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Non solo Siltronic: tutte le mosse della Germania sui microchip

Cina Semiconduttori

La Germania boccia l’acquisizione di Siltronic da parte di GlobalWafers, gruppo taiwanese di semiconduttori per microchip. Berlino vuole portare la produzione di questi componenti sul suo territorio. Ecco nomi e obiettivi

 

La proposta di acquisizione del produttore tedesco di semiconduttori Siltronic da parte della società taiwanese GlobalWafers è fallita: l’accordo, dal valore di 4,3 miliardi di euro, non ha ricevuto dalla Germania le necessarie autorizzazioni in tempo.

LE PAROLE DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA

Un portavoce del ministero dell’Economia della Germania ha detto che non è stato possibile completare in tempo il processo di revisione dell’investimento anche perché l’approvazione (condizionata) da parte delle autorità cinesi è stata concessa solo pochi giorni fa.

La scadenza del processo in Germania era fissata per il 31 gennaio scorso.

La società chimica Wacker Chemie, che possiede una quota di maggioranza di Siltronic (il 30,8 per cento), si è detta rammaricata per la decisione del ministero dell’Economia, precisando di avere comunque intenzione di vendere la propria quota nell’azienda nel medio termine.

LA QUESTIONE DELL’AUTORIZZAZIONE

La Cina è coinvolta nel processo autorizzativo dell’operazione GlobalWafers-Siltronic perché l’accordo ha rilevanza globale. E infatti è stato sottoposto al vaglio degli organi di regolazione di tanti paesi, come gli Stati Uniti, il Giappone e ovviamente Taiwan.

GlobalWafers è il terzo maggiore produttore al mondo di wafer (sono delle “fette” di materiale semiconduttore necessarie alla produzione di chip); Siltronic, che vorrebbe acquisire, è il quarto. La fusione andrebbe dunque a consegnare all’azienda taiwanese una quota di mercato del 30 per cento circa, paragonabile a quella della giapponese Shin-Etsu, la più importante nel settore.

LE MOSSE DELLA GERMANIA SUI MICROCHIP

Al di là della dichiarazione del ministero dell’Economia, la Germania – ma non solo: è una tendenza internazionale – vuole portare la manifattura di microchip sul proprio territorio per irrobustire la filiera di questi componenti critici, ridurre la dipendenza dall’Asia e tutelare la propria sicurezza economica e nazionale. L’importante industria automobilistica del paese è infatti in difficoltà per via della carenza di semiconduttori. I microchip sono fondamentali non soltanto per i veicoli, e specialmente per quelli elettrici, ma anche per i dispositivi elettronici come gli smartphone e per gli apparecchi spaziali e militari.

Negli ultimi anni Berlino ha irrobustito gli strumenti di controllo sulle acquisizioni estere di proprie aziende dal valore strategico. Lo scorso maggio ha inserito i semiconduttori nella lista dei settori sottoposti a maggiore scrutinio.

IL FUTURO DELL’ACCORDO GLOBALWAFERS-SILTRONIC

In teoria GlobalWafers potrebbe ripresentare la sua proposta di acquisizione, che dovrebbe però passare per un nuovo processo di investment review. L’amministratore delegato di Siltronic, Christoph von Plotho, ha inoltre già fatto sapere che, se la cifra dovesse rimanere immutata, l’offerta si farebbe meno appetibile perché “molte cose sono cambiate: i chip sono scarsi e i prezzi stanno crescendo”. Le azioni di Siltronic sono cresciute del 4,8 per cento.

I PIANI DI GLOBALWAFERS

L’amministratrice delegata di GlobalWafers, Doris Hsu, ha detto che la società “analizzerà la non-decisione del governo tedesco e valuterà il suo impatto sulla [propria] strategia di investimento futura. Ha aggiunto che GlobalWafers annuncerà le sue intenzioni su Siltronic il prossimo 6 febbraio.

Hsu aveva in passato anticipato che, in caso di fallimento dell’operazione in Germania, GlobalWafers avrebbe probabilmente investito negli Stati Uniti.

COSA FARÀ LA GERMANIA CON INTEL E BOSCH

Riguardo ai piani della Germania per installare sul suo territorio capacità di costruzione di microchip, il governo sta trattando con l’americana Intel per una fabbrica che potrebbe sorgere a Dresda. A novembre l’ex-cancelliera Angela Merkel disse che “la produzione di chip competitivi, dalle dimensioni di 3 o 2 nanometri, per esempio, è sostanzialmente impossibile senza sussidi statali”.

L’azienda tedesca Bosch – famosa per gli elettrodomestici e i componenti auto, ma anche produttrice di semiconduttori – ha annunciato a fine ottobre investimenti per oltre 400 milioni di euro nella fabbricazione di chip tra Germania e Malaysia. Una cinquantina di milioni saranno destinati a un sito a Reutlingen dedicato alla manifattura di wafer da 200 millimetri.

A giugno, sempre Bosch ha inaugurato una grande fabbrica di chip vicino Dresda da 1 miliardo di euro, destinata a rifornire l’industria automobilistica nella sua transizione verso l’elettrico e la guida autonoma. La struttura ha ricevuto 200 milioni di euro in aiuti di stato.

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