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Cavi

Ecco le aziende che aiuteranno la Nato a difendere Internet

La Nato partecipa al finanziamento di un progetto per proteggere il traffico Internet in caso di attacchi ai cavi sottomarini, spostandolo sui satelliti. Tra le aziende coinvolte ci sono Viasat, Syndis e Sierra Space. Tutti i dettagli.

La Nato sta contribuendo al finanziamento di un progetto per preservare la connettività a Internet in Europa anche nel caso in cui i cavi sottomarini per le telecomunicazioni venissero danneggiati da un attacco o da un disastro naturale, “riorientando” il traffico di dati verso i satelliti nello spazio.

Il programma Science for Peace and Security dell’organizzazione atlantica ha approvato una sovvenzione fino a 400.000 euro al progetto, che vale in tutto 2,5 milioni e al cui sviluppo stanno contribuendo ricercatori statunitensi, islandesi, svedesi e svizzeri.

L’IMPORTANZA DEI CAVI SOTTOMARINI PER LA NATO (E NON SOLO)

L’iniziativa – che non è stata ancora annunciata ufficialmente ma che dovrebbe venire implementata “molto presto”, scrive Bloomberg – si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per la possibilità che la Russia o la Cina possano danneggiare o manomettere i cavi sottomarini in modo da interrompere le comunicazioni durante una crisi militare. Attraverso questi cavi passa infatti quasi tutto il traffico Internet della Nato, oltre che più del 90 per cento del traffico globale di dati (transazioni finanziarie incluse).

COSA SAPPIAMO DEL PROGETTO

Per proteggere le infrastrutture strategiche sottomarine, l’anno scorso l’organizzazione ha istituito un centro di coordinamento dedicato. Accanto a questo, è stato lanciato il progetto in questione per lo sviluppo di metodi capaci di rilevare i disturbi sui cavi (oggi gli operatori dei cavi riescono a individuare i disturbi fino al chilometro più vicino) e di automatizzare le offerte per l’accesso alla banda satellitare (in modo da reindirizzare il traffico di dati).

Stando ai documenti visti da Bloomberg, la creazione di un sistema operativo funzionante sarà preceduta da un periodo di collaudo dei prototipi dalla durata di due anni. Parte dello sviluppo avverrà nelle acque vicine alla più grande base navale della Svezia.

Secondo Hans Liwang, professore alla Swedish Defence University e uno dei due direttori del progetto, l’idea di sviluppare un sistema di backup automatico dei dati nello spazio ha senso, considerati i rischi che corrono i cavi sottomarini. Rischi che vanno dalla rottura accidentale per via delle ancore delle navi agli atti di sabotaggio intenzionale, come nel caso del cavo per le telecomunicazioni tra la Svezia e l’Estonia, lo scorso ottobre.

LE AZIENDE PARTECIPANTI E I GOVERNI INTERESSATI

Al progetto finanziato dalla Nato parteciperanno sia soggetti commerciali che enti governativi. La marina militare della Svezia e il governo dell’Islanda si sono già mostrati interessati al sistema.

Tra le aziende coinvolte nel progetto ci sono le società statunitensi Viasat (tecnologie satellitari) e Sierra Space (tecnologie spaziali) e la compagnia islandese Syndis (cybersicurezza).

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