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Il Pentagono si sposerà con Microsoft per il cloud Jedi, le ultime novità

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Il Pentagono ha riconfermato Microsoft come vincitore del contratto di cloud computing Jedi. Borbotta Amazon, che aveva presentato ricorso sulla decisione del DoD

Il contratto Jedi per il cloud computing del Pentagono resta a Microsoft. Lo ha dichiarato il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti venerdì dopo aver completato una rivalutazione completa delle proposte ricevute.

Il Pentagono ha riconfermato dunque la sua decisione di affidare il suo più grande contratto di cloud computing a Microsoft invece che al leader di mercato Amazon. Contraddicendo così la decisione del giudice della Corte federale dei reclami degli Stati Uniti che aveva bloccato l’avvio dei lavori.

Il lavoro sul progetto cloud Jedi doveva iniziare a febbraio infatti. Ma il giudice ha emesso un’ingiunzione contro il contratto dopo che il colosso di Jeff Bezos ha fatto ricorso accusando la parzialità del processo di assegnazione.

Il contratto Jedi (Joint Enterprise Defence Infrastructure Cloud) potrebbe raggiungere i 10 miliardi di dollari. Il progetto fa parte di una più ampia modernizzazione digitale del Pentagono volta a renderlo più agile dal punto di vista tecnologico.

A seguito della comunicazione della Difesa venerdì, Amazon ha chiuso in calo del 2,2% a Wall Street.

LA DECISIONE DEL DIPARTIMENTO DELLA DIFESA STATUNITENSE

Venerdì il Dipartimento della Difesa ha affermato di aver “stabilito che la proposta di Microsoft continua a rappresentare il miglior valore per il governo”. Aggiungendo tuttavia che “l’esecuzione del contratto non inizierà immediatamente”.

Ad aprile, un supervisore del governo aveva già concluso che il processo di aggiudicazione era in linea con gli standard legali e di acquisto del governo.

IL PROGETTO JEDI

Il progetto di cloud computing permetterà di memorizzare ed elaborare grandi quantità di dati. Consentendo alle forze armate statunitensi di migliorare le comunicazioni con i soldati sul campo di battaglia e utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare le capacità di combattimento.

COSA SUCCEDE ADESSO

Microsoft ha affermato di aver apprezzato “il fatto che, dopo un’attenta revisione, il DoD abbia confermato che abbiamo offerto la tecnologia giusta e il miglior valore. Siamo pronti per metterci al lavoro”. Ma non così presto.

Nonostante il vincitore riaffermato, risultato di una rivalutazione completa da parte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, il contratto rimane in sospeso.

Vige infatti la decisione del giudice che ha accolto la richiesta di Amazon di sospendere temporaneamente il progetto lo scorso febbraio.

COSA FARÀ AMAZON

Stizzito il commento del colosso tecnologico di Seattle. In un post sul blog, Amazon Web Services — la divisione di cloud computing di Amazon data per favorita nella gara — ha dichiarato venerdì che “non si tirerà indietro di fronte a clientelismo politico mirato o azioni correttive illusorie, e continueremo a perseguire una revisione equa, obiettiva e imparziale”.

La società ha definito la “rivalutazione nient’altro che un tentativo di convalidare una decisione viziata, parziale e politicamente corrotta” del Pentagono. Aggiungendo che nell’ultima proposta “offriva un costo inferiore di diverse decine di milioni di dollari”.

Il gruppo fondato da Jeff Bezos ha sostenuto che il processo contrattuale riflette un’influenza indebita del presidente Donald Trump.

Con la probabilità che Amazon continui la sua azione legale, resta aperta la battaglia della Joint enterprise defense infrastructure che va avanti da quasi due anni.

UNA GARA CONTROVERSA

Lo scorso ottobre il contratto è stato assegnato infatti a Microsoft, spingendo Amazon a gridare allo scandalo.

Amazon Web Services, leader di mercato nella fornitura di servizi di cloud computing, è stato a lungo considerato uno dei principali candidati per gestire il progetto Jedi.

Anche Ibm e Oracle avevano presentato un’offerta per il contratto, ma sono state escluse dal processo nell’aprile 2018. Oracle aveva impugnato la decisione in tribunale e ha perso il suo ultimo ricorso legale all’inizio di questa settimana.

Poche settimane dopo che il contratto è stato assegnato a Microsoft, Amazon ha presentato ricorso a novembre.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE

Il Pentagono aveva chiesto tempo per rivedere come ha valutato alcuni aspetti tecnici di le offerte dopo che il giudice che presiede la protesta di offerta di Amazon presso la Corte federale dei reclami degli Stati Uniti ha emesso un’ingiunzione preliminare il 13 febbraio.

Il giudice aveva concluso che il ricorso di Amazon probabilmente aveva valore sotto alcuni aspetti.

Amazon ha sostenuto che il processo di concessione del contratto aveva “evidenti carenze, errori e pregiudizi inconfondibili”.

LO SCONTRO BEZOS-TRUMP

Nel suo ricorso Amazon ha affermato che la decisione del Pentagono del 2019 era piena di “errori eclatanti”, che suggeriva fossero il risultato di “pressioni improprie da parte di Trump, che ha lanciato ripetuti attacchi pubblici e dietro le quinte” per allontanare il contratto da Amazon e quindi danneggiare Jeff Bezos.

Amazon ha affermato che il presidente Trump ha esercitato un’indebita influenza sul Dipartimento della Difesa. Il gruppo di Bezos sostiene inoltre che l’attuale segretario alla difesa Mark Esper sia intervenuto nel processo di assegnazione per condurre un “esame” su richiesta di Trump la scorsa estate.

L’astio di Trump nei confronti di Amazon è ben documentato. Il presidente degli Stati Uniti è particolarmente sensibile quando si tratta del colosso tecnologico di Jeff Bezos. Tra i due non corre infatti buon sangue. Nel 2017, The Donald ha accusato Amazon di truffare il servizio postale sulle tariffe di consegna. Inoltre, l’inquilino della Casa Bianca non spreca mai occasione per “gridare” Fake News su Twitter dopo che il Washington Postpubblica attacchi al Presidente o alla sua amministrazione.

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