa, il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, nell’audizione davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato sulla legge di bilancio 2020, aveva detto che “è un tema su cui siamo disposti a un confronto, nei limiti che ciò sia effettivamente consentito dall’autorità antitrust italiana e europea”). L’obiettivo dell’esecutivo per scoraggiare ulteriormente l’uso del contante è quello di puntare a una riduzione concertata con le imprese del comparto delle commissioni sui pagamenti digitali. Eppure, da Abi si premurano a sottolineare come non sia affatto vero che abbiamo tra i costi più elevati in Europa. Anzi, nel Vecchio Continente solo Belgio, Francia e Spagna presentano condizioni più vantaggiose.

(TUTTI I SUBBUGLI DI NEXI, VISA E NON SOLO SUL PROGETTO DEL GOVERNO ORA ACCANTONATO)

ABI: MERCATO ITALIANO MOLTO COMPETITIVO

In ambienti Abi si insiste sul fatto che il mercato in Italia sia estremamente competitivo. Per esempio per ciò che riguarda i costi del Pos – emerge da alcune slide che circolano in ambienti bancari – Nexi propone canoni mensili a partire da 15 euro (commissioni in media all’1,1%), Intesa Sanpaolo ha offerte che vanno dai 15 ai 40 euro con commissioni tra l’1,15 e l’1,60%, Unicredit si aggira sui 30 di canone con una forbice di commissione tra 0,99% e l’1,10%, BNP Paribas attorno ai 20 (commissioni a partire da 0,90), BancoPosta di Poste Italiane dai 15 ai 25 (l’acquisto di POS mobile è al prezzo di 79 euro), l’offerta di Banca Sella tra i 15 ai 20 euro (commissioni incluse per giri d’affari annui sui 20mila euro), Sum up contente di acquistare il POS a 19 euro e propone commissioni da 1,25 a 2,65%,, 29 euro il costo di quello di iZettle con commissioni da 1,00% a 2,75%. Come a dire: se al Governo state cercando ciò che frena la diffusione dei POS, meglio che cerchiate altrove…

(ECCO GLI AGGIORNAMENTI SUL TEMA COMMISSIONI E PAGAMENTI ELETTRONICI)

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