Innovazione

Internet Day: l’Italia ha poco da festeggiare

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Internet Day

Il 30 aprile del 1986, l’Italia per la prima volta si è connessa ad Internet. A 30 anni di distanza si festeggia l’Internet Day: ma cosa abbiamo da festeggiare?

Era il 30 aprile del 1986, quando l’Italia per la prima volta si è connessa ad Internet. Il segnale, partito dal Centro universitario per il calcolo elettronico (CNUCE) di Pisa, è arrivato alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania. Il collegamento era il risultato di un lungo lavoro svolto da un un gruppo di pionieri, che segnarono l’inizio di una nuova pagina della storia.

A 30 anni di distanza, l’Italia ha deciso di festeggiare, il 29 aprile (fino a notte), con un Internet Day. Ma cosa abbiamo da festeggiare? Davvero poco. Dello slancio di innovazione che ebbe allora quel gruppo di pionieri, poco sembra essere rimasto. E in tema di banda ultralarga e servizi digitali, il Bel Paese deve davvero accelerare.

Internet Day: 30 anni di storia

1986: 30 Aprile, il primo vero Internet Day. A Pisa, all’istituto Cnuce (oggi Cnit) del Cnr, avviene il primo collegamento italiano a Internet: il computer del Cnuce si collega con Roaring Creek in Pennsylvania. Ne viene data notizia con un comunicati, il 1 maggio.

1987: viene registrato il primo dominio con la denominazione geografica dell’Italia. Si tratta del sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr.it).

1989: nascono i Bullettin Board System, le prime community della storia

1990: nascono i primi provider: Agorà, Mc-Link, Galactica. Offrono reti usenet e posta elettronica

1991: nasce il Web: Tim Berners-Lee manda in linea il primo sito web della storia. Sempre nello anno nasce ebone, la dorsale europea che per 10 anni ha collegato 27 paesi europei tra loro e con gli Stati Uniti.

1993: il Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna da vita al primo sito web italiano: crs4.it. Nel 1993, con la legge 547, il Governo italiano introduce una serie di reati informatici, tra cui la frode informatica

1994: è l’anno di C6 multichat, il primo messenger italiano. Nello stesso anno va online l’Unione Sarda: si tratta del primo sito di un quotidiano italiano.

1996: Nasce Arianna, il primo motore di ricerca italiano. A novembre dello stesso anno viene lanciato Virgilio, la prima directory italiana

1999: Nasce Kataweb, il primo portale di servizi online. Gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo.

2000: Fasteweb porta la fibra ottica in Italia. Ebay sbarca in Italia.

2004: Mark Zuckerberg lancia Facebook

2005: Va in linea YouTube

2006: Nasce Twitter

2007: Gli utenti italiani che accedono a Internet superano i 20 milioni (dati Istat)

2010: scoppia il caso Wikileaks: vengono pubblicati 251mila cablogrammi riservati del governo Usa.

2011: Per la prima volta accede al web più del 50% della popolazione italiana (dati Istat)

2016: Esistono 2.934.311 siti con suffisso .it e ben 32 milioni di italiani usano internet una o più volte a settimana (dati istat). A trent’anni dal primo collegamento, l’Italia festeggia l’InternetDay.

Internet Day

Internet Day: la storia di un Paese rimasto indietro

Da festeggiare in questo Internet Day, a dire il vero, in Italia abbiamo poco. Solo qualche settimana fa è stato presentato un piano per la diffusione delle banda larga, ma tutto è ancora in alto mare e tanti sono i paesini in cui di fa fatica a collegarsi ad internet.

Italia bocciata dal Desi. A testimoniare che il digitale non decolla è arrivato anche il giudizio triste del  DESI (Digital Economy and Society Index 2016), l’indice sviluppato dalla Commissione Europea che misura il grado di diffusione del digitale nei paesi Ue, basato su cinque indicatori: connettività, capitale umano, uso di Internet, integrazione di tecnologie digitali e servizi pubblici digitali. Nella classifica, il nostro Paese si piazza solo al 25esimo posto (su 28), perdendo una posizione rispetto al 2014, con uno score di 0,42, rispetto alla media Ue a 28 di 0,52. Tra i migliori a livello europeo, invece, la Danimarca, i Paesi Bassi, la Svezia e la Finlandia.

Banda larga

L’analisi non lascia dubbi: l’Italia deve lavorare tanto, soprattutto per sviluppare la copertura delle reti fisse a banda larga veloce (NGA almeno 30 Mbps). In questo settore, l’Italia si posiziona al 27esimo posto (su 28), con appena il 5,4% delle famiglie che ha un abbonamento Nga sul 53% di quelle abbonate. Per capire quanto siamo indietro rispetto agli altri Paesi basta guardare i numeri: in Europa, il 71% delle famiglie ha accesso alla banda larga ad alta velocità (almeno 30 Mbit/sec), rispetto al 62% dell’anno scorso. Se è vero che la copertura delle reti a banda larga (Nga) nel 2015 è passata dal 36% delle abitazioni al 44%, dobbiamo anche ammettere che i progressi sono ancora troppo lenti.

Solo qualche settimana fa il Governo ha presentato un piano per la diffusione della rete Internet ultra veloce. Mentre Telecom si occuperò delle aree a maggiore redditività, Enel proverà a portare la fibra in 224 città.

Uso di internet ancora limitato

Gli italiani sembrano rifiutare ancora l’uso della Rete per effettuare transazioni, interagire con gli altri e leggere le news. Uguagliamo la media Ue solo sul fronte della fruizione di contenuti video e dei giochi. Solo il 34% degli utenti di Internet effettua chiamate video in rete e solo il 58% utilizza regolarmente i social network.

Il rifiuto del digitale

Nel settore della PA il mancato sviluppo della digitalizzazione è colpa anche degli utenti. Sì, l’Italia registra una buona performance nella disponibilità di servizi digitali della PA (ci classifichiamo al 17esimo posto, con una media superiore a quella Europea), ma sono ancora troppo pochi (18%) gli utenti che restituiscono online i moduli compilati. ‘Soltanto nel 37% dei casi le informazioni già in possesso della Pubblica Amministrazione vengono riutilizzate per riempire i moduli precompilati degli utenti’ si legge nel rapporto DESI. Le istituzioni potrebbero fare di più per migliorare la “usability”dei servizi online.

Quando il digitale non piace

Un esempio pratico di quanto stiamo dicendo arriva da Busto Arsizio, un Paese della provincia di Varese. Un giudice del tribunale ha dimostrato una certa avversione verso il processo telematico, richiedendo i documenti cartacei. Il Magistrato ha rigettato una concessione di provvisoria esecuzione dell’ingiunzione da parte di un creditore perché questi aveva presentato la documentazione in via telematica. “Un giudice usa sottolineare ed utilizzare brani rilevanti dei documenti nonché, questo giudice, piegare le pagine dei documenti così da averne pronta disponibilità quando riflette sulla decisione”, si legge sull’ordinanza di rigetto.

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