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Foia (Freedom on Internet Act): la sconfitta della trasparenza?

Foia

La nuova legge sul Foia sembra allontanare i cittadini dal loro diritto di conoscere le informazioni possedute dalle Pubbliche Amministrazioni

 

Il FOIA, acronimo che sta per Freedom Of Information Act, è la legge che regola il diritto di accedere liberamente alle informazioni e ai dati raccolti dalla pubblica amministrazione. In base alle norme del Foia,  la pubblica amministrazione “ha obblighi – come si legge sul sito dedicato Foia4Italy – di informazione, pubblicazione e trasparenza e i cittadini hanno diritto a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni che non contrastino con la sicurezza nazionale o la privacy”. Ad oggi più di 90 Paesi democratici hanno un FOIA, ma l’Italia non è tra questi.

In questi mesi  il Governo italiano sta lavorando ad una legge che possa regolamentare l’accesso alle informazioni raccolte dallo Stato da parte dei cittadini. Il decreto, contenuto in un più ampio testo che si occupa di “prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza”,  è stata approvato in fase preliminare dal Consiglio dei ministri lo scorso 20 gennaio e dovrà essere approvato dal Parlamento. Ma il testo non piace agli esperti, a chi di settore e nemmeno ai cittadini: secondo le critiche, le nuove norme hanno dei limiti (anche burocratici) che non fanno del decreto una legge per la trasparenza.

La trasparenza in Italia, oggi

Attualmente, in Itaia, l’accesso agli atti amministrativi è disciplinato da una delle norme più restrittive d’Europa, la Legge n. 241/1990, che prevede che l’accesso possa essere richiesto solo da chi “vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti”. In pratica a fare richiesta può essere solo il cittadino che ha una base giuridica, ovvero può richiedere accesso alle informazioni solo chi, per esempio, ritiene di essere stato escluso o sorpassato ingiustamente da una gara di appalto.

Foia

Legge sul Foia: la trasparenza si mette sulla difensiva

Più che una legge per la trasparenza, la bozza del testo sul Foia sembra allontanare ulteriormente i cittadini dal loro diritto di conoscere (con le dovute eccezioni) le informazioni possedute dall’Amministrazione. Il disegno di legge ha raccolto pareri (consultivi e non vincolanti) molto critici sia dal Consiglio di Stato che da Anac e da Conferenza Stato Regioni, oltre che dal Garante della Privacy, preoccupato della scarsa protezione dei dati sensibili. Vediamo perchè:

  1. Il testo ha troppe eccezioni. Non solo: tutte queste sono troppo ampie e definite in modo vago.
  2. Secondo il decreto, chi è alla ricerca di informazioni dovrebbe definire “chiaramente” i documenti che cerca. Si tratta, però, di un controsenso per dati e documenti che – per definizione – non sono stati divulgati. Il richiedente, quindi, rischia di vedersi rifiutata la domanda per una imprecisa definizione dell’oggetto della richiesta.
  3. Non piace, nemmeno, il silenzio diniego, che non permette di conoscere perché la propria richiesta viene rigettata. In pratica, quando si chiedono alla PA informazioni nella sua disponibilità rispondere da parte dell’amministrazione sarà pura cortesia. Se dopo 30 giorni nessuno si è fatto vivo la richiesta andrà considerata respinta.

Se queste sopra son le cose che non vanno del testo, è giusto anche dire che l’introduzione di una legge sul Foia dovrebbe essere accompagnata da una formazione costante dei dipendenti della pubblici, perchè non si trovino impreparati dinanzi alle richieste dei cittadini.

La strada perchè l’Italia adotti un suo Foia, al momento sembra lunga e tortuosa.

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